“LIBERO” INCORONA MONTI! - BELPIETRO ANNUNCIA IL MIRACOLO: “PER LA PRIMA VOLTA DA QUANDO SI È INSEDIATO L’ESECUTIVO NE STA PER FARE UNA GIUSTA. MI RIFERISCO ALLA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO” - C’È DEL GIUSTO IN DANIMARCA: “CHI RESTA SENZA LAVORO RICEVE UN SUSSIDIO, MA SI DEVE SOTTOPORRE A UN CORSO DI FORMAZIONE CHE LO ORIENTI VERSO UN NUOVO POSTO” - “FACEVA IL METALMECCANICO? SÌ, MA ORA C’È BISOGNO DI PIZZAIOLI”…

Maurizio Belpietro per "Libero"

Un lettore mi scrive: ma lei ce l'ha con Monti per partito preso! «Possibile che non ci sia nulla di quel che fa che vada bene? A sentir lei ogni cosa è sbagliata. Ma a forza di criticare il presidente del Consiglio, lei rischia di assomigliare a certi personaggi della sinistra, che a Berlusconi non gliene facevano passare una». L'accusa è da sfida a duello ma, pur toccato, al posto delle spade preferisco incrociare la penna.

Innanzi tutto sgombriamo il campo da un equivoco: il premier non mi ha fatto nulla di male. Non mi ha soffiato il posto o insidiato la moglie: se lo critico non è dunque per regolare dei conti passati. Per quel poco che lo conosco ne ho stima, in quanto lo ritengo una persona seria e competente. Credo anche che in cuor suo - e dunque in buona fede - egli sia convinto di fare le cose giuste per il Paese. Purtroppo ho la sensazione che sia partito con il piede sbagliato.

È come quei giocatori che, avendo sbagliato la prima mossa, poi non riescono più a recuperare e a mettersi in pari con il resto della squadra. Monti secondo me l'errore lo ha compiuto quando ha deciso di varare una stangata tutta di tasse e con pochissimi tagli. Capisco. Aveva fretta e sul collo sentiva la pressione dei mercati, con il rischio che gli investitori internazionali non comprassero più i titoli di Stato italiani. Sta di fatto che, costretto dall'emergenza, anziché ridurre gli sprechi, il presidente del Consiglio ha aumentato la pressione fiscale.

Un prelievo forzoso dalle tasche degli italiani, che a distanza di pochissimi mesi sta già dispiegando i suoi negativi effetti. La gente non spende più, i consumi calano e anche l'economia italiana non sta molto bene. Si poteva evitare tutto ciò? Sì, bastava che il governo, al posto di alzare le tasse, decidesse di alzare il velo sullo sperpero di denaro dei contribuenti.

Leggi e leggine che nel corso di oltre sessant'anni di Repubblica hanno dilapidato una fortuna, contribuendo a creare la montagna di debiti che rischia di travolgere il Paese.
Cos'abbia deciso l'esecutivo si sa. Anziché tagliare, Monti ha preferito incassare. E nonostante quel che dica nei canali tv in cui va a fare lo struscio, lo ha fatto a carico dei soliti noti, cioè degli italiani onesti che pagano le tasse e dichiarano il giusto.

Avendo sbagliato la partenza, anche il resto è andato a rotoli. Perfino il Corriere della Sera, cioè il trombettiere massimo del nuovo governo, domenica è stato costretto a scrivere che le liberalizzazioni decise sono poca cosa, spiegando ai propri lettori i dietrofront alle contestazioni delle corporazioni.

Sergio Rizzo, firma di punta anticasta del giornale di via Solferino, ha sostenuto che su banche, autostrade, treni, gas e benzina, le attese sono state tradite. Al punto che dopo le entusiastiche previsioni del primo giorno, il quotidiano è stato indotto a ridimensionare la ricaduta dei provvedimenti sui portafogli delle famiglie.

Se avesse saputo e voluto essere più coraggioso, il governo avrebbe dovuto provvedere a smantellare parte della burocrazia, cioè quella struttura dello Stato che è di sua diretta competenza e ciò avrebbe prodotto risparmi veri e non immaginari.

Detto questo, e date a Monti le critiche che sono di Monti, devo però riconoscere che ieri, per la prima volta da quando si è insediato, ho pensato che forse l'esecutivo ne sta per fare una giusta. Mi riferisco alla riforma del mercato del lavoro che Elsa Fornero ha presentato al sindacato. Il piano si articolerebbe in cinque punti, uno dei quali riguarda la revisione degli ammortizzatori sociali. Dietro a questa brutta definizione si nasconde da sempre una serie di misure di cui fanno parte la cassa integrazione e la mobilità, ovvero tutti quegli strumenti che vengono attivati quando un'azienda va in crisi.

Ora il ministro del Lavoro avrebbe intenzione di ridurre drasticamente la cassa integrazione, lasciando quella ordinaria solo per periodi brevi e abolendo la straordinaria. Perché si dovrebbe applaudire un provvedimento che toglie ai lavoratori un aiuto nel momento in cui il loro posto vacilla? In questo modo non si scaricano le difficoltà economiche sulle spalle dei ceti più deboli?

In linea di principio sì e questa è la tesi che da sempre sostiene il sindacato. Ma è anche vero che ormai cassa integrazione e mobilità sono diventati mezzi con cui si nasconde la crisi sotto il tappeto. Quando chiudono la Fiat o altre aziende, oppure quando l'Alitalia si ristruttura e manda a casa alcune migliaia di dipendenti, si fa finta che il lavoro ci sia ancora, che la società non abbia serrato i battenti o ridimensionato l'attività. Risultato: invece di dire la verità ai lavoratori, li si lascia a casa per anni (sette nel caso dei dipendenti della compagnia aerea) senza far niente e con uno stipendio ridotto.

Gli effetti di tutto ciò sono noti: lo Stato tramite l'Inps paga un lavoro che non c'è e rinuncia a far crescere il Pil; il dipendente messo a riposo, visto che i soldi non bastano e ha tanto tempo libero, inizia un'attività in nero, sottraendo risorse e ricchezza al Paese. Si può continuare così, rinunciando al contributo di persone che hanno cinquant'anni e poi impedendo ad altre, più anziane e con più contributi versati, di andare in pensione? Io credo di no. E questo non vuol dire mettere sul lastrico migliaia di italiani. Significa semplicemente che se un metalmeccanico perde il posto non lo si può tenere a casa promettendogli un giorno, fra cinque o dieci anni, di restituirglielo anche se già si sa che questo non accadrà.

Meglio fare come in Danimarca. Chi resta senza lavoro riceve un sussidio, ma dal giorno successivo si deve sottoporre a un corso di formazione che lo orienti verso un nuovo posto. Faceva il metalmeccanico? Sì, ma ora c'è bisogno di pizzaioli e florovivaisti e questi saranno gli impieghi che gli verranno insegnati e, successivamente, proposti. Lo Stato assisterà economicamente, finché non troverà un nuovo incarico, il disoccupato. Ma se questi ne rifiuterà uno, perderà immediatamente l'indennità. In tal modo si aiuta chi è rimasto a casa, e pure l'economia.

Ecco perché se Elsa Fornero terrà duro e cambierà il sistema degli ammortizzatori sociali senza farsi spaventare dalle proteste sindacali, Libero non potrà che guardare di buon occhio la riforma. Se, poi, il ministro del Lavoro leverà di mezzo anche l'articolo 18 e le tutele dietro cui si nascondono i fannulloni, prometto che quel giorno applaudirò pubblicamente Monti.

 

maurizio belpietro monti FORNERO PENSOSA Sergio Rizzo

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?