BOLDRINOVA CHE SFANCULA MARCHIONNE DIVIDE LA SINISTRA - MUCCHETTI: “UN’OCCASIONE SPRECATA”

1. FIAT, IL NO DELLA BOLDRINI SPACCA LA SINISTRA
Luisa Grion per "la Repubblica"

C'è chi dice «finalmente una con la schiena dritta» e chi le tira le orecchie ricordandole che un Presidente della Camera non può fare così. Alcuni paternalisticamente suggeriscono che, forse, «non è ancora entrata nel ruolo», altri sono fermamente convinti che quando parla di lavoro e di Fiat, lei, «non sa quello che dice».

La decisione di Laura Boldrini, presidente della Camera, di non accettare l'invito dall'a.d. Marchionne a visitare lo stabilimento Fiat in Val di Sangro, suscita dissensi trasversali e giudizi entusiastici. In ogni modo evidenti spaccature. Il rifiuto, era stato motivato con precedenti impegni istituzionali, ma nella missiva che lo conteneva la Boldrini aveva ricordato come «non sarà certo nella guerra al ribasso sui diritti che potremo avviare la ripresa». Una stilettata, per la Fiat, appena colpita dalla sentenza della Consulta che ritiene incostituzionale la possibilità di non far entrare in azienda i sindacati (Fiom) non firmatari di contratto.

La levata di scudi è stata immediata, come immediati sono stati i consensi: nel mezzo uno sparuto gruppo di pacieri. Il Pd, sulla questione, è andato in ordine sparso: per il senatore Esposito e per Gozi, la Boldrini - in qualità di terza carica dello Stato - ha sbagliato a rifiutare l'invito. Il leader Guglielmo Epifani ha cercato di smorzare le polemiche: quelle parole - ha detto - esprimono «una tesi generale: non si può andare avanti solo con bassi salari e meno diritti».

Stessa linea di pacificazione per il viceministro Fassina («Non mi parso che le parole sul lavoro fossero critiche verso qualcuno»). Un gruppetto misto di deputati Pd e Scelta civica, ha proposto invece la via del rimpiazzo: «Chiediamo ai vicepresidenti della Camera Giachetti e Sereni di accettare l'invito, dando segnale al mondo economico». Proposta che Giachetti (Pd) ha subito accolto.

Completamente pro-Boldrini - com'era facile prevedere - è stata invece la Fiom di Landini («il messaggio parla a tutto il Paese e dice che bisogna arrestare la globalizzazione»), le mogli degli operai di Pomigliano e Sel, il partito della Boldrini. «Si è celebrato Marchionne in modo conformista, chiudendo gli occhi su realtà. Finalmente con Laura Boldrini la schiena dritta dello Stato» ha twittato Nichi Vendola. Con il presidente anche il Movimento 5 stelle: «Dopo decenni di aiuti statali la Fiat non si può permettere di risolvere i problemi comprimendo i diritti » ha scritto su Facebook il deputato Fraccaro.

Altrettanto netto il dissenso di Scelta Civica - per Della Vedova si è trattato di «parole un po' sgangherate» - e del Pdl. Fabrizio Cicchitto considera quello del presidente «un errore grave: nulla le avrebbe impedito di esprimere i suoi convincimenti ». E se l'ex ministro Matteoli fa notare che «evidentemente la presidente non è entrata nel ruolo» , una delle critiche più feroci è arrivata dalla Fim-Cisl : «La Boldrini non sa di cosa parla».


2. L'OCCASIONE MANCATA
Lettera di Massimo Mucchetti a "la Repubblica"

Caro direttore, la Fiat invita la presidente della Camera a visitare la Sevel, cicerone Sergio Marchionne, ma Laura Boldrini rifiuta e manda una lettera in cui invoca diritti, ricerca, cultura e innovazione. È uno strappo. Ma poi? C'è modo e modo di visitare le fabbriche. Si può andare a Melfi, come fece Mario Monti per sponsorizzare Marchionne ed esserne sponsorizzato. Ma si può anche andare a vedere, con la fabbrica, il gioco del suo gerente.

Pensi la presidente Boldrini quante questioni avrebbe potuto porre tra un robot e l'altro, in favore di telecamere: perché Fiat Industrial sposta la holding all'estero e si dota di due classi di azioni? Fiat Spa farà lo stesso? Come sopravviveranno gli impianti italiani se Fiat cercava la riduzione concordata e sussidiata delle capacità produttive tra le case europee? Come si regolerà dopo la sentenza della Corte sui sindacati? Perché Fiat investe nel Corriere?

Magari, sentite le risposte del suo ospite, con grazia pari al piglio istituzionale, la signora Boldrini avrebbe potuto confessare la diversità delle sue competenze rispetto alle questioni industriali e invitare Marchionne a confrontarsi in un'audizione. Un'occasione perduta, dunque? Forse no.

Marchionne sa che la Commissione Industria del Senato è pronta per quel dialogo pubblico e attento al merito, che nei giorni scorsi è mancato e che, in una democrazia parlamentare, non può essere scansato con una visita al Quirinale, una in via Veneto e un invito alla seconda carica dello Stato. La nuova politica industriale nasce dal confronto sulle cose, carte alla mano, e non dalle opposte retoriche.

Presidente della Commissione industria del Senato

 

 

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