BRUXELLES VUOLE VEDERCI CHIARO SUL MONTEPASCHI - LA COMMISSIONE EUROPEA, CHE DOVRÀ AUTORIZZARE IL SALVATAGGIO A GIUGNO, SI CHIEDE PERCHÉ I CONTROLLORI DI BANKITALIA (ALLORA GUIDATA DA DRAGHI) NON SI FOSSERO ACCORTI DI NULLA - NON SI CAPISCE A QUANTO AMMONTINO LE PERDITE NÉ QUALI SIANO I RISCHI ASSUNTi NEGLI ULTIMI ANNI – e STA INIZIANDO A SORGERE UN DUBBIO SUL RUOLO DI MONTI NEL CORSO DELLA VICENDA…

Fabrizio Goria per "Linkiesta.it"

Lo scandalo di Banca Monte dei Paschi di Siena fa preoccupare l'Europa. «La situazione è sotto controllo», ha ripetuto ancora oggi l'amministratore dell'istituto senese, Alessandro Profumo. Eppure, non è ancora chiaro fino a che punto le transazioni coi derivati effettuate con Deutsche Bank, Nomura e J.P. Morgan potranno avere un impatto sui bilanci, come ha affermato Profumo. Intanto, c'è fermento fra Bruxelles, Francoforte e Berlino. Sono tante infatti le questioni irrisolte sulla vigilanza bancaria mancante nel caso di Mps. Ma sono anche molte le incognite riguardo il programma di sostegno alla banca.

«Stiamo a vedere, per ora le informazioni che arrivano dall'Italia sono poche, ma siamo in costante contatto con le autorità di vigilanza italiane». In questo modo, un funzionario della Commissione europea spiega a Linkiesta lo stato delle cose intorno a Mps. L'assemblea della banca senese, riunita oggi, ha dato il via libera al Cda all'aumento di capitale un massimo di 4,5 miliardi di euro tramite i "Monti bond", le speciali obbligazioni garantite dallo Stato.

Inoltre, è stata data la possibilità di un eventuale altro aumento di capitale per 2 miliardi di euro al fine da corrispondere, in forma di azioni, gli interessi del prestito. Una delega, quest'ultima, il cui esercizio è stato escluso da Profumo. In ogni caso, sarà la Commissione Ue a dare l'ultima parola sul salvataggio di Mps.

La decisione finale in ambito europeo avverrà a fine giugno. Lo ha ricordato oggi Antoine Colombani, portavoce del Commissario Ue alla Concorrenza Joaquín Almunia. In sei mesi di tempo, il management di Rocca Salimbeni dovrà rendere conto della propria posizione di fronte alla Commissione Ue, presentando il piano di ristrutturazione bancaria per far fronte all'emergenza. «Abbiamo approvato un piano di aiuti temporaneo, ma Italia e Mps dovranno presentare un piano entro giugno e sarà presa una decisione definitiva in quell'occasione», ha detto Colombani. In altre parole, ci vorrà tempo per capire le variabili della vicenda.

Per ora l'urgenza di Bruxelles è capire a quanto ammontino le perdite della banca senese, ma anche quali siano i rischi che l'istituto ha assunto negli ultimi anni. L'obiettivo è valutare l'esposizione complessiva, al fine di evitare ripercussioni sul sistema bancario italiano. Gli effetti collaterali dello scandalo Mps in ambito finanziario, ha ripetuto anche il ministro delle Finanze Vittorio Grilli, è circoscritto e non ci sono criticità sistemiche.

Nessuno si sbilancia, nessuno vuole dire più di quanto già emerso. Stefaan De Rynck, il portavoce del Commissario Ue per il Mercato interno, Michel Barnier, si è limitato a dire che «la competenza del caso Mps spetta alle autorità italiane e in particolare alla Banca d'Italia». Ironia vuole, quindi, che il vigilante degli ultimi anni sia lo stesso che oggi deve verificare l'entità dello scandalo.

Il rischio è che lo scandalo in cui è entrata Mps possa avere un'influenza sulle elezioni in Italia. Data la ramificazione degli interessi particolari intorno alla banca senese, è una domanda lecita. In particolare, sta iniziando a sorgere un dubbio sul ruolo del presidente del Consiglio Mario Monti nel corso della vicenda. Quest'ultimo minimizza e dice che il problema è circoscritto, ma l'intreccio di relazioni politiche che ha come centro il Monte dei Paschi è tanto grande quanto profondo.

Di fronte alla profondità dello scandalo Mps, in ambito europeo sono in tanti quelli che si chiedono quale sia stato il ruolo dei regolatori italiani. Nello specifico, come spiegano fonti diplomatiche tedesche a Linkiesta, c'è preoccupazione per il comportamento della Banca d'Italia e del Tesoro. Un sentimento legittimo, specie considerando che Berlino è il primo contributore netto del fondo europeo di stabilizzazione finanziaria European stability mechanism (Esm), con una potenza di fuoco da 500 miliardi di euro.

La situazione di Mps è però arrivata anche sulle scrivanie di Mario Draghi, presidente della Bce, e Andrea Enria, il numero uno della European banking authority (Eba), cioè l'organo di vigilanza bancaria in ambito comunitario. E in questo caso, date le cariche pregresse di Draghi ed Enria, entrambi in Banca d'Italia in posizioni apicali, gli imbarazzi possono essere diversi. A parlare per primo sarà Grilli, che il prossimo 29 gennaio alle 15 interverrà in audizione in commissione Finanze della Camera per rendicontare sulla vicenda Mps. Ed è possibile che non sia l'unico a dover spiegare cosa è successo.

 

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