pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli giovambattista fazzolari

BUTTAFUOCO? LO BUTTANO NEL CANALE! - L'INVITO DEL DIRETTORE DELLA BIENNALE DI VENEZIA ALLA RUSSIA HA FATTO SALTARE DALLA POLTRONA IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, SPOSATO CON UN'UCRAINA E INFLESSIBILE SOSTENITORE DI KIEV - IL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI LO SCARICA: "È UNA DECISIONE AUTONOMA DELLA FONDAZIONE, NONOSTANTE L'ORIENTAMENTO CONTRARIO DEL GOVERNO" - GIAFAR AL SIQILI, COME SI FA CHIAMARE IL MUSULMANO BUTTAFUOCO, FA LO GNORRI: "LA BIENNALE È SPAZIO DI TREGUA. APRIAMO A TUTTI I PAESI IN GUERRA”

LA BIENNALE DEL MELONIANO BUTTAFUOCO RIAPRE LE PORTE ALLA RUSSIA – DOPO DUE EDIZIONI SEGNATE DALL’ASSENZA IN SEGUITO ALL’INVASIONE DELL’UCRAINA, MOSCA SARÀ DI NUOVO ALLA MOSTRA - NEL 2022, A POCHI GIORNI DALL'APERTURA DELLA RASSEGNA, GLI ARTISTI KIRILL SAVCHENKOV E ALEXANDRA SUKHAREVA SI ERANO VOLONTARIAMENTE RITIRATI DALLA MANIFESTAZIONE: “NON C'È POSTO PER L'ARTE” – CHISSÀ CHE COSA NE PENSA IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, INFLESSIBILE SOSTENITORE DEL POPOLO UCRAINO INVASO DA MOSCA…

https://www.dagospia.com/sport/biennale-meloniano-buttafuoco-riapre-porte-russia-dopo-edizioni-466245

 

Biennale, MiC: partecipazione della Russia decisione autonoma della Fondazione

Comunicato Stampa

 

Giuli Buttafuoco

In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, si precisa che la partecipazione della Federazione Russa alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l'orientamento contrario del Governo italiano.

 

Come ribadito più volte dal Ministro Giuli, anche in occasione dei diversi incontri e colloqui con le autorità ucraine, l’Italia sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono ormai da  oltre quattro anni, a partire dall’impegno per la ricostruzione di uno degli edifici simbolo dalla storia culturale dell’Ucraina, la grande Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione di Odessa, gravemente danneggiata dal conflitto.

 

Ufficio Stampa e Comunicazione MiC

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO: “LA MIA BIENNALE SARÀ LA VERA TREGUA”

Dario Olivero per “la Repubblica” - Estratti

 

Almeno non cita Gramsci, che ormai si porta più a destra che a sinistra. «In effetti considero più interessante la figura di Togliatti», dice. E, per non farsi mancare un'altra occasione di épater le bourgeois, elenca tre dei suoi fari: «La Pira e La Torre per i buoni».

 

E tra i cattivi? 

pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu

«Jünger». Appunto. Pietrangelo Buttafuoco ha in mente La pace, il manifesto che il grande intellettuale tedesco scrisse alla fine della Seconda guerra mondiale per curare un continente stremato. Quello stesso continente che oggi sembra avvicinarsi, come un sonnambulo, a una nuova età del sacrificio del quale già si intravedono le fiamme ardere dal Mediterraneo al Golfo, dall'Ucraina all'Afghanistan. 

 

Ma mentre spiega le linee della Biennale, che presiede da due anni esatti, forse pensa a un'altra opera di Jünger, L'anarca: in sintesi, colui che procede diritto per un'altra strada. Ecco la strada: «Tutti i Paesi in questo momento in guerra saranno qui a Venezia. Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti».

 

giardini 2019 photo andrea avezzu, courtesy of la biennale di venezia

Niente boicottaggi, nessun veto, nessuna epurazione: la Biennale segue un'altra strada rispetto alla politica e al governo. 

 

Buttafuoco, ma a Roma lo sanno? 

«Certo che lo sanno. Sono consapevoli della libertà e dell'autonomia della Biennale». 

 

Autonomia, certo. Ma lei è stato scelto da questa maggioranza. 

«Se non ci fosse al governo Giorgia Meloni, io non sarei qui». 

 

E Giuli lo sa? 

pietrangelo buttafuoco presentazione biennale venezia 2026 ph jacopo salvi

«Sì, e con il ministro abbiamo un confronto continuo. Mi permetto di portargli souvenir solari, per esempio dalla Mongolia. E siamo pur sempre due lettori di René Guénon. Abbiamo ben chiari Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi». 

 

Dunque, delle due l'una: o il governo la fermerà oppure approva in silenzio quella che è, a tutti gli effetti, diplomazia, soft power rivolto verso quadranti geopolitici strategici. 

«Questa istituzione ha una struttura unica al mondo, per questo è un riferimento internazionale. C'è un consiglio di amministrazione che condivide con me questa fase storica. Noi pensiamo che dove c'è arte ci sia dialettica. E i 99 Paesi ospiti lo dimostrano». 

 

È la lezione del Louvre, che aprendo una sede ad Abu Dhabi, ha dato vita alla "diplomazia della bellezza". 

«Ma questa è la speciale natura di Venezia. La Biennale è il genius loci che trasporta la Serenissima nella dimensione del contemporaneo. Questa è la città dove tutti i popoli si sono incontrati, la città capitale d'Oriente». 

presentazione biennale venezia 2026 ph jacopo salvi

 

E la sua è politica estera. 

«Sì, è politica estera con una grande responsabilità, in una fase delicatissima e fragile». 

 

Perché? 

«Perché devi farti capire sia da chi non sa come funziona la Biennale sia da chi cavalca l'onda dell'indignazione e chiede di chiudere, boicottare, fermare. Io dico invece che è assurdo che sia finito quello schema per cui esistono momenti in cui la tregua impone il confronto. Questo è inaudito». 

 

pietrangelo buttafuoco

Sta proponendo una tregua? E come? 

«Abbiamo tradito lo spirito olimpico, lo spirito degli dèi. La prima cosa che imparavi al liceo era che esiste un momento, alto e sacro, in cui le armi si devono fermare, un momento in cui devi far incontrare i popoli che sono in guerra tra loro». 

 

Per questo alla Biennale torna la Russia? 

«La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914 ed è stata assente dal 2022. Ho chiesto ai miei collaboratori di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra, per raccontarci l'altro punto di vista. Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da anni Settanta. Ci muoviamo con l'arte, e l'arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie». 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO - MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

 

Ma gli artisti vengono scelti dai governi. 

«Sì, ma non è mai accaduto che un artista non abbia portato avanti il proprio discorso di indipendenza. Israele, proprietario di un padiglione dal 1952, nel 2024 ha comunicato la partecipazione e ha allestito il padiglione, poi rimasto chiuso per volontà dell'artista, che voleva denunciare il dramma degli ostaggi in mano ad Hamas». 

 

Lo Stato palestinese non è riconosciuto dall'Italia. 

«È vero, e per statuto la sua presenza non è automatica come per gli altri. Ma anche quest'anno ci sarà una rappresentanza di artisti palestinesi in uno degli eventi collaterali». 

Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam

 

L'Iran confermerà la presenza? 

«Questo lo spero. È comunque importante che abbia chiesto di partecipare». 

 

(…)

Un'universalità che può però sembrare alla solita Italia con un piede di qua e uno di là, che è la critica più comune alla politica estera del governo: un po' con Trump, un po' con l'Europa, un po' con l'Ucraina, un po' con Orbán…

«Se c'è una costante nel mio lavoro in questi due anni è questa: gli interlocutori sono sempre Asia o Africa, Africa o Asia. Dal mio punto di vista e da quello della curatrice Koyo Kouoh, la Biennale è il racconto del mondo di domani senza retorica terzomondista, ma attraverso le nuove energie vive». 

 

La sua fede islamica le facilita le relazioni diplomatiche? 

Pietrangelo Buttafuoco e Alberto Barbera - Mostra del cinema di Venezia 2025 - Foto lapresse

«La mia conversione è iniziata da ragazzo, non la vivo come esotismo. Nel mondo dell'arte contemporanea l'aspetto spirituale è accettato». 

 

Pensavo che stessimo parlando di politica estera, non di estetica. 

«Certo, certo. Quando incontrai l'ambasciatrice di Turchia ci ritrovammo sulle pagine di Rumi. Il ministro della Cultura del Marocco mi regalò una cartina del Regno delle Due Sicilie. Esiste un codice comune che unisce Algeria, Marsiglia, Istanbul e Gibilterra». 

 

Invece sull'arte: pare che in questa Biennale gli italiani non siano previsti. Non abbiamo artisti all'altezza, con tutto il rispetto, del Vietnam del Nord? 

«Avevamo preparato una tournée insieme a Koyo nei tre principali teatri italiani, la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli e il Massimo di Palermo. Sarebbe stata l'occasione per incontrare gli artisti, ma purtroppo Koyo è morta. Chissà quanti ne avrebbe individuati con il suo intuito da rabdomante, anche fuori dai circuiti». 

Giuli Buttafuoco

 

Che cosa pensa della situazione in Iran? 

«Come dicono i miei amici iraniani, quella è tutto fuorché una repubblica ed è tutto fuorché islamica. È spaventoso pensare ai massacri di chi protestava, a questi padri che uccidono i figli. L'istinto di barbarie tocca tutti, anche noi. Di fronte a tragedie che colpiscono carne e sangue, la prima cosa che viene da pensare è che Lucifero dispieghi le sue ali». 

Non proprio una categoria illuministica. 

«Vuoi usare categorie illuministiche per una cosa del genere? Se c'è uno schiaffo definitivo alla protervia illuminista, è quello che stiamo vivendo». 

 

A proposito di illuminismo, separazione dei poteri e democrazia, un bilancio dell'esperienza di Meloni a Palazzo Chigi? 

«Costringe la società a misurarsi con nuovi orizzonti». 

Pietrangelo Buttafuoco

 

In che senso? 

«Se facciamo un esempio del passato, il craxismo ebbe la funzione di far uscire fuori una società che nessuno conosceva, perché eravamo bloccati da due potenti officine guelfe che erano il Partito comunista e la Democrazia cristiana. Così è per Meloni. Paghiamo un prezzo altissimo, continuando a ragionare secondo schemi novecenteschi». 

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