C’È UN LEADER A BERLINO (E LA MELONI S'ATTACCA)! – FRIEDRICH MERZ ESCE DAL GUSCIO E SPEDISCE AL MITTENTE L’INVITO DI TRUMP A ENTRARE IN GUERRA IN IRAN: “LA NATO È UN’ALLEANZA DIFENSIVA, NON INTERVENTISTA”. LA DUCETTA SPERAVA DI ATTACCARSI ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO E ALLA SUA LINEA MORBIDA SUL TYCOON, MA AVEVA FATTO MALE I CONTI: BERLINO SI È RIALLINEATA CON FRANCIA E REGNO UNITO – A PESARE IN MODO DECISIVO PER MERZ È STATO “L’INVITO” DI TRUMP A COMPRARE PETROLIO RUSSO (A DIFFERENZA DI ANGELA MERKEL, CHE REGALÒ A PUTIN IL MONOPOLIO ENERGETICO IN EUROPA, SULL’OPPOSIZIONE A MOSCA MERZ NON HA ESITAZIONI)
DAGOREPORT – URGE UNO BRAVO PER GIORGIA MELONI: A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM, LA DUCETTA SI RITROVA TRAVOLTA DA BURIANE INTERNAZIONALI E MILLE FAIDE INTERNE – IL TRUMPISMO CHE BOMBARDA L'IRAN E TOGLIE LE SANZIONI ALLA RUSSIA HA DI FATTO SPACCATO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO
Estratto dal Dagoreport di lunedì 16 marzo
FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
[…] La premier ha sperato di salvarsi attaccandosi alla giacchetta del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Ma la Melona ha fatto male i conti: prima il violento pronunciamento di Merz contro il mondo MAGA alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e poi, di fronte alla guerra Usa-Israele all'Iran, il Cancelliere ha cominciato a ridefinire la linea tedesca in una chiave più pragmatica, avvicinandosi a Emmanuel Macron e a Keir Starmer.
Questa mattina, alla richiesta di Trump di coinvolgere nel suo fallimento iraniano i paesi europei, Merz ha fatto dire al suo portavoce: "Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato”.
volodymyr zelensky friedrich merz 3 foto lapresse
Anche di fronte alla decisione di Trump di revocare le sanzioni alla Russia (al momento, ha varato una deroga agli acquisti di greggio russo all’India, ma non esclude di allentare l’embargo in generale), la reazione di Merz è stata una ferma condanna, sulla stessa linea di Macron e della Commissione europea (soprattutto dell’Alto rappresentante per la politica estera, l’estone Kaja Kallas). […]
LA SCELTA DI MERZ, CHE «RESISTE» E PENSA ALL’UCRAINA
Estratto dell'articolo di Mara Gergolet per il “Corriere della Sera”
Il più chiaro è stato, al solito, Boris Pistorius, il popolare ministro della Difesa: «Che cosa si aspetta Trump che facciano una manciata di fregate europee che la potente US Navy non è in grado di fare? Non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata noi».
Poi il pomeriggio è toccato al cancelliere Friedrich Merz rendere netta la distanza della Germania dagli Stati Uniti, visibile dalla scorsa settimana […]: «La Nato è un’alleanza difensiva, non interventista», «non ha nulla a che fare con questo coinvolgimento». E ha rincarato: «Mi auguro che all’interno dell’Alleanza ci si tratti reciprocamente con il necessario rispetto».
Ha spiegato che, finché la guerra continua, Berlino non parteciperà a operazioni militari nello Stretto di Hormuz: «Fino ad oggi non ci è stato neppure presentato alcun piano su come una tale operazione potrebbe effettivamente riuscire».
Certo, Merz auspica ancora la caduta degli ayatollah («questo regime iraniano deve cessare di esistere»); ma precisa anche che «bombardarlo fino a provocarne la fine, sulla base di tutte le esperienze maturate degli anni e decenni passati, con ogni probabilità non funzionerà».
FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
A chi si chiedeva qual è la linea della Germania — un tormentone dall’inizio, da quando Merz ha detto che non daremo «lezioni ai nostri partner» fino alla visita alla Casa Bianca in cui non ha difeso Sánchez —, la risposta è che sta con la Francia e il Regno Unito. Pur essendo il miglior alleato d’Israele, non è a Berlino che può far breccia il trumpismo per dividere, o attirare dietro di sé una coda di alleati europei.
Sarebbe impossibile: le azioni di guerra devono passare dal Parlamento e la Spd non le voterebbe mai. Berlino è intenzionata a restare fuori dal Medio Oriente il più possibile, non vuole neppure espandere la missione Ue Aspides.
IL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI
Piuttosto, si concentrerà sull’Ucraina. Ma è stato l’«invito» di Trump a comprare petrolio russo, togliendo le sanzioni, a pesare in modo decisivo. Come ha spiegato Merz, quella mossa «non cambia i volumi» (il greggio russo viene tuttora venduto a Cina, India, Turchia), bensì permette a Putin di piazzarlo ai «prezzi correnti», facendo soldi a palate che reinveste nella guerra. Insomma, è il danno prodotto da Trump all’Ucraina, e a chi la difende, che ha spinto Merz a criticare apertamente gli Usa.
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