LA CANNES DEI GIUSTI - CON “FJORD”, SCRITTO E DIRETTO DA UN REGISTA POTENTE COME CRISTIAN MUNGIU, INTERPRETATO DA DUE STAR COME SEBASTIAN STAN, IRRICONOSCIBILE, IN VERSIONE CALVO ALLA SAVIANO, E DA RENATE REINSVE, AFFRONTIAMO IN MANIERA DECISA UN TEMA CENTRALE DELL’EUROPA DI OGGI. L’IMMIGRAZIONE, NON QUELLA DEI BARCONI, MA QUELLA INTERNA, E QUINDI IL RAZZISMO, ANCHE SE MASCHERATO DA FINTO PROGRESSISMO, NEL NON VOLERE ACCETTARE LA RELIGIONE DEGLI ALTRI. NON HO MAI VISTO IN UN FILM TANTO ODIO PER LA BIBBIA PERCHÉ L’IDEA È CHE GLI EVANGELICI PREFERISCONO EDUCARE I FIGLI COI VALORI CRISTIANI PIUTTOSTO CHE CON QUELLI DI INTERNET E YOU TUBE - È UN FILM CHE AVRÀ SICURAMENTE UN PREMIO IMPORTANTE E SI PONE FIN DA ORA TRA QUEI QUATTRO CINQUE TITOLI DAVVERO IMPORTANTI DEL CONCORSO
Cannes 2026. “Fjord” di Cristian Mungiu
Marco Giusti per Dagospia
Bella la Norvegia, i fiordi, il mare, i battelli. Se fai il turista. Ma è diverso se sei il padre di una famigliola rumena evangelica con cinque figli e pensi di viverci tutta la vita. Allora non sarà più così bella.
Con “Fjord”, scritto e diretto da un regista potente come Cristian Mungiu, interpretato da due star come Sebastian Stan, irriconoscibile, in versione calvo alla Saviano, e da Renate Reinsve, fotografato magnificamente da Tudor Vladimir Panduru, affrontiamo in maniera decisa un tema centrale dell’Europa di oggi.
L’immigrazione, non quella dei barconi, ma quella interna, e quindi il razzismo, anche se mascherato da finto progressismo, nel non volere accettare la religione degli altri, non ho mai visto in un film tanto odio per la Bibbia perché l’idea è che gli evangelici preferiscono educare i figli coi valori cristiani piuttosto che con quelli di Internet e You Tube.
Mettiamoci anche la diffidenza nei riguardi di chi ha leggi e regole diverse dalle nostre, nel film si sentono le frasi “le nostre leggi” – “le vostre leggi”, dette sempre con un tono di superiorità. E, ancora, il rapido trasformismo politico di qualsiasi idea. La famiglia evangelica che ha come genitori Lisbeth e Miha Gheorghiu, cioè Renate Reinsve e Sebastian Stan, privata dei figli dalle leggi norvegesi perché l’Aide, l’associazione a difesa dei minori, presume che abbiamo dati degli schiaffi ai figli, diventa prima tema di propaganda anti-immigrazione per i norvegesi e poi tema di propaganda rumena fascista contro i nordici senza Dio.
sebastian stan renate reisve cannes 2026
Una sorta di “famiglia nel bosco” o di Bibbiano che diventa un vero e proprio caso nazionale. Come la presenta Mungiu è una storia di intolleranza di razza e di religione, come se i valori della Bibbia fossero un problema.
E di intolleranza ancora più grande quando si tratta di capire se tra la figlia dei vicini, gli Hallsberg, e una delle figli dei rumeni, ci sia qualcosa di più di un’amicizia tra ragazzine. Ma lo spettacolo della associazione per la difesa dei minori e della polizia che fanno la trappola alla famiglia rumena e le portano via tutti i loro cinque figli, pure il pupo che la mamma allatta, per darli in affido a simpatiche famigliole norvegesi, da europei non può che farci malissimo.
Saranno contenti quelli della pro-loco del bellissimo fiordo di Alesund, dove il film girato, peraltro con soldi norvegesi. Il problema è che non solo portano via i figli, processano anche i genitori con accuse assurde esibendo una superiorità culturale sul modello leghista o vannacciano.
Salutato al Grand Theatre Lumière con 10 minuti di applausi, è un film che avrà sicuramente un premio importante e si pone fin da ora tra quei quattro cinque titoli davvero importanti del concorso. Bravissimi anche Sebastian Stan, che avevamo visto un anno fa come Donald Trump giovane, e Renate Reisnve, che avevamo visto un anno fa in “Sentimental Value”. Ma è brava anche la norvegese Lisa Loven Kongsli nel ruolo dell’amica avvocatessa che difende la famiglia rumena.


