MAI PIÙ BERTONE - IL CENTRO DI POTERE PIÙ MARCIO DELLA CURIA VIENE BONIFICATO E DA “SEGRETERIA DI STATO” DIVERRÀ “SEGRETERIA PAPALE”

Matteo Matzuzzi per "Il Foglio"

Francesco invoca calma e predica pazienza. Se è vero che, come ricorda oggi sull'Osservatore Romano Jean-Marie Guénois, la massima di Bergoglio è che "la prima delle riforme è quella di se stessi", nell'agenda del Papa argentino (e non solo in quella nera da cui non si separa mai) ci sono anche lo snellimento e la razionalizzazione di compiti e funzioni della curia romana. I cardinali elettori che nelle congregazioni del pre Conclave esigevano il cambio di passo, dopo gli anni tormentati della gestione Bertone, saranno accontentati.

Ma questo "è il tempo del discernimento", diceva il Papa conversando a Santa Marta con il confratello gesuita Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica. E il discernimento "richiede tempo". Molti, aggiungeva il Pontefice, "pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo", ma così non è.

Gli otto porporati della "consulta outsider", chiamati da Bergoglio a consigliarlo nel governo della chiesa universale e a riformare la burocrazia vaticana - la vecchia costituzione "Pastor Bonus" di Giovanni Paolo II sarà rimpiazzata da un nuovo testo -, sono al lavoro. Il primo incontro c'è già stato, tutti seduti attorno a un tavolo ricolmo di fogli con appunti, idee, proposte e spunti provenienti da ogni episcopato di questo mondo. Si rivedranno ancora nei primi giorni di dicembre, e poi a febbraio.

Ma la rivoluzione andrà a regime non prima di due anni, metteva le mani avanti qualche settimana fa l'ascoltatissimo Oscar Maradiaga, cardinale honduregno legato a Bergoglio da antica amicizia e da quest'ultimo messo a capo del consiglio degli otto consultori. Ciò che si sa già, però, è che la Segreteria di stato così come immaginata da Paolo VI nella costituzione "Regimini Ecclesiae Universae" - che la elesse a principale dei dicasteri, scalzando dalla posizione più privilegiata la congregazione per la Dottrina della fede, non a caso definita fino a quel momento "la Suprema" - subirà un profondo ripensamento.

Non più di stato, visto che lo stato in questione è piccolo e non ha più i fasti del passato in cui il Pontefice massimo era re e pastore. Si chiamerà Segreteria papale. Ad annunciarlo è stato il cardinale cileno Errázuriz Ossa, pure lui membro del consiglio. L'obiettivo è chiaro: niente più organismo che si frapponga tra il Papa e gli altri organi della curia, perdita del ruolo di primo tra i dicasteri.

Con mons. Pietro Parolin, diplomatico di rango e pronto a entrare in servizio dopo l'operazione chirurgica che lo ha tenuto lontano da Roma per due settimane, la Segreteria papale guarderà più alle relazioni internazionali e meno alle beghe curiali. Più che di comando, la sua funzione rinnovata sarà quella di essere a completo servizio del Pontefice e della sua missione. Anche perché di rinunciare alla gestione degli affari correnti della chiesa Francesco non sembra avere alcuna intenzione.

E' da lui, infatti, che è partita la richiesta di pensare all'istituzione di un'unica congregazione per i Laici che assorba le funzioni oggi in mano a tre diversi pontifici consigli. A febbraio, subito dopo la riunione del consiglio cardinalizio istituito da Bergoglio, si terrà con ogni probabilità un concistoro per la creazione di nuovi cardinali. L'indiscrezione, rilanciata ieri dall'informata agenzia francese I-Media, ha trovato altre conferme ufficiose oltretevere. I posti a disposizione saranno quattordici (benché nulla vieti al Papa di derogare dal tetto dei centoventi cardinali elettori fissato a suo tempo da Paolo VI) e la lista dei "pretendenti" è lunga. Nessuna certezza sulle scelte e sui criteri che vorrà adottare Francesco, benché sia probabile una grande apertura alle realtà extraeuropee, Asia e America latina in testa.

Dopotutto, anche Benedetto XVI, con la decisione di tenere un secondo concistoro nel 2012 riservato esclusivamente alla creazione di sei cardinali non europei e non impegnati in incarichi di curia, aveva ribadito il principio secondo cui la dimensione della chiesa è universale. In curia, la porpora è probabile per il neo segretario papale, Pietro Parolin, per il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede - da poco ufficialmente confermato - Gerhard Ludwig Müller e per il prefetto della Biblioteca vaticana, l'arcivescovo francese Jean-Louis Bruguès.
Twitter @matteomatzuzzi

 

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