PRIMA DELLE NOMINE, RENZI DEVE FARE METTERE MANO AL PORTAFOGLI PER LE BUONUSCITE: CI VORRANO UNA QUINDICINA DI MILIONI SOLO PER “LIQUIDARE” SCARONI E CONTI

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Quando si tratta di nomine pubbliche, soprattutto in aziende quotate come Eni, Enel, Terna e Finmeccanica, le procedure sono importanti. Decisive, anzi. Ma spesso anche le procedure e le regole, per quanto rigide possano risultare, lasciano il tempo che trovano. Guardate quello che è successo l'anno scorso, in occasione dei rinnovi decisi dal governo di Enrico Letta. Le nomine in Finmeccanica e nelle altre aziende pubbliche vennero sospese in attesa che il Tesoro emanasse un prontuario ferreo con i nuovi criteri di professionalità e onorabilità: ma questo non impedì che tutti, ma proprio tutti i vecchi manager venissero riconfermati. Soltanto, con qualche settimana di ritardo.

Di sicuro Matteo Renzi ha fatto capire che, pur nel rispetto delle procedure, le procedure medesime non possono rappresentare una gabbia tale da condizionare le decisioni. Scelte evidentemente complesse, anche per i paletti che il premier ha voluto piantare.

Dice il toto nomine che per il posto di Fulvio Conti all'Enel sarebbe in atto una ballottaggio fra l'amministratore della controllata Green Power Francesco Starace e il capo di Gdf Suez Italia Aldo Chiarini, sul ponte di comando dell'Eni è probabile lo sbarco del direttore generale Descalzi, per le Poste c'è la candidatura di Francesco Caio e alla Finmeccanica si prevede la promozione di Antonio Perfetti con Alessandro Pansa dirottato a Fintecna. Non scordiamo poi gli outsider, citati sempre dalla stampa: come gli attuali amministratori delegati di Invitalia Domenico Arcuri e delle Ferrovie, Mauro Moretti.

Difficile dire quante di queste ipotesi troveranno conferma nella lista ufficiale che conosceremo domani: non sono affatto da escludere novità rilevanti. Per esempio, si sa che sono molto alte presso il governo Renzi le quotazioni del giovane direttore generale della Cassa depositi e prestiti, Matteo Del Fante.

Unico elemento certo, nei contatti informali che hanno allietato il sabato pomeriggio di qualche ministro nel tentativo di mettere a posto alcune caselle, l'uscita di scena dei vecchi amministratori delegati. Un esito auspicato dalla commissione Attività produttive del Senato presieduta da Massimo Mucchetti e confermato dal governo davanti allo stesso organismo parlamentare.

E poi le donne. Renzi vorrebbe una consistente presenza femminile ai vertici delle imprese pubbliche: non soltanto nei consigli di amministrazione ma anche alle presidenze, se non proprio alla guida delle aziende. Una pratica che in queste proporzioni non potrebbe certo dirsi risolta con la sola nomina dell'amministratore del gruppo editoriale L'Espresso Repubblica Monica Mondardini, di cui si è parlato tanto in questi giorni. O magari della ex presidente della Confindustria Emma Marcegaglia.

E poi c'è la questione decisamente più prosaica. Vale a dire, i soldi. L'indicazione che il governo dovrebbe dare è quella di limitare le retribuzioni degli amministratori a 400 mila euro: meno di un tredicesimo del compenso toccato all'attuale capo dell'Eni Paolo Scaroni. Una questione mica da ridere, a proposito della quale va detto che non mancano perplessità.

Anche perché la faccenda delle retribuzioni dei manager si lega strettamente alla valutazione dei risultati: tema a proposito di cui la stessa commissione Attività produttive del Senato ha proposto un rafforzamento degli uffici del Tesoro dedicati alla gestione delle partecipate.

Ma di soldi, statene pur certi, se ne parlerà soprattutto a proposito delle buonuscite milionarie previste nei contratti degli amministratori delegati che verranno sostituiti. Sul settimanale L'Espresso Luca Piana ha calcolato in 8,3 milioni di euro la liquidazione di Scaroni e 6,4 quella di Conti.

Ma quest'ultimo ha in tasca anche una clausola di ricollocazione che gli è stata concessa in occasione dei precedenti rinnovi: prevede che in alternativa alla buonuscita il governo si impegni a garantirgli l'affidamento di un posto di livello almeno equiparabile a quello ricoperto all'Enel. E questo non potrebbe essere altro che quello oggi occupato da Scaroni...

 

Paolo Scaroni and Vladimir Putin April jpegscaroni e renzi spl Fulvio Conti e Paolo Scaroniimage Fulvio Conti Fulvio Conti

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