giampiero massolo realpolitik emmanuel macron vladimir putin volodymyr zelensky olaf scholz

COME FINIRA’ LA GUERRA IN UCRAINA? - IL NUOVO LIBRO DELL'AMBASCIATORE GIAMPIERO MASSOLO: L’OCCIDENTE DEVE ACCETTARE CHE IL CIRCA 20% DI TERRITORIO UCRAINO OCCUPATO DALLE TRUPPE RUSSE NON TORNERA' INDIETRO - IL PUNTO E': COME CONCILIARE QUESTA CONSTATAZIONE CON L’ESIGENZA DI NON DARE A PUTIN L’IMPRESSIONE DI AVERLA AVUTA VINTA? - SONO DIVERSE LE STRADE PER METTERE IN SICUREZZA GLI UCRAINI... - LA PRESSIONE DELLA CINA A CHIUDERE IL CONFLITTO: DAGOREPORT

DAGOREPORT

 

https://m.dagospia.com/l-obiettivo-di-putin-e-papparsi-kharkiv-e-consolidare-il-controllo-russo-intorno-al-donbass-393678

 

 

IL PORCOSPINO UCRAINO – Estratto dal libro "Realpolitik" di Giampiero Massolo, con Francesco Bechis - ed. Solferino

giampiero massolo premio guido carli 2023

Se la Russia piange, l’Europa non sorride. Il 24 febbraio 2022, il guastafeste Putin non ha solo imposto una battuta d’arresto ai piani di Cina e Stati Uniti.

 

Anche l’Europa paghera lo scotto. Intanto, con l’abbandono per il futuro prevedibile di ogni assetto di sicurezza condiviso e collaborativo sul continente: si prospetta invece una lunga fase di contrapposizione, una «nube tossica» difficilmente dissolvibile anche quando in Ucraina le armi dovessero a un certo punto tacere.

 

Il conflitto condizionera a lungo gli scambi politici ed economici e le scelte europee. Nel frattempo ha gia presentato un conto salato all’asse euro-atlantico: costa caro, perche costringe l’Unione europea e dunque anche l’Italia a un salto di qualita nelle spese per la difesa finora impensabile.

 

Realpolitik Giampiero Massolo

Da un lato tornano stringenti gli impegni presi con la Nato, il vincolo del 2 per cento del Pil in spese militari. Ora che la Russia e tornata a rimettere in discussione la carta geografica europea, suona come una necessita oggettiva e non piu come un’imposizione velleitaria di amministrazioni americane in ritiro dallo scenario europeo. Dall’altro, s’impone l’obbligo di trovare risorse per rimpiazzare armi e munizioni di cui i magazzini europei si sono privati per inviarle al fronte e sostenere la resistenza ucraina. E questo sforzo e destinato a continuare.

 

Ma la guerra impone oneri pesanti anche perche ha costretto l’Europa a una brusca sterzata nelle politiche energetiche. Venuto meno il «trittico» merkeliano – sicurezza appaltata all’America, mercati alla Cina, energia alla Russia –, si e reso necessario aprire nuove strade. Nel breve periodo, questo e gia stato fatto con un importante colpo di reni della politica europea, che ha abbandonato le forniture russe e cercato altri partner energetici. Nel caso italiano: Algeria, Azerbaigian, Qatar.

putin biden

 

Piu a medio-lungo termine, altri nodi verranno al pettine. Su tutti, il costo di una onerosissima transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili, che rischia di far passare l’Europa dalla dipendenza dal gas russo a quella dalle tecnologie green cinesi, senza la possibilita di ammortizzarne gli effetti attraverso catene di approvvigionamento globali e collaborazioni internazionali che la guerra complica inevitabilmente.

 

La regola d’ingaggio di fondo, alla quale l’Occidente continua ad attenersi fin dall’inizio, e semplice: niente confronto diretto tra la Nato e la Russia. Nessuno vuole rischiare la guerra globale contro una potenza nucleare. E Putin corrobora questa tesi con le sue periodiche minacce. Ma cosi il conflitto si prolunga nel tempo, diventa d’attrito. Il rischio piu insidioso sta nel possibile incrinarsi della compattezza europea.

PUTIN BIDEN

 

La stessa che invece, smentendo tanti profeti di sventura, si era fatta sentire di fronte alla crisi della pandemia con la decisione di rispondere a esigenze comuni con ricette comuni: il Next Generation Eu, i Pnrr nazionali, la sospensione delle regole stringenti del Patto di stabilita. Sul piano politico-militare, invece, i sintomi iniziano ad affiorare: molto dipendera anche dall’atteggiamento che, con il passare dei mesi e l’avvicendarsi delle amministrazioni, assumeranno gli Stati Uniti.

 

E chiaro che una presa di distanza americana dall’Ucraina lascerebbe gli europei – peraltro direttamente interessati alle sorti di una guerra che si combatte sul loro territorio – piu soli e divisi di fronte alla responsabilita di come comportarsi con la Russia di Putin: continuare a sostenere Kiev a loro spese o porre fine alla guerra in qualche modo.

Volodymyr Zelensky - intervista a Politico

Sulla «fatica» occidentale, Putin aveva scommesso: la guerra lunga e logorante costringe i governi a fare i conti con mezzi, prospettive, opinioni pubbliche. Cosi, dopo lunghi mesi dall’invasione, accertate le difficolta di una controffensiva ucraina per ri- conquistare i territori occupati senza i risultati attesi, l’onere di forniture militari da arsenali sempre piu vuoti, il paradigma occidentale verso il Paese aggredito finisce per cambiare. Siamo passati dall’«aiutiamo gli ucraini a vincere» all’«aiutiamoli a mettersi in sicurezza».

 

emmanuel macron volodymyr zelensky

C’e un non detto in questa nuova formula, di cui si e consapevoli nelle capitali europee. Significa accettare implicitamente che quel circa 20 per cento di territorio ucraino occupato dalle truppe russe non tornera indietro. Il punto e come conciliare questa constatazione con l’esigenza di non dare a Putin l’impressione di averla fatta franca, la confidenza in futuro di poter violare ancora i confini ucraini e quelli di altri Stati, la possibilita di vantare un successo. Si tratta di trovare il modo di costruire una deterrenza sufficiente perche questo non accada. E interesse degli europei. Dovrebbe esserlo anche delle amministrazioni americane, indipendentemente dal colore politico.

 

giampiero massolo foto di (3)

Ecco la nuova sfida che si apre. Come, resta da vedere. Sono diverse le strade per mettere in sicurezza gli ucraini. La prima, piu scoscesa – perche potrebbe ingenerare un conflitto diretto con la Russia, attraverso il meccanismo dell’articolo 5 del Trattato dell’Alleanza atlantica, che imporrebbe la difesa del territorio ucraino –, passa per l’adesione di Kiev alla Nato. La seconda si puo riassumere nella «teoria del porcospino»: armare l’Ucraina, un ago alla volta, perche diventi un boccone troppo indigesto per Mosca, qualora pensasse a nuove invasioni.

 

macron scholz

E possibile che si trovi un compromesso tra le due vie, un mix di rafforzamento e percorso verso la Nato. Del resto, l’avvicinamento di Kiev all’Occidente e alle sue istituzioni, inclusa l’Ue, e un itinerario tracciato, indipendentemente dai tempi che ci vorranno. Una soluzione al nodo della sicurezza, cosi come la prospettiva euro-atlantica per l’Ucraina, sono componenti insostituibili di qualsiasi ipotesi di accomodamento del conflitto che possa risultare accettabile a Kiev.

 

E qui torna il tema degli interessi. Quello nostro, di non darla vinta all’aggressore con buona pace di ogni ordine costituito, di mettere un limite e scoraggiare efficacemente comportamenti russi che compromettano la nostra sicurezza. Quello di Putin, di trasformare una sconfitta strategica in una vittoria in termini di instabilita del continente europeo, di conquista della parte piu redditizia dell’Ucraina, della messa in carico all’Occidente delle sue terre piu povere e distrutte. Questi sono oggi i termini della questione, senza che sia alle viste una composizione soddisfacente per tutti. Ci convivremo a lungo, nell’auspicio che non finiscano per minare la compattezza transatlantica ed europea.

XI JINPING E EMMANUEL MACRON ALL ELISEOOLAF SCHOLZ URSULA VON DER LEYEN EMMANUEL MACRON

giampiero massolo foto di bacco

 

GIAMPIERO MASSOLO

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...