ECCO COME IL GEOM. MOTTARELLA VINCENZO DI FU INNOCENTE HA ARRESTATO MUSSOLINI – LA TESTIMONIANZA DIRETTA DEL PARTIGIANO CHE BLOCCO’ IL DUCE: “AVEVA UN CAPPOTTO TEDESCO, FINGEVA DI DORMIRE, I SUOI COLLEGHI DICONO CHE E’ UBRIACO” – POI, CON LA PETACCI VIENE FUCILATO SU UN MURETTO A GIULINO DI MEZZEGRA – IL MANOSCRITTO CONSEGNATO AD UGO ZATTERIN

 

Giovanni De Luna per La Stampa

 

camion di mussolini a Dongo

Tra le 8 del 26 aprile e le 18 del giorno dopo il partigiano Mottarella incontrò la Storia. Di quelle ore ha lasciato una testimonianza ( Diario dei giorni della liberazione ), firmata («geometra Mottarella Vincenzo di fu Innocente», che ci proietta nel cuore dei convulsi avvenimenti che segnarono la cattura e la fucilazione di Benito Mussolini.

 

I fatti sono noti. Il Duce tentava di scappare, travestito da soldato tedesco, nascosto in un camion; la lunga autocolonna nazifascista fu bloccata dallo sbarramento della 52 a Brigata Garibaldi all' uscita di Musso, località a un chilometro da Dongo, sul lago di Como.

 

dongo

Dopo una trafelata trattativa con il comandante tedesco, il commissario politico Michele Moretti e il comandante Pier Bellini delle Stelle stabilirono un accordo alle seguenti condizioni: via libera per i tedeschi; arresto per i fascisti; autorizzazione a perquisire gli automezzi della colonna. Mussolini fu catturato così, dopo un goffo tentativo di mascherarsi in un cappottone militare troppo largo.

 

L' ESECUZIONE

targa mussolini dongo

Niente di epico in quella fuga, niente di eroico in quella cattura. Con lui i partigiani arrestarono altri 52 fascisti, tutti immediatamente trasportati nel municipio di Dongo. Era il pomeriggio del 27 aprile. Anche gli eventi che seguirono sono noti. La notizia della cattura del Duce e degli altri gerarchi arrivò alla sede del Comando generale del Corpo Volontari della Libertà nella serata del 27 aprile.

 

Sulla base del proclama «Arrendersi o perire», foglio n. 245 del 4 aprile 1945, tutti gli arrestati erano immediatamente passibili della pena di morte. Il Comando generale del Cvl ordinò quindi a Walter Audisio di provvedere all' esecuzione. Arrivato a Dongo, il «colonnello Valerio» ebbe qualche difficoltà a far riconoscere la propria autorità e la validità dell' ordine di morte che lo accompagnava.

 

WALTER AUDISIO

Nel frattempo Mussolini, insieme con Claretta Petacci, venne trasferito per la notte prima nella caserma della guardia di finanza di Germasino, in alto sulla montagna, poi presso la famiglia contadina dei De Maria, a Bonzanigo. Lì, il giorno dopo, arrivò «Valerio» con i suoi uomini per eseguire la sentenza.

 

Prelevati dall' abitazione dei De Maria, Benito Mussolini e Claretta Petacci furono condotti nella vicina località di Giulino di Mezzegra; posti contro il muricciolo d' ingresso della Villa Belmonte, caddero colpiti a morte: erano le 16,30 del 28 aprile 1945. Intanto, a Dongo, gli altri condannati a morte erano stati radunati in una sala del municipio.

 

Poi, tutti insieme (Barracu, Bombacci, Calistri, Casalinovo, Coppola, Daquanno, Gatti, Liverani, Mezzasoma, Nudi, Pavolini, Porta, Romano, Utimperghe, Zerbino) furono portati nella piazza davanti al lago e fucilati. Il plotone di esecuzione era composto da 15 partigiani. «Giustizia è fatta!».

 

giulino di mezzegra1

Le ultime parole della testimonianza del geometra Mottarella Vincenzo di fu Innocente sono molto stringate: «Sabato 28 aprile - Assisto alla fucilazione dei responsabili. Giustizia è fatta!». È la stessa asciutta immediatezza con la quale ha raccontato gli eventi che lo videro testimone e protagonista: le discussioni con i fascisti e i tedeschi del presidio, fino a quando le Brigate Nere si diedero alla fuga con le barche; la scelta di far saltare il ponte su cui doveva transitare l' autocolonna che nascondeva Mussolini; il contrordine affannoso, in un susseguirsi di fasi contraddittorie, segnate dall' improvvisazione e da una spontaneità che sembrava travolgere ogni struttura gerarchica, anche quella partigiana.

giulino di mezzegra2

 

Mottarella consegnò la sua testimonianza scritta al giornalista Ugo Zatterin, che giunse a Dongo il 7 maggio, aggregato all' VIII Armata americana. Il suo Diario prende le mosse dal funerale di quattro partigiani uccisi dai tedeschi e si conclude con il laconico annuncio della fine di Mussolini. Zatterin lo conservò nel suo archivio consentendoci oggi di leggere nelle scarne parole del «geometra Mottarella» una delle pagine più drammatiche della nostra storia.

 

DAL DIARIO DELLA LIBERAZIONE 

"Fa finta di dormire, lo faccio alzare Ubbidisce, viene riconosciuto: è lui"

 

Giovedì 26 aprile Ore 8 - Dichiarazione di sciopero agli operai.

 

Ore 10 - Discussione col Comandante B. N. [Brigate nere, ndr] De Angelis e Comandante Tedesco per evitare spiegamento forze all' arrivo delle 4 salme Partigiane. Il Comandante De Angelis e il Comandante tedesco mi puntano contro il mitragliatore e mi si intima di ritornare a casa e non più muovermi.

 

Mussolini Petacci scaricati a piazzale Loreto

Ore 14 - Unitamente al Sig. Ing. Pradelli e Avv. Olivi ci presentiamo al Comandante tedesco ed in presenza di Semprini e Buttera chiediamo la resa e consegna delle armi. Il comandate tedesco rifiuta la resa chiedendo tempo sino al 27 aprile ore 10.

 

Ore 19 - Buttera mi chiama per consegnarmi le chiavi dei Sindacati poi lo accompagno in Municipio dove è preso prigioniero. Intanto sono partite con barca le B. N. e restiamo padroni del paese. Si elegge provvisoriamente un Comitato ed è nominato il Sig. Dott. Rubini quale Sindaco.

mussolini e claretta petacci

 

Venerdì 27 aprile Ore 7 - Apprendo che nella notte i partigiani hanno disarmato il presidio tedesco.

 

Ore 8 - Sono in piazza. Apprendiamo che una colonna tedesca ferma a Musso chiede di passare e proseguire nel suo viaggio. Si inizia il movimento di organizzazione per impedire questo passaggio.

 

Ore 9 - Una macchina tedesca col comandate della colonna si presenta con Bandiera bianca chiedendo di proseguire ed accompagnata dai nostri Capi Partigiani prosegue per Morbegno per conferire col comando. Intanto si accelera il lavoro di preparazione per poter fermare la colonna tedesca. Io prendo l' iniziativa di preparare la distruzione del ponte sulla vall' Orba. Si lavora alacremente ed al ritorno in Dongo della macchina col Comandante Tedesco e coi nostri Comandanti Partigiani tutto è pronto per il brillamento del Ponte. Si ordina dai nostri Capi di lasciare il passaggio alla colonna tedesca. Siamo delusi!! Dopo tanto lavoro eravamo pronti e decisi ad impedire il passaggio. Sono le ore 12,30.

 

la fucilazione dei gerarchi fascisti a Dongo

Ore 14 - Mi si richiama per effettuare la distruzione del Ponte. Parto di corsa. Prima però di iniziare i lavori un altro comando ordina di lasciare il passaggio alla colonna tedesca che nel frattempo si è mossa. Si inizia una sommaria perquisizione delle macchine costituenti la colonna. Io protesto perché vedo che la perquisizione è molto sommaria.

 

mussolini su Avanti

L' ufficiale Comandante Tedesco dichiara che sulla sua parola d' onore non vi sono italiani nella colonna. Gli rispondo: «I tedeschi non hanno parola d' onore» ed inizio in compagnia del compagno Torri Ugo l' ennesima perquisizione delle macchine tedesche. Scopro subito una colonna italiana che viene fatta scendere. Al terzo camion perquisito metto le mani su un soldato tedesco che fa finta di dormire. Invitato a presentare i documenti i suoi colleghi dicono che è ubriaco.

 

ugo zatterin

Insisto, ed alla fine lo faccio alzare e lo invito a scendere dal camion. Ubbidisce. Appena sceso viene riconosciuto, presente il Dott. Rubini, per Mussolini. Io non mi perdo in chiacchiere e col Torri proseguo la visita alla colonna fermando diversi altri italiani.

 

Ore 18 - La colonna tedesca riparte lasciando fra le nostre mani numerosi prigionieri. Entro in Comune, faccio qualche discussione con Mussolini e con Porta.

 

Ore 19 - A casa. Ho finita la mia parte.

 

Sabato 28 aprile Assisto alla fucilazione dei responsabili. Giustizia è fatta!

 

Geom. Mottarella Vincenzo di fu Innocente 

 

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