mark rutte giuseppe conte

CONTE PROVA A SMORZARE I TONI ACCESI DALLA DISGRAZIATA PAGINA A PAGAMENTO DI CALENDA, SALA E GORI SULLA "FAZ" E SI FA INTERVISTARE DAL GIORNALE OLANDESE “DE TELEGRAAF”: “ABBIAMO SEMPRE PAGATO IL NOSTRO DEBITO, SIAMO LA TERZA ECONOMIA D’EUROPA” – LA STOCCATINA: “L’OLANDA È TRA I PAESI CHE SI AVVANTAGGIANO MOLTO DEL CONTRIBUTO DELLE IMPRESE ITALIANE” – LA RIGIDITÀ DI RUTTE NON PIACE MOLTO NEMMENO AI SUOI: DUE DEI QUATTRO PARTITI DI MAGGIORANZA CHIEDONO DI RICONSIDERARE LA POSIZIONE SUGLI EUROBOND

 

 

DAGONOTA

mark rutte giuseppe conte

La rigidità di Mark Rutte nei confronti dell’Italia e degli Eurobond, soprattutto in questo momento drammatico, sta causando qualche scricchiolio in casa al premier olandese. Due dei quattro partiti che appoggiano il suo governo – come ha riportato il “Financial Times” – hanno chiesto ai Paesi Bassi di sostenere l’emissione di debito collettivo in risposta alla pandemia di Coronavirus. “L’italia è in rovina e per quanto mi riguarda, il primo messaggio da dare sarebbe ‘ti aiuteremo’”, ha detto Gert-Jan Segers, leader dell’Unione Cristiana, mentre il liberale Rob Jetten ha avvertito che “non prendere in considerazione tutte le possibili soluzioni sarebbe la peggior forma di rigidità ideologica". Pure la banca centrale ha preso le distanze da Mark Rutte.

gert jan seger 1

 

Non sono soli, nelle ultime ore si stanno moltiplicando gli appelli dell’establishment politico e economico olandese affinché il paese riconsideri il veto sulla mutualizzazione del debito dell’Eurozona, e magari anche l’alleanza – finora inossidabile – con la Germania contro il federalismo fiscale. Federalismo dal quale però l’Aia si avvantaggia molto, come ha fatto presente pure Conte nell’intervista al De Telegraaf: “L’Olanda si avvantaggia molto del contributo delle imprese italiane”.  

 

rob jetten 1

Intervista a De Telegraaf 01/04/2020

Maarten van Aalderen per “De Telegraaf”

Tradotta e pubblicata sulla pagina Facebook di Giuseppe Conte

 

Sembra che gli ultimi giorni ci sia stata quasi una guerra tra l’Olanda e l’Italia, dopo il rifiuto netto da parte dell’Olanda riguardo alla domanda di introdurre eurobonds collettivi.

Il premier italiano Giuseppe Conte ritiene che non si debba assolutamente parlare di ostilità tra il suo paese e l’Olanda.

 

giuseppe conte intervistato da de telegraaf

In una intervista esclusiva con De Telegraaf dice che, anche oggi, ha un rapporto personale eccellente con il premier Rutte. Ma il premier italiano rimane convinto dell’importanza dell’introduzione di eurobond - Conte preferisce parlare di european recovery bonds -, per contrastare la grande crisi internazionale che è stata causata dal coronavirus.

 

ursula von der leyen e angela merkel

Perché l’Italia è arrabbiata con l’Olanda?

Non credo che sia una questione di arrabbiatura dell’Italia con l’Olanda o del popolo italiano con il popolo olandese. Molti italiani non comprendano però la resistenza da parte delle autorità olandesi ad affrontare questa crisi - che è una crisi epocale, una crisi sanitaria, economica e sociale ad un tempo – che per questo richiede una reazione forte, immediata, rigorosa ed efficace, da coordinare a livello europeo.

giuseppe conte roberto gualtieri

 

ursula von der leyen e angela merkel

L’Italia si è trovata in trincea con la Spagna, ma è chiaro che è una battaglia che riguarda tutti. Lo dimostra anche il numero dei contagi che crescono ovunque. Quindi l’effetto recessione si verificherà pressoché ovunque.

 

L’Olanda, secondo lei, ha una posizione più rigida rispetto agli altri paesi nordici?

Non mi sento di distinguere e di entrare nei dettagli delle singole sensibilità. L’Italia non sta in questo momento chiedendo ai cittadini olandesi di pagare il debito italiano. Non chiediamo neanche un euro ai contribuenti olandesi. In un mercato comune l’Europa deve poter agire in modo solidale ed efficace, perché è impensabile che qualcuno possa giovarsi di questa crisi.

mark rutte giuseppe conte

 

La stiamo subendo tutti, quindi abbiamo tutti l’interesse a fronteggiarla in modo coerente e unitario. E questa unità deve iniziare con le misure di contenimento del contagio. Tutti le dobbiamo contemporaneamente adottare, in modo severo e rigoroso. Siccome siamo al fronte, se uno stato membro non dovesse adottare misure severe e rigorose, il nemico invisibile dilagherebbe e sarebbe gravissimo danno per tutti. E nessuno Stato membro deve rimanere esposto al rischio di un contagio di ritorno.

 

MARK RUTTE ANGELA MERKEL

L’Italia in questo momento sta pagando un prezzo economico molto alto, ma lo sta facendo per uscire quanto prima da questo stato di emergenza.  Immaginate cosa significherebbe per l’Italia, dopo aver pagato un prezzo così alto dal punto di vista economico e sociale, subire un contagio di ritorno, perché altri stati membri non hanno adottato misure altrettanto severe e rigorose. L’Italia pagherebbe un doppio prezzo.

 

Molti olandesi hanno l’impressione di dover pagare sempre per il Sud. Perché sbagliano?

L’Italia ha sempre pagato il proprio debito. Non ha mai chiesto un euro agli altri. Vorrei ricordare che l’Italia è la terza economia dell’Europa, la seconda manifattura dell’Europa, è una potenza del G7 e l’Italia sa fare i compiti a casa. Dal 2011 il nostro avanzo primario è stato positivo, superiore al 1,7% del pil di media.

 

mark rutte angela merkel jean claude juncker marcelo rebelo de sousa

Vorrei anche ricordare che il 2019 si è chiuso con un rapporto deficit pil pari all’1,6%, mentre l’obiettivo programmato era il 2,2%. In Italia, da quando sono Presidente del consiglio, stiamo realizzando poderose riforme strutturali, per consentire al Paese di correre meglio e più velocemente. L’Italia non solo non chiede un euro ai contribuenti olandesi per pagare il proprio debito.

 

gert jan seger

Ma l’Olanda è anche tra i paesi che si avvantaggiano molto del contributo delle imprese italiane. Perché molte grandi imprese che pure hanno i principali stabilimenti in Italia e ricavano i maggiori profitti nel nostro Paese poi beneficiano della legislazione fiscale olandese, molto più conveniente. Quindi i cittadini olandesi non hanno motivi di pensare che il rapporto con l’Italia li veda svantaggiati economicamente né  devono temere di dover pagare i debiti italiani.

 

Perché secondo lei è il MES non è uno strumento sufficiente?

Klaus Regling

Il MES è uno strumento che è stato elaborato in tutt’altro contesto, con regole costruite  per rispondere e reagire a shock asimmetrici. Ma qui si tratta di uno tsunami, che si abbatte simmetricamente sul piano economico e sociale su tutti i paesi europei. Non è quindi una crisi che origina da tensioni finanziarie di singoli paesi. Nessun paese può essere considerato responsabile di questa crisi.

 

ANGELA MERKEL MARK RUTTE

Per questa ragione il MES non può essere lo strumento per offrire quella reazione europea, rigorosa e coordinata, di cui abbiamo bisogno. L’Europa deve competere nello spazio globale. Deve competere con gli Stati Uniti, che hanno stanziato 2000-2300 miliardi, stiamo parlando di circa il 10% del pil, deve competere con la Cina. Se l’Europa si muove in una logica di singoli stati membri, di strumenti modesti che sono nati per ben altre e più modeste situazioni critiche, l’Europa non potrà mai competere a livello globale.

 

angela merkel ursula von der leyen

Gli european recovery bond sono il modo migliore per rispondere, anche per i cittadini olandesi. Anche loro hanno bisogno di garanzie e di sentirsi protetti in una situazione del genere. Immaginate quali conseguenze potrà avere questa recessione sulle infrastrutture olandesi e quale impatto potrà avere quanto alla circolazione delle merci. In Europa abbiamo catene del valore fortemente integrate, basta che salti un anello e l’intera catena ne risente. Siamo di fronte a uno tsunami che riguarda tutti.

MERKEL RUTTE

 

Il premier Rutte non vuole subito mettere miliardi, ma prima vedere come si evolve la situazione. Perché c’è fretta?

Vedo che c’è un dibattito in corso in Olanda e non tutti i rappresentanti delle istituzioni la pensano allo stesso modo. Non perdiamo questo appuntamento con la storia. La storia ci sta chiamando. È un appuntamento che richiede da parte nostra di ricorrere a strumenti straordinari, eccezionali, finalizzati esclusivamente a uscire quanto prima da questa recessione. Anche le buone risposte, se dovessero giungere tardi, si riveleranno inutili. Dobbiamo evitare di ritrovarci a dire: ecco, finalmente abbiamo trovato la terapia, per poi scoprire che il paziente è morto.

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