SOFRI E D’AMBROSIO CONTRO IL FILM DI GIORDANA SU PIAZZA FONTANA - SOFRI: “IL FILM È ZEPPO DI ERRORI DELIRANTI: NON CI FURONO AFFATTO DUE BOMBE E DUE TAXI; UN ATTENTATORE ANARCHICO, UN ALTRO ATTENTATORE FASCISTA E VIGILATO DAI SERVIZI; UNA BORSA CON LA BOMBA, E UNA SECONDA BORSA DEPOSITATA ACCOSTO ALLA PRIMA” - D’AMBROSIO, CHE ISTRUÌ LE INDAGINI E ASSOLSE CALABRESI PER LA “CADUTA” DI PINELLI: “NEL FILM MANCANO LE INDAGINI CHE HANNO STABILITO UNA VERITÀ STORICA E GIUDIZIARIA”…

1- IL LIBRO È PIENO DI ERRORI DI FATTO

Adriano Sofri per "Il Foglio"

Caro Fabio Fazio, ho guardato la tua puntata di sabato, coi tre protagonisti del film "Romanzo di una strage", e desidero esporti la mia opinione, sulla quale tornerò presto e distesamente. Il film si dice "liberamente ispirato" al libro di Paolo Cucchiarelli, "Il segreto di Piazza Fontana". Il quale a sua volta, nella tempestiva ristampa, si dice "il libro cui si è ispirato il film". Tu infatti hai presentato il film, ne hai parlato con quei tre bravissimi attori, l'hai introdotto col famoso testo di Pasolini sul romanzo delle stragi, e hai anche mostrato e raccomandato il libro e la completezza della sua documentazione.

Anch'io ho visto il film e avevo letto il libro. Del libro, penso di aver raramente avuto per le mani una tale farragine di errori di fatto, dovuti all'ignoranza di documenti fondamentali, e di illazioni oltraggiose, e mi propongo di dimostrarlo senza lasciare dubbi. Il film, che suscita in me pensieri e sentimenti diversi, è importante e certo destinato a dare la versione più influente su una vicenda così lacerante.

Ma da subito ti pongo questo problema: se si possano accostare e raccomandare insieme un libro in cui Valpreda va in taxi a mettere la sua bomba nella Banca dell'Agricoltura (sia pure immaginando che scoppi a banca vuota), Pinelli è a parte del piano di esplosioni simultanee (sia pure andando rocambolescamente in extremis a farne disinnescare un paio), Calabresi è nel suo ufficio quando Pinelli ne precipita, e sono lui o Panessa a provocare la precipitazione; mentre nel film Valpreda (salvo che io capisca male) non va a mettere la bomba, Pinelli è affatto ignaro e innocente, Calabresi è senza dubbio fuori dalla sua stanza.

Ho citato solo tre punti essenziali, sui quali la divergenza è clamorosa. C'è bensì una tesi di fondo sulla quale il film ha voluto seguire il libro, e che io considero delirante: che la bomba della strage (e, nel libro, tutte le altre di quel 12 dicembre, e probabilmente anche numerose altre che costellarono i mesi precedenti) sia stata "raddoppiata", una bomba senza intenzioni micidiali, un'altra che cercava il massacro; un attentatore anarchico o finto anarchico, un altro attentatore fascista e vigilato dai servizi; una borsa con la bomba, e una seconda borsa depositata accosto alla prima; un taxi di Rolandi, e un altro taxi... Due di tutto. Tu hai accennato alla cosa all'inizio parlando "della bomba, e probabilmente due" di Piazza Fontana. Non ci furono due bombe. Volevo dirtelo, intanto.


2- D'AMBROSIO CONTRO ROMANZO DI UNA STRAGE: "UN FILM VERITÀ? POTEVANO ALMENO INVITARMI ALLA PRIMA"
Da www.Panorama.it

Non l'hanno invitato all'anteprima del film; non gli hanno fatto nemmeno una telefonata per chiedergli mezza consulenza. Senza averlo ancora visto, Gerardo D'Ambrosio, giudice istruttore del processo sulla bomba di Piazza Fontana, già sa che Romanzo di una strage (leggi la recensione di Stefania Berbenni) l'ultima opera di Marco Tullio Giordana, nelle sale dal 30 marzo, non gli piacerà.

"Pagherò il biglietto e andrò a vederlo venerdì al cinema come tutti gli altri" polemizza il senatore del Pd, 45 anni in magistratura, 40 passati a Milano, famoso anche per la sentenza con cui assolse il commissario Luigi Calabresi dalle accuse sulla morte dell'anarchico Pinelli precipitato il 15 dicembre del 1969, tre giorni dopo i 17 morti e 88 feriti alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, dal quarto piano della questura di Milano. L'inchiesta giudiziaria, coordinata da lui, allora sostituto Procuratore, individuò la causa della morte in un "malore attivo", in seguito al quale l'uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza dove venne esclusa la presenza di Calabresi.

"D'altra parte, come me - puntualizza D'Ambrosio - hanno dimenticato di invitare all'anteprima anche tutti gli altri che si sono occupati delle indagini. Penso ad esempio al giudice Guido Salvini. Infatti, da quanto ho letto sui giornali, mi sembra che la tesi del film sia molto diversa da ciò che stabilimmo noi. Per il film la strage di Piazza Fontana è rimasta senza autori. Noi invece individuammo e stabilimmo di chi si trattava".

"Mentre allora fu incriminato Pietro Valpreda e il gruppo "22 marzo, noi accusammo i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura". Gli stessi ai quali viene ormai stabilmente attribuita, in due sentenze, la responsabilità di quei fatti, senza che però essi risultino processabili in quanto già assolti per questo reato con sentenza passata in giudicato.
Ma cosa ha rappresentato Piazza Fontana per colui che guidò le indagini sull'eccidio?

"La strage di Piazza Fontana ha rappresentato senz'altro l'inizio della cosiddetta strategia della tensione anche se non bisogna dimenticare che già l'8 agosto c'erano stati gli attentati ai treni, sempre ad opera di Freda, Ventura e del loro gruppo, entrambi condannati in via definitiva dalla corte di Catanzaro per quei fatti. Tutti dimenticano sempre che noi non facemmo un processo solo sulla bomba alla Banca dell'Agricoltura, ma su tutti gli attentati del 1969 che poi culminarono con la strage del 12 dicembre. Noi scoprimmo che gli autori erano Freda e Ventura e che il legame tra gli attentati precedenti e questo era costituito dall'acquisto da parte di Freda dei timer che furono impiegati per la bomba di Piazza Fontana. In primo grado fummo noi a far condannare all'ergastolo Freda, Ventura e Giannettini dalla Corte d'assise.

Né bisogna dimenticare che quando arrivammo ad indagare sul ruolo dei servizi segreti nei fatti del 12 dicembre, il processo ci fu tolto e trasferito a Catanzaro. Non l'ho ancora visto, ma da quanto ho letto credo che nel film di Giordana tutte queste cose vengano ignorate. C'è la bomba, ci sono i morti, c'è Pinelli, ma non ci sono le indagini che noi abbiamo condotto arrivando a stabilire una verità giudiziaria e storica. Eppure nessuno degli autori, per i quali non ci sono mai stati colpevoli, ha ritenuto utile venirmi a chiedere qualcosa".

 

 

Adriano Sofri Manlio Milani dopo la strage di BresciaVALPREDAGERARDO DAMBROSIO CI PENSA Marco Tullio Giordano - Copyright PizziLuigi Calabresi

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