IL DILEMMA DI MELONI E GIORGETTI: PENSARE AL PORTAFOGLIO DEGLI ITALIANI O ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE? – DI FRONTE ALLA CRISI ENERGETICA, L’UNICO MODO CHE IL GOVENO HA DI SFORARE I VINCOLI DEL PATTO DI STABILITÀ È ATTIVARE LA CLAUSOLA NAZIONALE DI SALVAGUARDIA PER “CIRCOSTANZE ECCEZIONALI”. LA SCAPPATOIA CONSENTIREBBE DI DEVIARE DAL PERCORSO DI AGGIUSTAMENTO CONCORDATO CON BRUXELLES PER FAR FRONTE ALLE SPESE IMPREVISTE - C'È UNA CONTROINDICAZIONE CHE FRENA L'ESECUTIVO: L'USCITA DALLA PROCEDURA PER DEFICIT ECCESSIVO SI ALLONTANEREBBE BEN OLTRE IL 2027, VALE A DIRE DOPO LE ELEZIONI. UNO SMACCO POLITICO PER LA MAGGIORANZA…
Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “la Stampa”
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
A oggi, le condizioni per sospendere il Patto di Stabilità non sussistono. Ma l'Italia ha una carta da giocare per far fronte alla crisi energetica, sforando i vincoli di bilancio previsti dalle regole Ue: attivare la clausola nazionale di salvaguardia per "circostanze eccezionali".
La scappatoia consentirebbe di deviare dal percorso di aggiustamento concordato con Bruxelles e di scontare le uscite extra dal calcolo della spesa. Ma c'è una controindicazione che al momento frena il governo: con l'attivazione della clausola, l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo si allontanerebbe ulteriormente, ben oltre il 2027. Vale a dire dopo le prossime elezioni politiche.
IL PACCO DI STABILITA - MEME SU GIORGIA MELONI BY DAGOSPIA
Si tratta di un aspetto praticamente privo di conseguenze sul fronte tecnico: secondo l'interpretazione prevalente a Bruxelles, in caso di attivazione della clausola le spese extra verrebbero scontate e quindi non comporterebbero un aggravio in termini di correzione dei conti, anche per i Paesi che si trovano in procedura.
Ma, per l'Italia, il marchio della procedura avrebbe implicazioni sul piano politico-reputazionale, che poi è il motivo per il quale il governo aveva deciso di non attivare la clausola di salvaguardia per le spese militari.
Per questo, l'attivazione della clausola nazionale rappresenta una soluzione certamente non ottimale, ma – secondo fonti europee consultate da La Stampa – "presto potrebbe diventare una scelta obbligata".
In base all'articolo 25 del nuovo Patto di Stabilità, la clausola generale che sospende le regole di bilancio per tutti può essere attivata soltanto "in caso di grave congiuntura negativa nella zona euro o nell'Unione nel suo complesso".
Tradotto: i vincoli possono saltare soltanto in caso di "grave recessione", scenario che al momento non si è realizzato. Non basta il rischio, la contrazione economica deve concretizzarsi.
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È dunque l'articolo 26 ad offrire un possibile appiglio al governo. Il testo dice che "su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi, il Consiglio può adottare, entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, una raccomandazione che consenta a uno Stato membro di deviare dal percorso della spesa netta stabilità dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine".
PATTO DI STABILITA - VIGNETTA DI GIANNELLI
Vuol dire che, in caso di "circostanze eccezionali al di fuori dal proprio controllo", un Paese può chiedere di deviare dal percorso di aggiustamento per far fronte alle spese impreviste, per un periodo e per un importo concordati con la Commissione e poi approvati dagli altri governi.
È esattamente ciò che è successo con la clausola di salvaguardia per le spese militari, attivata da 17 Stati membri, ma non dall'Italia. Ed è ciò che potrebbe succedere ora con le spese extra legate alla crisi energetica.
A oggi, il percorso di aggiustamento previsto dalla procedura dice che la spesa primaria netta può aumentare soltanto dell'1,6% tra il 2025 al 2026 (dal calcolo parametro sono esclusi gli interessi sul debito, le spese una tantum e il cofinanziamento dei fondi Ue). Secondo le previsioni della Commissione, basate sulla legge di bilancio, la spesa italiana aumenterà dell'1,5% tra il 2025 e il 2026 (passando da 1041,4 miliardi a 1057,5 miliardi), dunque entro i limiti consentiti.
GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
C'è quindi uno 0,1% di margine, che però non offre molta flessibilità: vale solo un miliardo su oltre mille di spesa primaria netta. Questo vuol dire che, in vista della crisi, uno sforamento sarà inevitabile.
Attivando la clausola, l'Italia potrebbe deviare dal percorso di aggiustamento e scorporare le spese extra legate alla crisi (quelle strutturali, visto che le spese una tantum sono già escluse). Ma resterebbe intrappolata per un periodo più lungo nella procedura per disavanzo eccessivo.
Lo scorso anno, quando si era aperta la possibilità di attivare la clausola nazionale per le spese militari, il ministro Giancarlo Giorgetti aveva definito "stupide e senza senso" le regole del Patto di Stabilità perché creano una situazione di disparità.
Attivando la clausola, infatti, un Paese che si trova fuori dalla procedura eviterebbe il rischio di entrarci pur avendo un deficit che sale oltre il 3%. Al contrario, un Paese che si trova già in procedura, non potrebbe più uscirne fino a quando il suo deficit non sarà sceso "stabilmente" sotto il 3%. E questo rischia di essere il caso dell'Italia.
Teoricamente l'uscita dalla procedura è prevista per il 2027, ma il governo sperava di poterla chiudere anticipatamente, nel 2026. [...]
I dati preliminari dell'Istat dicono però che il deficit del 2025 si è assestato al 3,1% e quindi – salvo improbabili correzioni – la Commissione non potrà chiudere la procedura quest'anno.
giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse
Sulla base dei dati definitivi di Eurostat, che verranno diffusi il prossimo 22 aprile, l'Italia avrà la certezza sull'iter della procedura e dovrà quindi decidere se attivare la clausola nazionale per affrontare la crisi energetica e al tempo stesso dovrà definire la propria strategia in termini di spese militari. Ben sapendo che potrebbe lasciare in eredità al prossimo governo il "marchio d'infamia" della procedura.

