1- IL DUPLEX DEI DUE ANGELI SCOLA & BAGNASCO “PENSIONA” IL SEGRETARIO DI STATO DEL VATICANO TARCISO BERTONE: FUORI DAL SAN RAFFAELE E DALL’ISTITUTO TONIOLO 2- CON LA SCONFITTA DELLA CORDATA MALACALZA-IOR-PROFITI (L’IMPERO DI DON VERZÈ SE LO CUCCA ROTELLI) E LE DOPPIE DIMISSIONI DELL’ISTITUTO TONIOLO, CHE HA IN CASSAFORTE L’UNIVERSITÀ CATTOLICA, IL POLICLINICO GEMELLI, UN PATRIMONIO IMMOBILIARE, L’8 PER MILLE DELLA SANTA SEDE, UN’ERA SI CHIUDE ALLE SPALLE DI TARCISIO BERTONE 3- L’ULTIMA ZAMPATA DEL CARDINAL BERTONE LE NOMINE CARDINALIZIE MADE IN CURIA 4- OGGI L’UOMO FORTE DI SANTA ROMANA CHIESA SI CHIAMA ANGELO SCOLA, CIELLINO DOC

1- VALUTAZIONI E RETROSCENA VATICANI DELLA MARCIA INDIETRO SUL SAN RAFFAELE
Paolo Rodari per "Il Foglio"

La spinta decisiva che ha convinto il Vaticano a uscire dal San Raffaele l'hanno data due cardinali lombardi di peso, espressione all'interno della curia romana della cosiddetta "finanza bianca": il cardinale varesino Attilio Nicora, presidente dell'Aif, la nuova authority incaricata di controllare l'attività finanziaria di tutti gli enti del Vaticano, e il cardinale bresciano Giovanni Battista Re, ex capo dei Vescovi.

I due porporati, nei giorni scorsi, hanno fatto sapere all'appartamento papale, tramite l'invio di una nota scritta, che non era il caso che la cordata guidata dal manager Giuseppe Profiti, dal presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e dal finanziere Vittorio Malacalza confermasse il proprio impegno.

E il Papa, forte anche del parere divenuto, alla fine, negativo dello stesso segretario di stato Tarcisio Bertone, ha deciso per l'uscita. Così ieri la Santa Sede non ha pareggiato l'offerta di 405 milioni di euro che l'imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli ha messo sul piatto per acquistare l'ospedale che fu di don Verzé.

Nicora e Re hanno valutato ogni cosa. Il rischio che nell'affare si replicassero gli errori commessi ai tempi del crac del Banco Ambrosiano sono stati ritenuti reali. Il buco finanziario dell'ospedale, infatti, è un'entità difficilmente quantificabile. Lo Ior chiuse la vicenda dell'Ambrosiano versando 406 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario". Ma oggi un nuovo e ingente esborso per un fallimento del quale la Santa Sede non ha responsabilità non sarebbe tollerabile. Non solo: esiste anche un intoppo giuridico.

Lo Ior non può, per statuto, impegnarsi in un'operazione del genere. Gotti Tedeschi ha fatto notare più volte la cosa all'interno dei sacri palazzi, tanto che si dice sia lui oggi il più sollevato per il dietrofront. Nei mesi passati erano stati anche l'arcivescovo di Milano Angelo Scola e il presidente della Cei Angelo Bagnasco a esprimere a Bertone riserve sull'operazione, anche per il fatto non secondario che l'ospedale di Verzé non aveva poi molto, nei suoi statuti e meno nelle sue prassi, che lo legasse alla chiesa: dal ricorso alla fecondazione artificiale alle ricerche svincolate dai criteri etici del magistero.

Un accordo non scritto fra i tre porporati sanciva la possibilità di abbandonare la partita entro sei mesi. Così è stato. Il progetto di un grande polo sanitario d'eccellenza, dunque, con il San Raffaele, il Bambin Gesù, la Casa Sollievo di San Giovanni Rotondo e il Policlinico Gemelli sembra accantonato.


2- CATTOLICA, DOPPIE DIMISSIONI DAL TONIOLO
M. Antonietta Calabrò per "Corriere della Sera"

L'economista Alberto Quadrio Curzio e il notaio Giuseppe Camadini, storica figura del cattolicesimo bresciano (dall'Istituto Paolo VI all'Editrice La Scuola) si sono dimessi dal comitato permanente dell'Istituto Toniolo, ente fondatore dell'università Cattolica di Milano, che è attualmente presieduto dal cardinale Dionigi Tettamanzi.

Un sicuro effetto le dimissioni di Quadrio Curzio e Camadini lo avranno: permetteranno un'accelerazione delle decisioni del nuovo arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola sul futuro dell'Istituto e sulla nomina del nuovo rettore della Cattolica, membro di diritto del consiglio.

Da metà novembre infatti anche il professore Lorenzo Ornaghi, ha lasciato il suo incarico di rettore per assumere il ruolo di ministro dei Beni Culturali. Da ieri, quindi, sono tre i componenti del comitato che devono essere sostituiti. I componenti rimanenti sono Paolo Bignardi, il direttore della tv della Cei Sat 2000 Dino Boffo, Felice Martinelli, Roberto Mazzotta, Piero Melazzini, Cesare Mirabelli, e Anna Maria Tarantola (vicedirettore generale di Bankitalia).

Da molti anni il Toniolo è la stanza di compensazione degli incontri e degli scontri tra le varie anime della Chiesa italiana e dei loro reciproci rapporti con la segreteria di Stato vaticana. Così la nomina di Ornaghi a rettore nel 2002 sancì la definitiva vittoria dell'allora cardinale vicario e presidente della Cei, Camillo Ruini, sulla segreteria di Stato guidata da Angelo Sodano. L'Istituto Toniolo è stato sfiorato anche dai veleni che portarono nel 2008 alle dimissioni dalla direzione del quotidiano dei vescovi Boffo (si disse che la velina anonima che lo accusava circolasse tra le mura dell'Istituto).

L'anno scorso il cardinale segretario Tarcisio Bertone aveva tentato un rinnovamento, sotto l'ombrello della segreteria di Stato (era stata ventilata anche la possibilità della nomina a presidente di Giovanni Maria Flick, ex ministro ed ex presidente della Consulta), in modo che il cambio avvenisse prima della sostituzione del cardinal Tettamanzi sulla cattedra di Sant'Ambrogio. Adesso decide Scola.

3 - IL MEDICO DI BERLUSCONI "DELUSI DA PROFITI"...
R. E. per "La Stampa" - «Siamo estremamente delusi per l'atteggiamento, che non riusciamo a decifrare, di chi in questo momento si arroga il diritto di dire che l'ospedale è salvo grazie a lui». Lo dice Alberto Zangrillo, direttore della cattedra di anestesia di rianimazione del San Raffaele e medico di Silvio Berlusconi, polemizzando con le dichiarazioni del vice presidente della fondazione, Giuseppe Profiti, che, nei giorni scorsi aveva parlato di ospedale salvo e missione compiuta. Parole al miele, invece, per il nuovo proprietario, Giuseppe Rotelli: «Un ringraziamento a chi si è preso l'onere di intraprendere un'impresa finanziaria straordinaria, al professor Rotelli e al gruppo che lui dirige, qui troverà terreno fertile per fare cose egregie».

4- IL SAN RAFFAELE A ROTELLI PASSO INDIETRO DELLO IOR UNA BATTAGLIA VINTA CON DUE RILANCI - ASTA CHIUSA A 405 MILIONI. LETTERA POLEMICA DI MALACALZA
Mario Gerevini e Simona Ravizza per "Corriere della Sera"

Ha vinto Giuseppe Rotelli. Punto o punto di domanda? Ieri a mezzogiorno con l'annuncio che Ior e Malacalza avevano rinunciato a pareggiare l'offerta da 405 milioni dell'imprenditore della sanità (gruppo San Donato), la vendita del San Raffaele sembrava un capitolo chiuso. Definitivamente. E probabilmente lo è. Ma l'avverbio fa la differenza.

La prima variabile è stata introdotta ieri sera verso le 18.30 dal vicepresidente dell'ospedale milanese, Giuseppe Profiti, uomo di punta della sanità vaticana che per ora gestisce il gruppo fondato da don Luigi Verzé. «Per quel che mi riguarda finisce qui, - ha detto in una conferenza stampa - anche se fino al 23 gennaio (data dell'assemblea dei creditori, ndr) mi auguro che arrivino rilanci, a vantaggio del San Raffaele».

Ma come? Ci avevano raccontato fino a ieri che la partita si chiudeva il 10 gennaio: o la banca vaticana Ior e l'imprenditore Vittorio Malacalza pareggiavano l'offerta Rotelli, ben più alta rispetto ai loro originari 250 milioni, oppure dovevano lasciare il campo. In teoria però Profiti ha ragione. Se arrivasse entro il 23 un'offerta da, supponiamo, 500 milioni, la Fondazione non potrebbe ignorarla e non sottoporla al Tribunale fallimentare.

Ma a quel punto Rotelli, che con l'accettazione formale della sua proposta è come se avesse in mano un contratto preliminare, potrebbe scatenare una battaglia giudiziaria che rischierebbe di paralizzare il San Raffaele. Peggio, rompendo il tavolo si potrebbe arrivare alla revoca del concordato o all'estremo di una Procura che rinnova la richiesta di fallimento.

La seconda, debole, variabile è una lettera di 8 pagine che Vittorio Malacalza, in rotta di collisione con lo Ior, ha scritto al cda della Fondazione Monte Tabor, di cui faceva parte. In essa contesta la validità dell'offerta Rotelli che dunque doveva essere respinta, pare, per vizi formali, e ribadisce la validità della proposta da 250 milioni in parte sua. Ieri Malacalza si è dimesso dal consiglio.

Difficile pensare che l'industriale genovese possa andare oltre questa presa di posizione. E difficile anche che possa presentarsi da qui al 23 con un'offerta superiore a Rotelli. Avendo sottoscritto quella da 250 milioni, il Tribunale o la Procura potrebbero sospettare che in precedenza fossero state occultate attività.

Sussulti finali. Resta il fatto che ieri poco dopo mezzogiorno il notaio Enrico Chiodi Daelli, custode della «pratica», aveva rilasciato una dichiarazione sintetizzata da tutti con un esplicito «Ha vinto Rotelli». Senza punto interrogativo. «Stiamo stendendo un verbale di constatazione notarile - scandiva Chiodi - del fatto che i due gruppi Ior e Malacalza non hanno presentato un allineamento all'offerta di Rotelli, che resta a questo punto l'unica».

Poi in serata, dopo l'accettazione formale della proposta da parte della Fondazione, Rotelli ha voluto «rassicurare - si legge in una nota della Velca, la società di famiglia - che obiettivo primario del suo intervento è la tutela e l'ulteriore sviluppo delle capacità professionali di ciascuno, nella più assoluta consapevolezza del valore dell'inscindibile rapporto tra attività ospedaliera, didattica universitaria e ricerca scientifica, che caratterizza questa istituzione di eccellenza». Il San Raffaele è di Rotelli, probabilmente definitivamente.

 

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