emiliano liuzzi

EMILIANO VIVE NEI CUORI DI CHI SCRIVE - L’ULTIMO ARTICOLO DI EMILIANO LIUZZI SULL’ABOLIZIONE DELLA LEGGE CHE IMPONEVA ALLE AZIENDE ITALIANE ALL’ESTERO DI COMUNICARE, IN CASO DI MORTE DI UN LAVORATORE, I DETTAGLI DELL’ACCADUTO - DA BRIVIDI IL PASSAGGIO SULL’ARRESTO CARDIOCIRCOLATORIO

Emiliano Liuzzi per il “Fatto Quotidiano

 

emiliano liuzziemiliano liuzzi

L’articolo qui di seguito è l’ultimo scritto dal nostro Emiliano Liuzzi, deceduto la settimana scorsa, nella notte tra martedì e mercoledì. Un pezzo sul quale lavorava da tempo per trovare carte e riscontri; un articolo al quale teneva molto visto il tema affrontato: la difesa dei diritti dei lavoratori, degli ultimi, rispetto alle grandi ingiustizie.

 

Ce lo ha consegnato martedì sera, verso le nove, poco prima di andare via dal giornale. Con il sorriso sulle labbra, come sempre, come era lui.

 

MORIRE DI LAVORO.

E senza nessuna garanzia per chi resta.

Nemmeno sapere perché e come sia accaduto. Grazie ai governi di Enrico Letta e di Matteo Renzi, la legge che era in vigore nel 1965 è stata tanto semplificata che le società italiane con impianti in altri Paesi non devono neanche più comunicare all' Italia l' avvenuto infortunio.

 

emiliano liuzzi alessandro ferrucciemiliano liuzzi alessandro ferrucci

Modifiche (nel 2014 con il Jobs Act, ad esempio) che hanno reso impossibile qualsiasi indagine per capire cosa sia realmente accaduto. Arriva una comunicazione dal governo libico piuttosto che kazako (luoghi dove, neanche a dirlo, lavora quasi esclusivamente l' Eni) che quasi sempre riporta l' arresto cardiocircolatorio. Che non è una causa di morte.

 

Quando viene restituito il corpo, in una cassa chiusa, ogni indagine è sostanzialmente impossibile. Questo vuol dire non vigilare sulla sicurezza e soprattutto dispensare l' azienda che assume i lavoratori in Italia e li spedisce all' estero (ancora l' Eni, in larga parte) da ogni tipo di risarcimento.

 

Una legge che esisteva dal 1965, disponeva che il datore di lavoro "deve, nel termine di due giorni, dare notizia all' autorità locale di pubblica sicurezza di ogni infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l' inabilità al lavoro per più di tre giorni".

 

emiliano liuzzi  emiliano liuzzi

La denuncia deve essere fatta all' autorità di pubblica sicurezza del Comune in cui è avvenuto l' infortunio. Se l' infortunio sia avvenuto in viaggio e in territorio straniero, la denuncia deve essere fatta all' autorità di pubblica sicurezza "nella cui circoscrizione è compreso il primo luogo di fermata in territorio italiano" mentre per la navigazione marittima e la pesca marittima deve essere fatta alla autorità portuale o consolare competente.

 

La mancata denuncia, poi, avrebbe dovuto anche essere corredata dalla precisa descrizione del fatto, dei nomi dei testimoni e del parere del responsabile della sicurezza aziendale. Un articolo che non esiste più.

 

emiliano liuzziemiliano liuzzi

La norma è stata abrogata dalla legge n. 98 del 2013 (il cosiddetto "Decreto del fare") Tutto quello che ne segue è stato ricostruito dagli avvocati Luigi Pisanu e Ivano Iai di Sassari, che seguono il caso dell' infortunio mortale in Kazakistan di un lavoratore sardo impiegato dalla Elettra Energia S.p.A. in un cantiere gestito dalla Agip KCO , società di diritto olandese integralmente posseduta (manco a dirlo) dall' Eni. E qui corre l' obbligo di una parentesi.

 

Già, perché l' Eni, azienda statale, ha una serie di imprese controllate con sedi sparse tra paradisi fiscali e Paesi dove la pressione è più bassa o dove gestisce le proprie operazioni. C' è l' Agip Energy and Natural Resources, capitale di 5 milioni, che ha sede in Nigeria; la Burren Energy ltd, 62 milioni di capitale, che invece ha la sua sede alle Bermuda e alle Isole Vergini. Poi un' altra lunga serie di controllate tra Amsterdam, Londra e Cipro.

barbara d'urso e emiliano liuzzi barbara d'urso e emiliano liuzzi

 

L' infortunio dal quale gli avvocati sardi sono partiti è avvenuto in Kazakistan. Alla famiglia di Oreste Angioi, classe 1954, arrivano dopo diversi mesi dal decesso due certificati mortuari che attestano diverse date della morte: uno riporta come data il 15 marzo 2010, l' altro dice il 14 marzo e cambia anche il luogo della morte.

 

La notizia sarebbe invece stata comunicata alla moglie e ai tre giovani figli il 16 marzo, per via telefonica. Un dettaglio, si fa per dire, che non è ancora stato chiarito. Soprattutto, la salma rientra in Sardegna quando sono ormai trascorsi dieci giorni e non è più possibile nessun esame autoptico anche e soprattutto perché, considerato che non è stata avvisata nessuna autorità di polizia italiana, bisogna fidarsi: del luogo dove l' incidente o il malore è avvenuto e sulle cause certificate di decesso che, anche stavolta, sono contraddittorie.

 

eni in libiaeni in libia

Quel che è certo è che Oreste Angioi, originario di Ottana in provincia di Nuoro (nota area di crisi del centro Sardegna, segnata proprio dalle dismissioni dell' Eni e dall' inquinamento) dopo una lunga serie di contratti di lavoro con la Elettra Energia S.p.A.

ENI NIGERIAENI NIGERIA

, quando muore ha un contratto a tempo determinato. Ed è particolare: sei ore al giorno che, però, in forza di un accordo integrativo, diventano dieci.

 

Non solo: il lavoratore aveva l' obbligo, prima di poter rientrare a casa, di lavorare 41 giorni di seguito. In un ambiente dove durante la stagione invernale si raggiungono i 35 - 40 gradi sotto lo zero e nei mesi caldi punte di 45 gradi. E con un aspetto allarmante: Angioi non poteva lavorare in condizioni climatiche estreme, né stressanti, come da precise raccomandazioni scritte del medico aziendale al datore di lavoro, in quanto affetto da fibrillazione atriale.

 

trivelletrivelle

La visita medica disposta dall' azienda imponeva di evitare all' operaio lavori in altezza e qualsiasi sforzo. Ma la società ha continuato a sfruttare il dipendente fino alla morte, per poi cancellare ogni traccia. Anche l' ultima, quella della disposizione che prevede l' obbligo di comunicare il decesso alle autorità italiane, sebbene all' epoca dei fatti l' articolo 54 fosse ancora in vigore: l' Eni già sapeva che presto sarebbe diventata un' abrogatio ad personam, anzi ad societatem: ne ha semplicemente anticipato l' applicazione.

Ultimi Dagoreport

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…