ESTERE-FATTI - IL VOTO DELLE MIGLIAIA DI ITALIANI ALL’ESTERO NASCONDE UN GROVIGLIO INTRICATISSIMO DI CONTATTI, TENUTI INSIEME DA PERSONAGGI SPESSO QUI IGNOTI - I PARTITI SI APPOGGIANO AI SINDACATI (NEL CASO DEL PD) O AGLI IMPRENDITORI (IL PDL) PER TROVARE I CANDIDATI, MA COME VADANO LE COSE DAVVERO NON SI SA - I VOTI SONO DUBBI, SPESSO SPARISCONO BLOCCHI DI SCHEDE: IN PALIO CI SONO RICCHI RIMBORSI ELETTORALI...

Susanna Turco per "l'Espresso"

Circoscrizioni elettorali grandi come la somma di Asia, Africa, Antartide e Oceania. Campagne di comunicazione eventuali, talvolta opache, comunque costosissime. Personaggi tra l'improvvisato e l'oscuro, quando non losco. Pacchi di schede che spariscono. Migliaia di preferenze da raccogliere, perché là il Porcellum non vale. Quello del voto estero è un mondo strano e pazzoide, un piano della realtà a sé, un'intercapedine della politica, talvolta inquietante, quasi mai sotto i riflettori.

Dentro, si muove un'Italia parallela, a tratti spaventosamente diversa, a tratti pericolosamente uguale a quella entro i confini. Anche adesso, per la terza volta nella storia, la Legione straniera è in battaglia: tra Europa, America del nord, Sudamerica e appunto Africa-Oceania, il plotone dei candidati nelle quattro circoscrizioni estere lotta per rastrellare voti tra i quattro milioni e mezzo di italiani nel mondo, e conquistare i 18 posti in palio in Parlamento (12 alla Camera, 6 al Senato).

Magari, con l'aria che tira, fare di nuovo la differenza: come accadde nel 2006 nell'infausta era del "senador" Pallaro, l'ottantenne argentino della Pampa che con i suoi cambi di fronte diede origine al fenomeno del "pallarismo", e a una nuova soluzione per chi vuol condizionare la politica per interessi propri.

Il mondo parallelo si apre già facendosi largo tra i nomi in lista, tra i Pasqual Antonio Sanfilippo e gli Antonio Jesus José Librici. Mentre da noi va di moda la società civile, il volto ignoto e al limite polveroso, là, all'estero, tra i candidati di punta c'è una tipa da target bunga-bunga: Iliana Calabrò detta la "morocha", argentina, cantante e soubrette del genere "Drive in". Non sa nemmeno l'italiano, ma dice che la lingua è facile.

Il suo capobastone, già senatore Pdl Esteban Caselli, detto Cocho o "el obispo", coinvolto fra l'altro nell'inchiesta su Finmeccanica, è definito "pericolosissimo" persino da Valter Lavitola: guida un movimento che si chiama Italiani per la libertà, che esiste solo in Sudamerica, e che dal Pdl, l'anno scorso, ha ricevuto in dono 175 mila euro.

Nel Maie, partito fondato dall'ex sodale di Pallaro, Ricardo Merlo, tra un Augusto Sorriso Liborio Zambito (detto Robert), e una Angela Rosaria Nissoli Fitzgerald (detta Fucsia), c'è Gian Luigi Ferretti, lambito (ma mai indagato) dall'inchiesta Mockbel-Di Girolamo che portò in galera l'allora senatore del Pdl; ma pure personaggi come Nello Collevecchio e Ugo Di Martino, già balzati all'onore delle cronache giudiziarie nelle indagini sui brogli del 2008 in Argentina e Venezuela. E dire che il Maie, con una sorta di accordo di desistenza, è il partito che appoggia la Lista Monti in Sud America: alla faccia delle liste inappuntabili.

Quanti sono politici, tra costoro? Pochissimi. Raffaele Fantetti, capolista del Pdl al Senato in Europa, già succeduto a Di Girolamo nel 2010, prima di lanciarsi nel mondo degli italiani all'estero lavorava alle Attività Produttive; Guglielmo Picchi, capolista del Pdl in Europa alla Camera, prima di trasferirsi a Londra era un funzionario di banca in Italia. Enrico Singer, altro candidato Pdl, era l'inviato a Bruxelles della "Stampa" e, prima di trasferirsi in Francia, ha anche aperto un ristorante nella campagna di Frascati.

Luis Melieni in arte Gino Renni, in corsa per il Pd (quota Sel) in Sudamerica, potrà non dire niente a noi, ma per gli italo-argentini che scrivono su Facebook «è come Paolo Villaggio». Insomma, non è che i partiti abbiano solide succursali nel mondo, si fa quel che si può. Le circoscrizioni estere - il Sudamerica in specie - sono una sorta di periferia dell'impero, e i rapporti sono improntati al rispetto dei locali costumi.

Anche perché le preferenze necessarie per essere eletti - almeno 13-14 mila - richiedono una ramificazione territoriale che non si può improvvisare. Risultato: il centrosinistra in genere si appoggia alle reti sindacali, quelle dei patronati. Per esempio, nel Pd in Europa, Laura Garavini, è legata all'Ital-Uil, Claudio Micheloni all'Inca-Cgil, Franco Narducci alle Acli. Il centrodestra - mancandogli quelle - si appoggia su quel che trova. Imprenditori, spesso. Chi altro può raccogliere i voti che servono?

Ben strana anche la campagna elettorale, del resto. Alla faccia dei limiti di spesa imposti per legge - 52 mila euro a candidato - soldi ne servono. Anche solo per gli spostamenti, su territori così vasti. «A febbraio in Europa. Comprese Svizzera, Russia e Turchia», recita il blog del candidato Cinque stelle Andrea D'Ambra, tipo dépliant d'agenzia viaggi.

Gianluca Galletto, in corsa col Pd per il nord America, dirama una newsletter che sembra una richiesta d'aiuto: «Gianluca è stato a Boston, Toronto, Montreal, Chicago. Domani sera vorrebbe incontrarvi ancora, presso "Our Lady Of The Snow Society", 410 Graham Ave, Brooklyn. I successivi nove giorni sarà: a Philadelphia; a Toronto; nel Connecticut; a Roma; a Mexico City; presso la redazione di "America Oggi"; a Vancouver; a New York - Williamsburg». Solidarietà.

Quanto alle reti d'appoggio, a Madrid il Pdl può contare sul Pnie, Partito nazionale italiani in Spagna. Orgogliosissima, la presidente Paola Pacifici scrive ai vertici del Pdl che «il Pnie attiverà la propria rete di contatti e referenti sul territorio, per promuovere i candidati Picchi, Furlan e Fantetti», assicurando che «questo partito non potrà mai accettare le idee della classe politica di sinistra». Una certezza, almeno.

E questo è il lato meno oscuro. Altrove va decisamente peggio: schede di dubbia provenienza, come quelle australiane compilate nel retrobottega di un bar nel 2006, o quelle argentine del 2008 sulle quali indaga la procura di Roma (e che coinvolgono il già citato Caselli - secondo l'accusa, con la complicità del console italiano a Buenos Aires e ditte di spedizione calabro-argentine). Fuori verbale, del resto, gli stessi candidati raccontano di pacchi di schede sparite in blocco, a qualunque livello. Stavolta, in molti consolati ci si è risolti alle raccomandate con ricevuta di ritorno. Le raccomandate?

Curiosamente, la legge prevede che il voto viaggi per posta semplice: i consolati stampano e inviano le schede, gli elettori compilano e rispediscono al mittente; e, solo allora, i plichi vengono inviati a Roma con valigia diplomatica e pompa magna (lo scrutinio, a Castelnuovo di Porto, nei magazzini della Protezione civile).

Sarebbe semplice cambiare la legge, hanno detto eletti all'estero che alla faccenda si sono invano applicati come Nino Randazzo del Pd e Aldo di Biagio di Fli, oggi candidato con Monti. Basterebbe istituire il seggio nei consolati, o il voto elettronico. Non ci si è riusciti, e in fondo si capisce. Il bottino è troppo ghiotto per cambiarne i meccanismi. In palio ci sono poltrone, ma anche denaro: per accedere ai rimborsi elettorali, basta presentare la lista in una sola circoscrizione e superare il 3 per cento. Non c'è bisogno nemmeno di conquistare un eletto.

 

SILVIO BERLUSCONI ED ESTEBAN CASELLI SENATORE SUDAMERICANO PDL ILIANA CALBABR CANDIDATA PDL ILIANA CALABR CANDIDATA PDL SUD AMERICA GINO RENNI CANDIDATO SEL IN SUD AMERICA MANIFESTO ELETTORALE PD SUD AMERICA GIAN LUIGI FERRETTI CANDIDATO MAIE jpeg

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