EURO-PARAGURI - LO SAPETE CHE LA GERMANIA NON HA MAI ABBANDONATO IL MARCO? NEL PAESE DELLA MERKEL VIGE LA DOPPIA MONETA: CIRCOLANO ANCORA 6,7 MLD € DEL VECCHIO CONIO, FACILMENTE CONVERTIBILI E UTILIZZABILI PERFINO NEI NEGOZI - L’ABI TEDESCA NON HA FRETTA E PERMETTE AI CLIENTI DELLE BANCHE DI INDICARE I CONTI CORRENTI IN MARCHI - VUOI VEDERE CHE IL BANANA AVEVA RAGIONE?...

Roberto Sommella per "Milano Finanza"

Sorpresa: in Germania il marco esiste ancora ed è vivo e vegeto. Ma non per quei programmi di ristampa che anche questo giornale ha raccontato nei minimi particolari e che a un certo punto dell'eurocrisi sono diventati una possibilità concreta, bensì perché di fatto non ha mai lasciato portafogli, cassetti, materassi e persino conti correnti.

Lo ha verificato MF-Milano Finanza curiosando sul sito dell'Associazione delle banche tedesche (Bankenverdband), il corrispettivo dell'Abi, dopo che Silvio Berlusconi qualche giorno fa aveva lasciato cadere nel disinteresse generale un'affermazione piuttosto forte che in molti però hanno subito derubricato a semplice battuta folkloristica.

«L'uscita della Germania dall'euro non sarebbe una tragedia», ha detto l'ex premier ribadendo un suo evergreen, «anche perché c'è una corrente finanziaria che propugna proprio questa soluzione ed è una soluzione che molte banche tedesche considerano possibile perché in calce ai loro formulari prestampati per i clienti hanno introdotto una clausola che fissa le regole per il cambio dell'euro con il marco».

Riletta così la dichiarazione del Cavaliere poteva passare inosservata, ma una fonte tedesca, interpellata in proposito, ha clamorosamente (e candidamente) confermato. «È vero, in Germania è stata approvata una legge che permette alle banche di indicare ai propri clienti il cambio dei loro depositi in marchi», afferma l'industriale tedesco, «e garantisce, in caso di deflagrazione dell'euro, di corrispondere lo stesso importo in qualsiasi moneta nasca dopo l'eurocrack».

A pensarci bene, non si tratta di una semplice risposta all'euroscetticismo ormai conclamato di molti tedeschi, ma di una logica conseguenza di un'altra sorta di anomalia tutta teutonica. Il marco, infatti, è ancora considerato una valuta scambiabile all'interno dei Lander e questo proprio per volere delle autorità nazionali e della Bundesbank di Jens Weidmann, antagonista di tutti i programmi di riacquisto di titoli di Stato messi in campo dalla Bce di Mario Draghi.

Una circolare dell'Abi tedesca ha infatti ricordato nel febbraio scorso che il caro vecchio deutsche mark, pur non avendo più valore legale al compimento del decimo anno di vita della moneta unica, sarebbe stato convertibile anche in futuro «senza limiti e senza commissioni». Proprio così, senza limiti di spazio e di tempo: in pratica è come avere ancora la doppia circolazione. Si tratta di una cosa davvero sorprendente se si pensa che l'euro dovrebbe essere una moneta comune, senza spazi per vecchie nostalgie o coabitazioni valutarie.

Tra l'altro tutti gli altri Paesi si sono adeguati al dettato del Trattato Ue e hanno abbandonato per sempre le rispettive valute. Francesi, spagnoli e italiani hanno infatti detto addio da mesi alla convertibilità della loro moneta; anzi, in Italia è accaduto che, per una norma del decreto salva-Italia, sia stata anticipata di un paio di mesi la fine del periodo di convertibilità presso le sedi della Banca d'Italia, fissata inizialmente a febbraio del 2012.

Che cosa nasconde questa storia? È la conferma che la Germania di Angela Merkel, se vedrà che non sarà più possibile politicamente sostenere i debiti dei Paesi dell'Euromed, abbandonerà davvero la moneta unica oppure è solo un modo per tenere buoni i vecchi nostalgici del marco, nato nel 1948 e mai abbastanza rimpianto?

Difficile dirlo. Certo è invece ciò che sempre l'Associazione delle banche tedesche, a cui aderiscono tutte le top bank dei lander, da Deutsche Bank a Commerzbank, afferma nei suoi notiziari. In Germania oggi sono in circolazione ancora la bellezza di 6,75 miliardi di euro in marchi (la maggioranza sono monete) e chiunque voglia cambiarli in euro può farlo «presso le sedi della Bundesbank, gratuitamente, col cambio di un euro contro 1,95583 marchi e illimitatamente».

E questo vale, ricorda ancora l'associazione delle banche tedesche, «non solo per le ultime emissioni di marchi, ma anche per le vecchie emissioni della Bundesbank e della Banca dei Paesi tedeschi». La sollecitazione è tale che in alcuni negozi tedeschi si accettano ancora i pagamenti in marchi, Perché per cambiarli non c'è fretta e del doman non v'è certezza.

 

 

 

 

MARCO TEDESCO MONETAANGELA MERKELSILVIO BERLUSCONI - Copyright PizziJens Weidmann Jens Weidmann e Angela Merkelweidmann draghi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…