EUROPA, IL PARCO GIOCHI DELLA GERMANIA - LA MERKEL SPEDISCE JUNCKER ALLA COMMISSIONE E PIAZZA SCHULZ A PRESIDENTE DEL PARLAMENTO - E “SUGGERISCE” AI SOCIALISTI LA NOMINA DELLA DANESE THORNING-SCHMIDT AL CONSIGLIO EUROPEO

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1 - UE L’ACCORDO È FATTO COMMISSIONE A JUNCKER SCHULZ A STRASBURGO

Andrea Tarquini per “la Repubblica”

 

È fatta: per la nuova Commissione europea Angela Merkel ha scelto l’intesa con i socialisti europei di Matteo Renzi, di Martin Schulz e del vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel ai patteggiamenti con gli euroscettici.

 

Ha preferito accogliere il pressing del premier italiano e della Spd piuttosto che cedere alle minacce del premier conservatore britannico David Cameron o degli eurominimalisti tra gli stessi popolari. «Dico sì a una riconferma di Schulz quale presidente del Parlamento europeo », ha affermato oggi pomeriggio la Cancelliera.

 

In poche ore, ha risposto alla significativa concessione degli eurosocialisti. I quali, per bocca di Sigmar Gabriel, avevano annunciato la rinuncia a chiedere per Schulz la vicepresidenza, quindi la poltrona tedesca nella Commissione. Quella resterà a Guenter Oettinger, democristiano ma da sempre rivale da destra di Merkel nel partito. Ai socialisti potrebbe restare l’altro incarico-chiave, quello del Consiglio europeo, che potrebbe andare infatti alla dinamica e popolare premier danese Helle Thorning-Schmidt.

 

juncker juncker

In poche ore, le grandi famiglie dei democratici europei, tra pressing e negoziati, hanno ritrovato se stesse nel ruolo di risposta alla sfida: opporre una solida maggioranza alla minaccia del voto del populismo di destra.

 

«Minaccia che vediamo serissima qui - dicono fonti di Berlino - soprattutto in Francia, potenza atomica dove il primo partito alle europee è stato il Fn definito in pubblico “fascista” da Schaeuble (democristiano, ministro delle Finanze, ndr)». Se c’è un “giorno più lungo”, a volte, come al cinema, promette di finire bene. Anche se non è l’ultima battaglia. «Il gruppo tedesco nel Ppe darebbe il suo sostegno a Schulz come presidente del nuovo Parlamento europeo», ha affermato “Angie”.

il presidente dell eurogruppo juncker a destra in una rara foto con mario draghi e mario monti aspx il presidente dell eurogruppo juncker a destra in una rara foto con mario draghi e mario monti aspx

 

I segnali decisivi dei socialisti erano venuti uno dopo l’altro a Merkel: mano tesa, nello scontro con Cameron che minaccia l’uscita di Londra dalla Ue se il vincitore delle elezioni – il democristiano Jean-Claude Juncker finora poco sostenuto dalla cancelliera – erediterà la poltrona di Barroso.

 

Prima, giovedì, Renzi aveva proposto una Commissione con un 40 per cento di donne. Argomento cui, per storia personale e strategia di soft power rosa e bipartisan anche a casa, “Angie” non è insensibile. Poi ieri mattina Gabriel ha annunciato la rinuncia di Schulz al ruolo di vice di Juncker: «Lui e Schulz devono fare asse».

schulz martin official portrait schulz martin official portrait

 

Molto resta da negoziare, nelle larghe intese europee. Juncker è sensibile alle richieste socialiste per crescita e occupazione giovanile, ma Merkel ieri ha ribadito il no tedesco a deroghe al Patto di stabilità e al fiscal compact chieste dall’Italia e da Gabriel. C’è tempo per litigare, negoziare, accordarsi. Ma il Patto sui valori costitutivi è salvo.

 

2 - MA ANCORA UNA VOLTA LE NOMINE EUROPEE SI DECIDONO A BERLINO

Andrea Bonanni per “la Repubblica”

 

Sembrava messa in un angolo, costretta ad accettare alla guida della Commissione Jean-Claude Juncker, un candidato scelto dal Parlamento europeo. E invece Angela Merkel riesce ancora una volta a ribaltare i giochi: non solo diventa la paladina di Juncker, imponendolo contro il veto britannico, ma si prende anche il gusto di nominare il prossimo presidente del Parlamento indicando il nome del socialdemocratico tedesco Martin Schulz. Una scelta che permette di spianare la strada al complicato pacchetto delle nomine europee.

 

VAN ROMPUY ATTACCATO DA NIGEL FARAGE AL PARLAMENTO EUROPEOVAN ROMPUY ATTACCATO DA NIGEL FARAGE AL PARLAMENTO EUROPEO

Mentre ancora ieri il premier britannico David Cameron sperava di riuscire a evitare una decisione finale al vertice di giovedì prossimo, la svolta che ha messo fine alle speranze inglesi di boicottare la nomina di Juncker si è giocata tutta in casa tedesca. Il gruppo socialista al Parlamento europeo era disposto a votare in favore di Juncker, ma chiedeva in cambio per Schulz, candidato di punta dei socialisti alle elezioni, una poltrona di “numero due” della Commissione europea.

 

Questo avrebbe costretto la Merkel a dare agli alleati socialdemocratici il posto di commissario che spetta alla Germania, creando scontento all'interno dei democristiani tedeschi, e in particolare della Cdu, che punta alla riconferma dell'attuale commissario Guenther Oettinger.

 

VAn Rompuy Dal Corriere VAn Rompuy Dal Corriere

La Merkel ne ha parlato con il leader dei socialdemocratici tedeschi, il vice-cancelliere Sigmar Gabriel. E Gabriel, nel corso di una lunga telefonata con Schulz, ha ottenuto da questi la disponibilità a rinunciare alla poltrona in Commissione in cambio di una riconferma alla presidenza del Parlamento europeo. E la Cancelliera non si è lasciata sfuggire l'occasione. «Se i socialisti presenteranno la candidatura di Schulz alla

presidenza del Parlamento europeo, il gruppo tedesco del Ppe lo appoggerà», ha dichiarato.

 

A questo punto i giochi sembrano chiusi. Con buona pace dei molti, anche tra i membri italiani del Pse, che ambivano alla poltrona di presidente del Parlamento europeo. Oggi a Parigi i leader socialisti si incontreranno su invito del presidente Hollande. Ma sembra difficile che possano e vogliano riaprire la partita.

 

Helle Thorning SchmidtHelle Thorning Schmidt

Resterà loro da giocare la carta della scelta del presidente del Consiglio europeo, il successore di Van Rompuy, che dovrebbe logicamente spettare al Pse se Juncker di insedierà alla guida della Commissione.

 

Ma anche su questo fronte la Merkel si è mossa in anticipo impartendo una implicita benedizione alla premier danese Helle Thorning-Schmidt, che fa parte della famiglia socialdemocratica. Ricevendola giovedì a Berlino con il tempismo di un grande stratega, la Cancelliera ha tessuto le lodi della Thorning-Schmidt, spiegando che nulla impedisce la nomina alla guida del Consiglio europeo dell'esponente di un Paese che non fa parte dell'eurozona. Se riuscisse anche in questa operazione, la Merkel avrebbe centrato l'en plein: non solo imporre Juncker alla Commissione, non solo pilotare l'elezione di Schulz al Parlamento, ma riuscire perfino a dettare ai suoi colleghi socialisti la scelta del presidente del Consiglio europeo.

 

Helle Thorning SchmidtHelle Thorning Schmidt

Non sembra però probabile che questa nomina, come quella dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, venga già decisa al vertice di giovedì prossimo. I capi di governo potrebbero limitarsi a designare Juncker, la cui elezione a presidente della Commissione da parte del Parlamento è a questo punto strettamente legata a quella di Schulz.

Le altre poltrone di vertice potrebbero essere decise in un secondo momento, sotto presidenza italiana, andando a legarsi con la scelta dei portafogli-chiave da assegnare ai commissari.

 

L'Italia, le cui ambizioni sono state limitate in partenza dal fatto di avere già Draghi alla guida della Bce, potrà in questa seconda partita giocare un ruolo importante di regista. Renzi si è già guadagnato uno spazio politico rilevante riaprendo la discussione sulle future strategie di politica economica dell'Ue. Potrebbe, se le circostanze glielo consentiranno, ottenere una poltrona importante in Commissione: magari persino quella di “ministro degli esteri” della Ue.

CAMERON E MERKEL A DAVOS CAMERON E MERKEL A DAVOS

 

Una tessera del puzzle resta però vistosamente fuori posto. La Gran Bretagna di David Cameron rimane completamente isolata nell'opporsi alla nomina di Juncker: una battaglia in cui si trova a fianco solo l'impresentabile premier oltanzista unghere, Viktor Orban. Su questo punto ormai la Merkel è decisa ad andare allo scontro, mettendo Londra in minoranza: «Vogliamo operare in spirito europeo - ha spiegato ieri la Cancelliera - e questo significa che presteremo attenzione alla voce britannica, particolarmente sul programma di lavoro della prossima Commissione».

 

DAVID CAMERON E ANGELA MERKEL A DAVOS DAVID CAMERON E ANGELA MERKEL A DAVOS

Potrebbe però essere un recupero tardivo per salvare il premier britannico da una bruciante sconfitta personale e da una ulteriore ondata di eurofobia che darebbe ulteriore impulso al processo di uscita della Gran Bretagna

dall'Ue.

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