IL NUOVO FALSO IN BILANCIO BY RENZI NON PREVEDE LA POSSIBILITÀ DI INTERCETTARE (PER LE SOCIETÀ NON QUOTATE) - PER CONSIDERARE REATO UN FALSO I PM DOVRANNO DIMOSTRARE LA VOLONTÀ DELL’AZIENDA DI TRARRE PROFITTO

Francesco Grignetti per “la Stampa”

 

matteo renzi pier carlo padoanmatteo renzi pier carlo padoan

Sembra finalmente giunto all’ultima curva il nuovo reato di falso in bilancio. Come annunciato, sono scomparse le soglie di punibilità, il reato è diventato perseguibile d’ufficio, si conserva però un doppio binario prevedendo pene diverse per le società quotate in Borsa (da 3 a 8 anni) e quelle non quotate (da 1 a 5 anni).

 

«Ora l’impostazione del reato è più lineare e semplice», spiega il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «Sono state eliminate del tutto le soglie di non punibilità su cui c’erano state critiche e si terrà conto invece delle condotte di particolare tenuità, ma senza creare aree di impunità e lasciando al giudice la valutazione caso per caso».


IL DILEMMA
La nuova configurazione del reato, guardando alle pene per il falso delle società non quotate, si porta dietro una polemica velenosa: essendo la pena massima fino a 5 anni, non sono consentite le intercettazioni. E qui si apre il dibattito. Servono? Non servono? Dentro la maggioranza c’è chi sostiene che il falso in bilancio è «un reato documentale», quindi basta esaminare le carte per trovare le prove, e l’intercettazione è un lusso di troppo.

MARIO MICHELE GIARRUSSO MARIO MICHELE GIARRUSSO

 

Inoltre si sostiene che raramente un falso in bilancio grave è da solo; quasi sempre è connesso con una bancarotta o una corruzione, reati da intercettazioni. 
Secondo il senatore Beppe Lumia, Pd, però, in un caso come nell’altro si dovrebbero permettere le intercettazioni, quindi alzando il massimo a 6 anni per le società non quotate. 


C’è poi chi grida allo scandalo per la pena aggira-intercettazioni. «Qualora le indiscrezioni fossero fondate - affermano i senatori Enrico Cappelletti, Maurizio Buccarella, Mario Giarrusso del M5S - ci ritroveremmo di fronte all’ennesima presa in giro da parte del governo. Inoltre, si correrebbe il rischio concreto di vedere il reato di falso archiviato qualora ritenuto dal giudice di particolare tenuità o commesso nell’ambito di un comportamento non abituale». 

GIORGIO SQUINZI ALL ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA GIORGIO SQUINZI ALL ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA


IL DOLO SPECIFICO
In effetti, se il falso in questione fosse considerato “di lieve tenuità”, come è ricordato nell’incipit del testo, il giudice stesso potrebbe chiedere l’archiviazione. Ma nel testo in arrivo al Senato c’è anche un altro aspetto che forse risulterà indigesto all’opposizione: il passaggio esplicito che per considerare reato un falso occorrerà il dolo specifico, ovvero che un falso è reato se commesso «al fine di trarre un ingiusto profitto». 


È una clausola di salvaguardia voluta dal governo per rassicurare il mondo delle imprese che il mero errore contabile non sarà considerato reato, e tantomeno potranno istruirsi processi sulle valutazioni o sui criteri con cui si redigono i bilanci. Confindustria di recente si era espressa in maniera secca, contraria a trasformare il falso in bilancio da reato di pericolo a reato di danno, con ciò passando dalla procedibilità a querela alla procedibilità d’ufficio; né accettava la punibilità per tutti senza soglie.

 

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