FENOMENOLOGIA DI GRILLO - DALLE TV LOCALI A SANREMO, FINO ALLA SVOLTA POLITICA, UNA SISTEMATICA OPERA DI CONTROINFORMAZIONE CHE LO RENDE CREDIBILE AGLI OCCHI DEL PUBBLICO - I COMIZI “CARBONARI” IN TEATRO: IL PARADOSSO SEMANTICO DI FARE POLITICA CON GERGO DA COMICO - ANTIPOLITICO? MADDECHÉ!: CASOMAI ANTI-CASTA. GENERA APPARTENENZA PER CONTRASTO - UNA CONDANNA PER OMICIDIO COLPOSO GLI IMPEDISCE DI CANDIDARSI…

Andrea Scanzi per "il Fatto Quotidiano"

La prima scintilla è forse occasionale, l'approdo attuale lungamente inseguito. Quando Giuseppe Piero Grillo pronuncia la battuta sui socialisti ha 38 anni e un presente nazionalpopolare. Fantastico 7, 15 novembre 1986. Presenta Pippo Baudo, che lo ha scoperto dieci anni prima in un teatro semivuoto milanese, La bullona. "La cena in Cina... Martelli ha chiamato Craxi e ha detto: ‘Ma senti un po', qua ce n'è un miliardo e son tutti socialisti?'.

E Craxi ha detto: ‘Sì, perché?'. ‘Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?'". Tangentopoli è lontana, la censura no. Craxi chiama Baudo, che eroicamente scarica Grillo e ne benedice la cacciata. È la prima svolta in un percorso che sembrava quello di un Benigni meno cinematografico (l'ultimo Dino Risi chiosò: "Grillo è più attore adesso di prima").

UNA ROBA PAZZESCA

Nato a Genova il 21 luglio 1948. A trent'anni è già presentatore al Festival di Sanremo. Te la do io l'America, Te lo do io il Brasile, Cercasi Gesù. I capelli ricci, "una roba pazzesca". Vittorio Sgarbi lo conosceva già: "Uno scemo patentato", che "viaggiava con una Porsche bianca come un bullo di periferia" e "frequentava casa per vedere mia sorella 15enne". Nel 1988 è condannato per omicidio colposo plurimo, poiché responsabile della morte di due coniugi e del loro figlio di 8 anni.

Il fuoristrada guidato da Grillo scivolò su una lastra di ghiaccio, non distante da Limone Piemonte, e finì in un burrone. Grillo si gettò fuori dall'abitacolo prima di precipitare. Non l'ha mai nascosto, specificando che quella condanna gli impedisce una candidatura peraltro mai desiderata. Così il 16 settembre 2005 nel blog: "Ho avuto un incidente di macchina nel 1980, guidavo io, mi sono salvato per miracolo, ma sono morte tre persone che erano con me e sono stato condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi . Non mi candiderò al Parlamento".

La seconda svolta, più deliberata della prima, è l'approdo a una satira che inventa: quella "ecologico-economica-politica". Colpire soltanto i politici non basta. A terrorizzare è altro: finanza, stupri ambientali, dittatura del mercato, onnipresenza della pubblicità (che ha fatto: per la Yomo). Dopo l'esilio forzato, Grillo gravita come superospite a Sanremo. Record di ascolti e battute eternate (Jovanotti "cureggina").

Buone notizie (1991) dà inizio alla sistematica opera di controinformazione che lo rende credibile agli occhi del suo pubblico. Testi di Michele Serra, oggi in prima fila a dargli del "qualunquista demagogo populista" con Eugenio Scalfari e altri maître à penser. Regia di Giorgio Gaber, con cui condivide la scelta di abbandonare la tv per coltivarsi una tribù di carbonari in teatri e palazzetti. Il Beppe Grillo Show del 92/93 è l'unico Grillo savonaroliano trasmesso in Rai. Propaggini catodiche si verificano a fine anni Novanta su Tele+, con i Discorsi all'Umanità.

Poi arriva Murdoch, che lui chiama "Merdoch" per quel vezzo bambinesco di storpiare i cognomi come Guglielmo Giannini. Da allora solo teatro. Grillo non si improvvisa politico: lo è da vent'anni. Prima nei Palasport, ora in Rete. Visceralmente incapace di dialogare, feticisticamente legato al monologo. Grillo non frequenta i talkshow perché li odia (la teoria) e perché non sa condensare un pensiero in pochi secondi (la pratica ). Vive il paradosso semantico di fare politica con gergo da comico, da qui i molti cortocircuiti linguistici (mafia, evasione, Ius Soli).

Generalizzatore per strategia, sa incassare la risata - e il consenso - di pancia. Quando nel 2005 lo ricercò l'Espresso, si premurò che "l'intervista uscisse bene: ci tengo". Di fronte all'idea di dedicargli pagine, il capocultura si stupì: "Scusate, ma Grillo fa ancora qualcosa?". L'attenzione dei media era quella (poco dopo sarebbero arrivate le sportellate con un'altra firma del settimanale, Alessandro Gilioli). Carattere spigoloso.

DA MOANA ALL'APOCALISSE

Il voto ("7") da amatore che gli dedicò Moana Pozzi, le lacrime per Fabrizio De Andrè di cui fu testimone di nozze ("Dio non poteva prendersi Toto Cutugno?"). L'amicizia con Mina, Benni, Crozza. La vicinanza con Antonio Ricci, che lo ritiene uno straordinario centravanti di sfondamento con problemi nell'argomentare. Il conflitto con Daniele Luttazzi, che gli ha dedicato lucide pagine di critica e che anni fa si lamentò per una battuta rubata su Papa Woytjla e Parkinson. "Gli telefonai e mi rispose il suo manager. Grillo ripeteva: ‘Dì a Luttazzi che gliele rubo tutte, sono troppo belle'".

Grillo non ha mai amato il collega ("Va sempre in giro col leggìo?", chiedeva sarcasticamente nei camerini), che è nel frattempo inciampato in un caso-plagio appena più ingombrante. Il miglior Grillo ha usato i palazzetti per dare notizie che giornali e tivù dimenticavano. Lì si è cementata la credibilità: 1991-2005. Le premonizioni (Parmalat), le querele (una, persa, perché chiamò "vecchia puttana" Rita Levi Montalcini). Verde sui generis, sinistrorso sui generis, satirico sui generis. Genera appartenenza per contrasto.

Le citazioni di Glenn Gould, la presenza scenica, il sudore copioso. Le battute ripetute. Il blog, nato il 26 gennaio 2005 per volere dell'alter ego Gianroberto Casaleggio (in grado secondo alcuni di plagiarlo) è lo sfogo naturale di una vita urlata. Cantonate, testacoda (i computer spaccati sul palco nel 2000), vaffanculo seriali. Del Movimento 5 Stelle è "semplice megafono" di una "democrazia dal basso", ma il suo predominio è innegabile. Mal tollera il dissenso, tende a scomunicare i grillini poco osservanti.

Ha catalizzato anzitutto gli orfani di sinistra perché, oltre a parlare di acqua pubblica e delitti sottaciuti (Federico Aldrovandi), ne ha incarnato la parabola. Nel 2006, stremato da Berlusconi, votò "un partito minore legato alla coalizione Prodi". Poi vide Mastella alla Giustizia e l'indulto. Netta la rottura: "Meglio un nemico vero di un amico finto". Ecco perché è molto duro con il Pd (ampiamente ricambiato). Più lo attaccano e più cresce: è la sua tazza di tè. Manicheo, cocciuto, paraleghista più che paraculo.

Padre un po' padrone di ragazzi mossi da sincera passione. Per nulla antipolitico, casomai anti-casta. Ieri erano spettacoli da ricordare e ora comizi non sempre memorabili, ma il porto su cui ha attraccato il marinaio Grillo era l'unico possibile. Apocalisse morbida di un iconoclasta coerente.

 

BEPPE GRILLO MOVIMENTO 5 STELLEBEPPE GRILLOGRILLO MOVIMENTO 5 STELLEBEPPE GRILLO AD UN COMIZIO BEPPE GRILLO MOVIMENTO 5 STELLEBEPPE GRILLO STRABUZZA GLI OCCHIbeppe grillo BEPPE GRILLO BEPPE GRILLO E PIPPO BAUDObeppe grillo 004 lapBeppe Grillogrillo beppe bn0001

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?