FINISH BANANA, FINISH MATTEUCCIO? - PERCHÉ LA DECADENZA DI BERLUSCONI SPINGE RENZI NELL'IMBUTO DI LETTA E NAPOLITANO (CHE ORA SE LA RIDONO ECCOME)

Claudio Cerasa per il Foglio

Un conto sono i centometri, con tutta l'energia esplosiva indirizzata verso quel percorso breve, fulmineo, istantaneo, e con tutta quella voglia di scaricare la propria potenza nell'immediato, Adesso, e non tra un anno, due o chissà quando. Un conto, invece, sono i percorsi come i tremila siepi, le corse lunghe, le distanze infinite, e tutti quegli ostacoli e quelle barriere mobili e quelle vasche d'acqua posizionate qua e là sulla pista che gli atleti, e in questo caso i politici, possono affrontare solo dopo aver portato a termine un lungo allenamento in cui, più che la forza esplosiva dei muscoli, conta la capienza del torace. Ecco.

Tra gli elementi di riflessione legati alla convulsa giornata di ieri, con la contemporanea uscita di Berlusconi dal Senato e la conseguente uscita di Forza Italia dalla maggioranza certificata nella notte dal voto contrario alla Legge di stabilità, per il governo guidato da Enrico Letta, e per il Pd a breve guidato probabilmente da Renzi, si apre una fase complicata in cui gli ingredienti che compongono la nuova grande coalizione ci dicono un paio di cose importanti.

Ovvero: che la grande coalizione è morta, che le larghe intese sono state sostituite da piccole intese, che il peso del governo è tutto o quasi sulle spalle del Pd, che dal nove dicembre, il giorno dopo le primarie del Partito democratico, chi si dovrà far carico di questo peso non sarà soltanto Enrico Letta ma sarà soprattutto il nuovo segretario del Pd e che da oggi in poi, per il Pd, sarà più complicato continuare a bombardare il governo considerando che quello che ha di fronte a sé non è più il governo delle larghe intese ma è quasi interamente un governo a trazione Pd (e un governo che tutto sommato non è così diverso da quello che il Partito democratico immaginava di formare prima delle ultime elezioni).

Enrico Letta ieri, nel giorno dell'esecuzione parlamentare del Cav., nel giorno in cui il Partito democratico ha certificato ancora una volta che il suo collante principale si chiama antiberlusconismo, ha detto con invidiabile ottimismo che dopo le primarie convocherà il nuovo segretario del Pd per aprire un confronto che già immagina che sarà sicuramente "positivo".

Al di là della grammatica della diplomazia è un fatto che la decadenza di Berlusconi (e l'uscita di scena di Forza Italia dall'area di governo) apra nei rapporti tra Letta e Renzi una fase completamente nuova e potenzialmente esplosiva che però preoccupa solo fino a un certo punto il governo dell'ex vicesegretario del Pd (e il suo grande angelo custode quirinalizio).

Ragionamento di Letta: se da oggi il governo è un governo sostanzialmente del Pd, non è pensabile che il segretario del Pd tolga la fiducia a quello che, volente o nolente, sarà comunque il suo governo. Chiaro no?

Letta, insomma, è convinto che - al netto di tutti gli ultimatum e di tutti i finish offerti dal sindaco di Firenze - Renzi sia costretto a far sua in modo coatto l'idea che il suo destino, e in buona parte il successo del Pd, saranno direttamente collegati al successo del governo. Ma questa equazione apparentemente lineare presenta un punto di debolezza importante che in fondo fotografa bene l'imbuto in cui rischia di infilarsi il Rottamatore.

La forza di Renzi - e una delle ragioni principali che porteranno centinaia di migliaia di persone ad andare a votare l'otto dicembre - è quella di essere percepito da una buona parte dell'elettorato come il possibile rottamatore del governo Letta e come il possibile punto di mediazione tra il Pd che vuole governare, certo, ma anche quello che non vuole farsi rubare la scena dell'opposizione a Letta e Alfano dai compagni del Cinque stelle.

La fine delle larghe intese, invece, spinge Renzi verso una posizione più governativa e lascia a Grillo e a Berlusconi il ruolo appetitoso di fustigatori unici delle nuove piccole intese. Riuscirà Renzi a resistere alla tentazione di raggiungere su quel terreno il Cav. e il comico genovese?

A denti stretti, e fuori dai taccuini, i renziani, che fino a qualche ora fa promettevano di voler far ballare il governo un minuto dopo l'elezione di "Matteo", ammettono che la situazione si complica, che i centometri sono diventati quasi una maratona, che il governo adesso può cadere solo per mano di Renzi, e non più del centrodestra, e che per questo il vero punto, per il sindaco, è che sarà costretto a fare un accordo con Letta per evitare che il governo abbia - orrore - un orizzonte che vada al di là del prossimo anno.

L'imbuto di Renzi in fondo è tutto qui e si capisce perché in queste ore i lettiani (e gli anti renziani) si stiano leccando i baffi: il sindaco si ritrova di fronte un percorso stretto, e non più un'autostrada, deve cominciare a fare concorrenza ai grillini da una posizione non di lotta ma di governo, deve accettare di essere l'azionista principe delle nuove intese, deve imparare a guidare il Pd senza prestare attenzione ai sondaggi e - soprattutto - deve convincere le persone che lo hanno votato per far emergere un'alternativa a questo governo che il tempo dell'Adesso in realtà è un formidabile Dopodomani.

Sorridono a Palazzo Chigi: "C'è poco essere da allegri, ok, ma da oggi la parola finish direi che si addice più a chi voleva far cadere il governo che a chi questo governo lo guida".

 

napolitano renzi letta LETTA E RENZI LETTA-RENZIMERKEL BERLUSCONI NAPOLITANO BERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANO BEPPE GRILLO DAL TRENO beppe grillo, il fondatore del m5s

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI