descalzi, amara, pignatone, francesco greco

IL GIALLO DEL VIDEO CHE STAVA PER INCASTRARE ENI – DUE PROCURE, CARABINIERI E FINANZA FANNO TRASCRIZIONI DIVERSE DELLE CONVERSAZIONI REGISTRATE IN UN FILMATO, MAI DATO ALLA DIFESA ENI, IN CUI COMPARE AMARA. IN UNA C’È IL NOME DI PIGNATONE, IN UN’ALTRA SOSTITUITO DA “INCOMPRENSIBILE”, NELLA TERZA C’È UN BUCO DI 5 MINUTI - CHI HA DECISO DI NASCONDERLO O DI TRASCRIVERLO IN MODO ERRATO O INCOMPLETO? È STATO FATTO PER SCIATTERIA? PER PROTEGGERE PIGNATONE? PER NON METTERE IN CRISI L'ACCUSA NEL PROCESSO ENI?

 Giacomo Amadori e Alessandro Da Rold per “La Verità”

 

claudio descalzi

Potremmo chiamarlo il gioco delle tre carte. Ma il banchetto non è stato allestito da un mazziere ambulante. Ad apparecchiarlo sono stati toghe e investigatori. Essì perché, come dimostreremo in questo articolo, la Procura di Roma e quella di Torino, l'aliquota dei carabinieri della polizia giudiziaria del capoluogo piemontese e i finanzieri del Gico hanno prodotto tre diverse trascrizioni delle conversazioni contenute in un importantissimo video registrato il 18 dicembre 2014 nell'ufficio dell'imprenditore torinese Ezio Bigotti e che aveva come protagonista niente meno che il Fregoli dei pentiti, quel Piero Amara che da anni sta distribuendo confessioni a rate in giro per l'Italia.Ma partiamo proprio da uno di questi verbali.

 

PIERO AMARA

A pagina 6 dell'interrogatorio reso da Amara davanti al procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio il 18 novembre 2019 si legge la seguente singolare domanda fatta dal pubblico ministero al faccendiere siciliano: «Le registrazioni nell'ufficio di Bigotti - noi ne abbiamo solo una del 28 luglio - dove sono?». Sembra un excusatio non petita, di chi ha sentore che esista anche un altro video, quello del 18 dicembre 2014. Entrambi i video sono stati sequestrati dagli uomini dell'Arma di Torino negli uffici romani di Bigotti durante la perquisizione del 7 maggio 2015 per essere poi trasmessi dalla Procura del capoluogo piemontese a quella di Roma e questa avrebbe quindi trasmesso alla Procura di Milano «soltanto» quello, ormai famoso, del 28 luglio 2014 consegnato, come è noto, agli avvocati degli imputati del processo Eni/Nigeria il 23 luglio 2019 dopo che gli stessi difensori ne avevano casualmente scoperto l'esistenza in un altro procedimento.

 

FRANCESCO GRECO

Un atteggiamento di scarsa trasparenza stigmatizzato dai giudici nella sentenza di assoluzione per i vertici dell'Eni nel cosiddetto processo Opl 245 con queste parole: «Risulta incomprensibile la scelta del pubblico ministero di non depositare il video con il rischio di eliminare dal processo un dato di estrema rilevanza». Anche perché nella videoregistrazione emergevano le intenzioni di vendetta di Vincenzo Armanna, da poco licenziato dall'Eni e in quel momento grande accusatore dei manager del Cane a sei zampe.Nulla dice, invece, la sentenza dell'altra videoregistrazione effettuata il 18 dicembre 2014 e relativa a un incontro tra Bigotti, Amara, l'imprenditore Andrea Bacci (all'epoca stretto collaboratore dell'allora premier Matteo Renzi) e un quarto soggetto.

la videoregistrazione dell'incontro armanna amara 3

 

Anche in questo video si parla di Eni e in particolare di alcune operazioni che avrebbero dovuto essere realizzate in Congo e sui giacimenti onshore in Nigeria. Sennonché questo filmato è stato nascosto ai giudici milanesi, agli imputati e ai loro difensori, impedendo ogni possibile valutazione da parte dei soggetti interessati in un processo delicato come Opl 245. Ciò è potuto accadere perché gli inquirenti capitolini, dopo aver ricevuto dai colleghi torinesi entrambi i filmati, hanno inserito quello del 18 dicembre in un fascicolo «atti non costituenti notizia di reato» assegnato dall'allora procuratore Giuseppe Pignatone all'aggiunto Paolo Ielo il quale lo ha assegnato successivamente al pm Mario Palazzi che lo ha archiviato, con la controfirma del nuovo procuratore Michele Prestipino, a fine 2020 senza passare dal gip. A Milano questo video, al contrario di quello del 28 luglio, non è mai stato inviato.

 

francesco greco

E questa differente scelta è probabilmente collegata non tanto al fine di danneggiare l'Eni (anche se l'effetto finale è stato probabilmente lo stesso) quanto alla volontà di non divulgare un video in cui si parlava di Roberto Pignatone, il fratello del procuratore che quel filmato aveva dirottato sul binario morto dei fascicoli modello 45. Negli uffici giudiziari romani non esiste la trascrizione completa del video, tanto che quella «ufficiale» di 31 pagine redatta il 17 dicembre 2017 dal Gico del colonnello Gerardo Mastrodomenico e del maggiore Fabio Di Bella è definita dal suo stesso estensore, il maresciallo Fabio Petronzi, «semi-integrale» e in effetti mancano all'appello i cinque minuti in cui i presenti parlano di Roberto Pignatone e degli incarichi ricevuti da quest' ultimo da parte degli indagati Amara e Bigotti, consulenze oggetto di un esposto al Csm dell'ex pm Stefano Fava.Nel documento manca anche uno spezzone in cui si parla di una gara da venti milioni di euro per offrire servizi all'Eni in Congo e di una operazione, sempre riferita a Eni Congo, che valeva 250 milioni di euro all'anno.

 

la videoregistrazione dell'incontro armanna amara

Nei cassetti della Procura di Roma è rimasta ferma anche una versione di 24 pagine fatta dai Carabinieri di Torino che, sebbene appaia più completa, non riporta comunque il nome di «Pignatone» sostituito da un «incomprensibile».Per avere una trascrizione non censurata di ciò che si sono detti Bigotti, Amara, Cecchi e Bacci il 18 dicembre 2014 bisogna far riferimento a una terza trascrizione, questa volta «non ufficiale» depositata nel procedimento penale di Perugia a carico di Luca Palamara, Riccardo Fuzio e Fava e allegata a una relazione «accusatoria» predisposta dall'aggiunto Ielo il 29 luglio 2019. Ebbene in questa versione non firmata sono riportate le parole registrate il 18 dicembre 2014 dal minuto 13:58 al minuto 14:03 dove il fratello di Pignatone viene definito consulente «del gruppo» Bigotti e si dice che «lavora molto» con lo studio Amara.

 

giuseppe pignatone 2

Tuttavia questa «trascrizione non ufficiale», come detto, seppur con il logo del Gico della Guardia di finanza di Roma, non reca il nome del pubblico ufficiale che l'ha redatta, né il luogo, né la data della sottoscrizione e non fa parte di alcun procedimento penale. Agli atti del fascicolo perugino vi è solo una nota del 26 maggio 2021 a firma del procuratore Prestipino dalla quale risulta che detta trascrizione «sarebbe stata richiesta dal dottor Ielo alla polizia giudiziaria delegata nella persona del colonnello Mastrodomenico, ufficiale delegato ad espletare le attività di indagine in corso nel 2019», ma che essa «non risulta depositata nell'ambito di altri procedimenti penali iscritti presso questo Ufficio».

 

piero amara

Restano da comprendere le ragioni giuridiche che hanno spinto la Procura di Roma a non trasmettere gli atti relativi alla conversazione del 18 dicembre 2014 alla Procura di Milano per il tempestivo deposito agli imputati del processo Eni-Nigeria e in quello Eni-Congo, dove la compagnia petrolifera ha patteggiato il 25 marzo 2021 una multa da 11 milioni di euro per induzione indebita in relazione ad alcune licenze rilasciate dalla Repubblica congolese al nostro ente petrolifero.Probabilmente queste nuove immagini avrebbero offerto la giusta chiave di lettura del video del 28 luglio 2014, evitando il processo Opl 245.

 

claudio descalzi

Amara ha, infatti, sempre raccontato la favoletta di avere registrato l'ex manager Eni Vincenzo Armanna il 28 luglio 2014 «su mandato di Eni per "delegittimarlo"». Ma grazie al video del 18 dicembre la verità pare ben diversa. Infatti in questo caso Amara e Bigotti si sono videoripresi da soli anche in assenza di Armanna. Sembra la prova che le registrazioni avvenivano senza alcun mandato occulto, ma semplicemente rappresentavano il modus operandi di Amara e Bigotti. Ma questa loro abitudine si è trasformata in un autogol. Infatti nel video Amara parla con Bigotti di Umberto Vergine, all'epoca a capo della divisione Gas & power, e lo definisce «il nemico dei miei», cioè - stando alle denunce presentate da Eni in Procura - di Massimo Mantovani e Antonio Vella. Vergine infatti non sarebbe mai stato un nemico dell'amministratore delegato Claudio Descalzi, da cui era stato nominato nella divisione Gas & power dopo l'uscita da Saipem.

 

giuseppe pignatone 1

Ma il gruppo Amara, Armanna, Mantovani e Vella avrebbe visto Vergine come un possibile intralcio ai propri affari con il petrolio iraniano e la Napag, società riconducibile ad Amara. Ed ecco che infatti l'avvocato siciliano si adopera per metterlo fuori gioco: «[] Costituisce il nemico giurato dei miei e così pienamente togliamo di» si legge nella trascrizione della Guardia di finanza. Come intendeva riuscirci? Pochi mesi dopo il video di dicembre del 2014 inizia il balletto degli esposti a Trani e Siracusa sul complotto per fare fuori Descalzi. Amara descrive Vergine come mente dei complotti per farlo fuori e piazzare al suo posto Mantovani.

 

claudio descalzi 2

Cosa che in effetti sarebbe avvenuta da lì a poco. Insomma il filmato del 18 dicembre poteva essere d'aiuto alle difese dei vertici Eni, come lo è stato quello del 28 luglio. Chi ha deciso di nasconderlo o di trascriverlo in modo errato o incompleto? È stato fatto per sciatteria? Per proteggere Pignatone? Per non mettere in crisi l'accusa nel processo Eni? O per tutti questi motivi insieme? Speriamo che prima o poi qualcuno darà una risposta a queste semplici domande.

francesco grecodescalziclaudio descalzi 1claudio descalzi 3giuseppe pignatone (2)piero amara 3

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