gianni letta matteo renzi

GIANNI LETTA FA IL TIFO PER IL PROPORZIONALE - TACE A ROMA, CHIACCHIERA A ROCCA DI MEZZO: “L’ANTIPOLITICA E’ FIGLIA DELLA MALAPOLITICA. MA IL PROBLEMA E’ LA SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE, DETERMINATA DALLA LEGGE ELETTORALE” - NOSTALGIA O PREVEGGENZA?

 

 

Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

 

gianni lettagianni letta

«Una riforma costituzionale non può essere frutto di proposte improvvisate, estemporanee. Antonio Maccanico lo diceva già decenni fa. Le ventate di antipolitica, il degrado della malapolitica non si fermano in quel modo, era chiaro allora come dovrebbe esserlo oggi ». Gianni Letta dismette i panni del pontiere distaccato e imparziale, lontano dalla politica battente. Per una volta, tra le pochissime che si ricordi, rompe gli indugi, lo fa in pubblico.

 

Sta per indossare il loden e andare via, ancora nella sala del Municipio risuonano gli applausi dei 38 venuti a sentirlo qui nella piccola Rocca di Mezzo, paesino dell' Aquilano arrampicato a 1329 metri di altezza di cui il braccio destro di Berlusconi è cittadino onorario. Fuori sta cominciando a nevicare. L' ex sottosegretario è venuto fin quassù, col pretesto di un seminario, accogliendo l' invito dell' amico sindaco di sinistra Emilio Nusca, per ricordare la figura dell'«pubblico servitore delle istituzioni Maccanico ». "Quale riforma della politica" è il titolo dell' incontro.

 

gianni letta silvio berlusconigianni letta silvio berlusconi

Già, appunto, quale riforma? Quella di Matteo Renzi cambierà la politica? Letta non fa nulla per nascondere la sua disillusione, la sua sostanziale bocciatura del testo, anche se premette che vorrebbe tenersi lontano dall' attualità, dall' appuntamento di domenica prossima. Troppo forte la tentazione però.

 

Si dice allora «sconfortato»: «Il dibattito è stato aspro, direi avvelenato, le parti in campo si sono fronteggiate in uno scontro troppo violento, che ha fatto perdere di vista il cuore del confronto, i contenuti sostanziali». Senza distinzione, tra destra e sinistra. Ecco perché dalla polemica vorrebbe prendere le distanze. Dai toni, magari, ma nel merito prende posizione.

matteo renzi gianni lettamatteo renzi gianni letta

 

Del resto, dietro le uscite e le strategie del Cavaliere c' è pur sempre lui, "l' eminenza azzurra". Soprattutto dietro l' azzardo della scommessa sulla vittoria del No, non per correre dietro a Salvini ma per risedersi al tavolo della legge elettorale e di chissà cos' altro con Renzi. Il ritorno al proporzionale è il miraggio neanche tanto nascosto. «Nei primi anni Novanta sembrava il male assoluto, adesso in tanti sono qui ad invocarlo », sottolinea Letta interrompendo per un attimo lo storico dell' Università di Torino Paolo Soddu che parla dei diari da lui raccolti di Maccanico, ex segretario generale della Camera e del Quirinale.

 

rocca di mezzorocca di mezzo

Ad ogni modo, prima della legge elettorale c' è la riforma targata Renzi da promuovere o bocciare. Letta quando prende la parola non scandisce il suo No ma è come se lo facesse, in cima alla lista la cancellazione del bicameralismo perfetto. «Vi dico una cosa: non è tutta colpa del bicameralismo paritario se i governi sono lenti nel prendere le decisioni, se ci sono inefficienze, in Italia quasi sempre i difetti della politica sono dipesi dalla mancanza di volontà della politica stessa», afferma coi toni di chi nella stanza dei bottoni a Palazzo Chigi c' è stato a lungo.

 

antonio maccanicoantonio maccanico

Lo sguardo finale torna ai nostri giorni. Letta si infervora come di rado. «La ventata di antipolitica investe gli effetti disastrosi della malapolitica, ma non spazza via il vero degrado che sta nel metodo di selezione della classe politica, dunque in una legge elettorale non adeguata e in una riforma che non può essere improvvisata". La bocciatura è servita, la piccola platea applaude.

 

L' amico sindaco pd Emilio Nusca lo abbraccia, lo ringrazia. L' auto di Letta è andata via e il primo cittadino sussurra: «Siamo amici da tanti anni, dice No, deve dirlo in pubblico, ma in privato, a Roma, mi ha confessato che la riforma non è che sia poi così male».

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