LEGALI LEGATI - LA DURA VITA DEGLI AVVOCATI DEL PREMIER “COSTRETTI” AD AVERE A CHE FARE CON I COMPAGNI DI MERENDE TARANTINI E LAVITOLA - PERRONI AI PM: “I 500 MILA € A TARANTINI? IO E GHEDINI DICEMMO CHE ERANO INOPPORTUNI” - NICOLA QUARANTA DETESTA VALTERINO: “L'HO VISTO IN UN'UNICA CIRCOSTANZA E MI FECE UNA PESSIMA IMPRESSIONE, TENENDO UN ATTEGGIAMENTO ARROGANTE”...

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Gli ex avvocati di Tarantini furono scelti personalmente da Silvio Berlusconi. Sono loro stessi a confermarlo, ma il penalista Giorgio Perroni rivela un ulteriore particolare: quando lui e Ghedini seppero che il presidente del Consiglio aveva dato 500 mila euro a Tarantini manifestarono la propria «contrarietà».

Le carte processuali ricostruiscono come il premier abbia messo «sotto tutela» l'imprenditore finito sotto inchiesta a Bari per aver reclutato donne a pagamento da portare alle sue feste. I legali confermano di non essere stati pagati, ma Perroni sottolinea: «Si tratta di un cliente importante segnalatomi da Berlusconi, mi è capitato anche in altre occasioni difendere gratuitamente persone segnalate da altri clienti».

«MI SCELSE IL PREMIER»
Il 2 settembre, poco dopo l'arresto di Tarantini e di sua moglie, viene convocato in questura a Roma l'avvocato Giorgio Perroni. E a verbale dichiara: «Per ciò che riguarda l'incarico ricevuto da Tarantini, preciso che nel settembre 2010 mi chiamò il presidente Berlusconi che mi chiese di assumere la difesa di Tarantini. Subito dopo io chiamai l'avvocato Ghedini, difensore di Berlusconi, al quale comunicai tale circostanza; Ghedini si limitò a dirmi che Tarantini non si era trovato bene con il suo precedente difensore il professor D'Ascola.

Successivamente fissai un appuntamento con Tarantini che fu accompagnato al mio studio dall'avvocato Quaranta e da Lavitola, che io non avevo mai visto. Dopo la riunione dissi a Tarantini di non presentarsi più con Lavitola al mio studio e ciò dal momento che non è mia abitudine intermediare, con un terzo che non conosco, il rapporto con il cliente.

Tra l'altro Lavitola non mi fece una buona impressione, circostanza questa che non comunicai a Tarantini». Subito dopo i pubblici ministeri gli chiedono se «le risulta che il presidente Berlusconi abbia dato 500 mila euro a Tarantini» e a questo punto Perroni oppone il segreto professionale.

«IO E GHEDINI CONTRARIATI»
I magistrati dell'accusa chiedono dunque al giudice di svincolarlo da questa «cautela». L'istanza viene accolta e il 9 settembre Perroni è di nuovo di fronte ai magistrati. A questo punto libero di rivelare: «Ricordo che intorno a giugno, luglio scorso, nel corso di una riunione ad Arcore con il presidente Berlusconi e con Ghedini avente ad oggetto argomenti e vicende processuali del Presidente, lo stesso Berlusconi mi chiese come stesse Tarantini.

Io gli risposi che stava bene fisicamente ma era preoccupato per la sua posizione processuale e aveva problemi economici dal momento che era fallito e non riusciva a intraprendere una nuova attività imprenditoriale. In quel contesto Berlusconi ci disse di aver messo a disposizione di Tarantini, tramite Lavitola e su richiesta dello stesso Tarantini, 500 mila euro per intraprendere una nuova attività imprenditoriale. Ricordo che io non ero a conoscenza di tale dazione ed evidenziai l'inopportunità della stessa.

Anche Ghedini - neppure lui a conoscenza della dazione - evidenziò tale inopportunità. Ghedini inoltre espresse giudizi non lusinghieri nei confronti di Lavitola e anche io dissi al Presidente che nell'unica volta che l'avevo visto non mi aveva fatto una buona impressione.

A questo punto Ghedini propose al presidente di accertare tramite me che sono difensore di Tarantini se tale somma fosse già stata versata a Tarantini, e ciò perché se per caso non l'avesse ancora ricevuta si poteva bloccare l'operazione. Il presidente accettò la proposta di Ghedini e dunque mi chiese di chiedere a Tarantini se avesse ricevuto i 500 mila euro. Io così feci e Tarantini mi rispose di no; io di tanto informai Ghedini».

I magistrati chiedono di sapere perché considerassero inopportuna l'elargizione di denaro a Tarantini e il penalista risponde: «Basta vedere quello che è successo: non c'è dubbio che tale dazione poteva essere equivoca. Il Presidente però in quella occasione era assolutamente tranquillo, dal momento che lui disse che si trattava di un semplice aiuto economico che aveva ritenuto di corrispondere a una persona in difficoltà senza chiedere nulla in cambio».

LE INTERFERENZE DI LAVITOLA
Anche l'altro difensore, l'avvocato Nicola Quaranta, attacca Lavitola. «L'ho visto in un'unica circostanza, quando accompagnai Tarantini allo studio dell'avvocato Perroni, in occasione di una riunione. Al riguardo posso dire che Lavitola mi fece una pessima impressione, tenendo un atteggiamento arrogante.

Ricordo che Lavitola, appunto in modo arrogante, addirittura intendeva interloquire con noi avvocati sulla strategia difensiva da seguire nei procedimenti di Tarantini. Inoltre ricordo che Lavitola criticò l'operato del precedente difensore di Tarantini, avvocato D'Ascola, che fu sostituito dall'avvocato Perroni. Cosa che a me diede fastidio perché‚ stimo D'Ascola e non sono stato d'accordo con la sua revoca».

Poi Quaranta ribadisce di aver avuto numerosi colloqui con i magistrati di Bari «dal momento che la nostra strategia difensiva iniziale era quella di definire complessivamente tutte le pendenze di Tarantini con un patteggiamento allargato e ciò anche perché Tarantini aveva collaborato con l'autorità giudiziaria.

Di tale strategia ho parlato sia con il procuratore di Bari, sia con i sostituti. Tuttavia allo stato non si è concluso nulla di concreto ed è obiettivamente impossibile avendo preso alcuni procedimenti strade processuali diverse cioè non sono più nello stesso stato e grado».

Una versione che coincide con quanto è stato chiarito proprio dagli inquirenti titolari dell'inchiesta e dallo stesso Laudati quando ha pubblicamente affermato che «nessuna richiesta di patteggiamento nell'inchiesta sul favoreggiamento della prostituzione è stata mai avanzata né poteva esserlo sia in considerazione del numero degli indagati e sia delle ipotesi dei reati contestati».

Tarantini ha poi cambiato avvocati nominando Alessandro Diddi, Ivan Filippelli e Piergerardo Santoro.

 

TARANTINI GHEDINI Berlusconi e Ghedini Valter LavitolaANTONIO LAUDATIGIORGIO PERRONI E ILDA BOCCASSINI

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…