GLI ITALIANI IN CRISI MANGIANO DI MENO E NON SI FANNO LA BARBA MA TROMBANO DI PIU’ (VIAGRA A RUBA)

Francesco Spini per "La Stampa"
«Il Paese è ancora in recessione, non ne siamo usciti. E checché ne dica il premier Letta, che stimo molto, non è vero che si vede la luce in fondo al tunnel». Davanti ai dati del rapporto Coop 2013 «Consumi & Distribuzione», il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, non trova ragioni per rifugiarsi in un «facile e ingiustificato ottimismo».

Quello che il rapporto descrive, del resto, è un'Italia di famiglie sotto pressione con un reddito disponibile crollato di oltre il 10% in sei anni, con un potere d'acquisto tornato agli Anni 70 e ormai rassegnate «a uno stile di vita all'insegna della rinuncia».

Morale: in totale i consumi delle famiglie, dopo il -4,3% del 2012, nel 2013 continueranno a cadere di un altro 2,2%, spiega il vice presidente di AnccCoop, Enrico Migliavacca. In termini di volumi, quelli alimentari dopo il -3,1% del 2012 in questo 2013 scenderanno di un altro -2,2% e di un -0,5% nel 2014. Nel non alimentare andrà peggio. Dal -6,3% del 2012 si passerà quest'anno al -7,5% quest'anno, con un altro -6,1% nel 2014. Si taglia su tutto, il 54% delle famiglie compra solo l'essenziale e dimentica il superfluo.

Ma ora calano anche le spese per i figli (-4% complessivamente, coi biscotti e cereali che piombano dell'11%) e quelle per i «vizi». Dall'alcol (-4% per i vini, -5% per gli aperitivi) al fumo (il consumo di sigarette è tornato al 1973) e fino al caffè: -21% nella spesa pro capite rispetto a 6 anni fa.

Resta solo il sesso, dove al calo del vendita di profilattici (-3,7% in due anni), sono in controtendenza Viagra e simili (+7,6%) oltre al cosiddetto sexual entertainment: +6,4% nell'ultimo anno. Quanto a spesa pro capite, quella dedicata ai generi alimentari è tornata coi suoi 2.116 euro agli Anni 60. In 40 anni il cibo è sceso dal 35 al 15% dei consumi totali.

Il 52% degli italiani cerca prodotti in promozione, il 30% compra di meno, il 21% passa a marchi economici (in generale le marche private hanno aumentato l'incidenza dello 0,7% al 16,4%. Per l'81% della popolazione (in Europa «solo» per il 63%) sono cambiate le abitudini a tavola e non solo. Rispetto al 2008 crollano gli acquisti di carne di manzo e vitello (-12,9%), idem per il pesce (-11,3%) e trionfa il pollo (+14,4%). Meno primi piatti (-1,8%) più uova, farina e preparati (+9,9%).

Le tendenze dell'ultimo anno? Più piatti a base di carne suina (+28,3%) e affettati (+14,8%), meno panettoni (i dolci da ricorrenza crollano del 25,4%). Per la crisi gli uomini si fanno ricrescere la barba: rispetto al 2008 si vende il 22,7% in meno di lamette. Il dopobarba? Roba d'altri tempi: -18,6%. Rispetto a 5 anni fa si compra perfino meno carta igienica, giù del -9,3%.

Pur di risparmiare gli italiani (il 15% della popolazione) hanno riscoperto l'orto sul balcone, puntano sempre più su consumo condiviso e baratto. Sono pronti a far meno vacanze (il 16%), a usare meno l'auto (25%), a rinunciare (il 23%) ad abiti nuovi. Per porre un argine alla caduta Pedroni chiede la collaborazione dei produttori. E dal governo («le politiche per la ripresa sono assolutamente insufficienti») vorrebbe «azioni per sostenere la domanda».
L'aumento dell'Iva di un punto? «Sarebbe un errore grave» e, spiega Migliavacca, per un terzo «a essere ottimisti» si ripercuoterebbe sui consumatori «con ulteriori effetti depressivi sulla domanda».

 

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