meloni zelensky salvini crosetto

ALTRO CHE “GOVERNO COESO”, LA MAGGIORANZA "MAL-DESTRA" RISCHIA DI SALTARE PER ARIA SULL’UCRAINA: IL FILOPUTINIANO SALVINI CHE DICE NIET AL DECRETO PER GLI AIUTI MILITARI A KIEV (CHE ENTRO LA FINE DELL’ANNO DEVE ESSERE RINNOVATO IN PARLAMENTO) E VALUTA LO STRAPPO IN AULA, GALVANIZZATO DALLA TANGENTOPOLI CHE PUO' TRAVOLGERE ZELENSKY E DALLA VISITA DI ORBAN A TRUMP – IL MINISTRO DELLA DIFESA CROSETTO TIRA DRITTO: “AVANTI SULLA MIA STRADA". IN GIOCO C'È LA COLLOCAZIONE DELL'ITALIA CHE GIÀ NON STA ONORANDO GLI IMPEGNI SOTTOSCRITTI CON GLI ALLEATI SUL "2 PER CENTO" DI SPESA MILITARE. QUESTA È LA RAGIONE DELL'ANNULLAMENTO DELLA VISITA DI CROSETTO NEGLI STATI UNITI – LA STAMPA: “NON E' PIÙ UN CONFRONTO TRA MINISTRO DELLA DIFESA E VICEPREMIER, MA UNA QUESTIONE DI CREDIBILITÀ DELL'ITALIA DI GIORGIA MELONI E DELLA SUA LEADERSHIP”

 

Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti

 

Per misurare il livello di tensione nel governo sul dossier ucraino, bisogna fare una premessa che riguarda Guido Crosetto. Il ministro della Difesa, sul tema, ha da sempre avuto il merito di parlare il linguaggio della verità.

 

Anche sfidando l'impopolarità su temi che si prestano a una facile demagogia.

 

guido crosetto matteo salvini

Rapido fact checking. Già dal 2022 avvertiva che la guerra sarebbe andata per le lunghe, 

(...)

Sempre in tempi non sospetti, avvertiva che, prima o poi, gli aiuti all'Ucraina sarebbero diventati politicamente difficili da sostenere.

E aggiungeva: «Quando accadrà, si tratterà di decidere tra ciò che è giusto e ciò che conviene. Io sono obbligato a decidere ciò che è giusto, ma conoscendo l'Italia sarò in scarsa compagnia».

(...)

 

Ecco, quel momento della verità è prossimo. Questa è la sua convinzione. In tal senso, lo scambio con Matteo Salvini sugli aiuti all'Ucraina – «non vorrei che i nostri soldi andassero ai corrotti», «non giudico un paese per due disonesti» – non va derubricato alla voce "solite schermaglie". È piuttosto il trailer, che anticipa il film. Il dodicesimo pacchetto di aiuti a Kiev non c'entra. O meglio, quel pacchetto è al riparo, perché non ha bisogno di autorizzazioni parlamentari. Il momento della verità ci sarà alla scadenza del cosiddetto "decreto Ucraina", ovvero le disposizioni normative che consentono di mandare aiuti senza bisogno di un voto. Quelle sì, dovranno passare per il Parlamento, come a ogni inizio anno.

 

guido crosetto giorgia meloni matteo salvini

E' in quell'occasione che, secondo Crosetto, Salvini vuole dire no al rinnovo. E il copione, di qui ad allora, prevede un crescendo preparatorio. Convinzione fondata, perché fonti vicine al segretario della Lega, interpellate sul «fino a che punto si spingerà?», rispondono: «All'ennesima potenza». E' presto per chiedersi se l'Ucraina provocherà una crisi di governo, però il cronista registra, questo sì, un clima di nubi all'orizzonte. E anche una certa fragilità tutta politica della maggioranza, se le prove generali dell'appuntamento sono iniziate tre mesi prima.

Peraltro in piena campagna per le regionali.

 

La ragione di questa ritrovata esuberanza salviniana è piuttosto semplice. Per Kiev è l'ora più buia dall'inizio del conflitto. Lo è perché, complice la nebbia autunnale che impedisce l'uso di droni, l'offensiva russa si intensifica. Lo è perché c'è un problema di reclutamento e andando avanti così l'Ucraina si ritroverà a combattere solo col battaglione Azov, scenario perfetto per confermare le intemerate di Lavrov contro i "nazisti". Lo è perché la Tangentopoli ucraina è un colpo non banale sia in relazione al sentimento patriottico interno sia sul fronte della credibilità internazionale.

guido crosetto giorgia meloni matteo salvini alla camera

Dunque, per Salvini l'opportunità è straordinaria.

 

Confida in un logoramento della causa ucraina per arrivare a incrinare le modalità del sostegno garantito sinora. Il suo filo-putinismo trova cioè finalmente un racconto efficace e molto popolare nell'opinione pubblica – il «basta soldi a chi ruba» – e un contesto su cui scommettere: l'asse tra filo-russi europei e Trump, vedi visita americana del premier magiaro Victor Orban.

 

È chiaro che in gioco c'è la collocazione dell'Italia, questo il punto. E chi ha parlato con Crosetto è sicuro che «il ministro proseguirà sulla sua strada, perché è fatto così». E che, se dovesse porsi un bivio tra responsabilità sul principio e soluzione di comodo ma insoddisfacente, potrebbe persino arrivare a trarne le conseguenze. L'Ucraina peraltro si sommerebbe all'altro dossier nell'autunno del suo scontento: le spese militari, dove l'Italia non sta onorando gli impegni sottoscritti con gli alleati sul "2 per cento". Questa è la ragione dell'annullamento della sua visita negli Stati Uniti.

 

guido crosetto giorgia meloni matteo salvini

Lì la calcolatrice funzionante ce l'hanno. E non è sfuggito che non abbiamo aumentato la spesa. Ci siamo per lo più limitati a riclassificare capitoli già esistenti, mettendoci dentro financo i contributi pensionistici dei carabinieri. Anche qui, ha ragione Crosetto, almeno finché, una volta chiusa in Europa la procedura di infrazione, non chiederemo la clausola di salvaguardia, che ci consente di scorporare le spese militari dal 3 per cento.

 

Se questo è il quadro, la questione è destinata a diventare non più un confronto tra ministro della Difesa e vicepremier, ma una questione di credibilità dell'Italia. Anzi, di credibilità dell'Italia di Giorgia Meloni e della sua leadership. Per ora la premier sta defilata – c'è la campagna elettorale per le Regioni – ma non potrà rimanerci a lungo, per come e quanto si è esposta anche personalmente.

guido crosettoGIORGIA MELONI VOLODYMYR ZELENSKY

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…