LA GRECIA DECIDE DI RESTARE NELL’EURO, MA SAMARAS NON HA LA MAGGIORNAZA ASSOLUTA - PER L’ESTREMA SINISTRA È COMUNQUE UN TRIONFO (DAL 6 AL 26%) - ORA L’IMPRESA SARÀ COSTITUIRE UN GOVERNO BIPARTISAN: IL CENTRODESTRA DOVRÀ COINVOLGERE LA SINISTRA DEMOCRATICA - NON ANCORA SCONGIURATA L’IPOTESI REFERENDUM - L’ESTREMA DESTRA DI ALBA DORATA SI CONFERMA QUINTO PARTITO…

Tonia Mastrobuoni per "la Stampa.it"

In Grecia ha vinto la testa o la paura, a seconda dei punti di vista. Ha vinto il partito dei conservatori Nuova democrazia, la formazione di Antonis Samaras che ieri sera ha promesso di mantenere gli impegni con la Ue, ma «negoziando con i partner europei per avere di nuovo una prospettiva di crescita». A metà serata, a oltre metà dei seggi scrutinati, Nd sembrava aver incassato oltre il 30% dei voti. Grazie al generoso premio di maggioranza - 50 seggi su 300 - potrebbe conquistare 130 seggi (su 300). Non abbastanza, in ogni caso, per formare un governo monocolore.

Da oggi cominceranno dunque le complicate trattative per trovare alleati per un governo di coalizione, molto probabilmente bipartisan. Ma Samaras ha spiegato intanto, non a torto, che «i greci hanno scelto di rimanere nell'euro». In una intervista alla Cnbc, ha detto: «Siamo ancorati all'euro. Mi sento sollevato. Gli investitori dovrebbero sentirsi rassicurati». Non pochi, anche fuori dalla Grecia, tirano un sospiro di sollievo per la sconfitta di Syriza, il partito dell'astro nascente della politica ellenica, Alexis Tsipras, che ieri notte, a conteggi ancora in corso, poteva contare sul 26,5%. È comunque il secondo partito: un trionfo per una formazione che appena un anno fa era al 6% o 7%.

La sua campagna elettorale ha fatto perno su un rifiuto netto del memorandum, cioè degli impegni presi con l'Ue e il Fmi in cambio dei salvataggi che si susseguono dal maggio 2010. Quindi, pur simpatizzando con un partito che sembra rappresentare una novità rispetto alle due formazioni classiche, Pasok e Nuova democrazia, che hanno dominato la scena politica degli ultimi trent'anni, molti temevano un salto nel buio. Perché la sinistra ellenica è profondamente divisa e avrebbe reso faticosissima la formazione di un governo.

Ma soprattutto perché Tsipras non ha mai offerto un'alternativa credibile: ha detto che avrebbe stracciato gli impegni con l'Europa e negoziato nuovi accordi per tirare fuori il suo Paese dalla spirale recessiva. Ma la corsa agli sportelli bancari cui si è assistito nelle ultime settimane testimonia la consapevolezza diffusa, fra i greci, sull'esito probabile di questo tentativo: il no dei partner europei, il blocco dei finanziamenti Ue-Fmi, il default e l'uscita dall'euro. I greci hanno scelto di non correre rischi.

Il punto è, tuttavia, che Syriza si conferma un partito di opposizione molto forte e temibile. È prevedibile che al prossimo tentativo del nuovo governo di far votare nuove misure di risanamento - la Grecia deve trovare entro fine mese 11 miliardi per raddrizzare i conti alla deriva - comincerà a scendere in piazza tirandosi dietro i sindacati. Comprensibile che ieri Samaras abbia fatto appello a tutte le forze politiche per un governo di unità nazionale. O che il capo del Pasok, Evangelos Venizelos, sia stato ancora più esplicito, escludendo per ora un esecutivo senza Tsipras. Tatticismi in attesa del passo successivo.

Quando Tsipras ripeterà, come ha cominciato a fare ieri tramite il suo portavoce, il rifiuto a partecipare a governi favorevoli a mantenere, pur ammorbidendole, le intese con i partner europei, Nd e Pasok dovranno decidere sul da farsi. A quel punto, avendo una maggioranza esile, cercheranno di tirarsi dentro la Sinistra democratica di Kouvelis, che garantirebbe all'esecutivo altri 15 o 16 deputati in più. Con 175 deputati sarebbe già più facile far votare i nuovi piani di risanamento.

Ma qualcuno non esclude che alla fine il nuovo esecutivo dovrà ricorrere a un referendum. per impegnare fino in fondo il Paese nei nuovi sacrifici in cambio della permanenza nell'euro. Ultimo, agghiacciante dato con il quale la Grecia deve fare i conti è il boom del partito neonazista di Alba dorata. Evidentemente la violentissima campagna di aggressioni agli immigrati e di schiaffoni in tv alle donne ha pagato. Il partito di estrema destra si è riconfermato capace di conquistare abbastanza voti, come era già successo il 6 maggio, per superare lo sbarramento del 3% ed entrare in Parlamento. È il quinto partito ellenico - tra i giovani addirittura il terzo - con il 6,9% dei voti (come un mese fa) e può contare su 18 deputati.

 

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