grillo conte letta guerini

LA GUERRA GRILLO-CONTE FINISCE PER SPACCARE ANCHE IL PD. ENRICO LETTA PREOCCUPATISSIMO PER LA PARTITA DEL COLLE - IL DUBBIO CHE RENZI POSSA PUNTARE SU UN CANDIDATO MODERATO (C'È CHI FA IL NOME DI CASINI) PER TRASCINARE VOTI DAL CENTRODESTRA E DIVIDERE I DEM AGITA IL NAZARENO – GLI EX RENZIANI DI BASE RIFORMISTA AFFILANO I COLTELLI. GUERINI BASTONA ENRICHETTO PER “IL GRAVE ERRORE” DI AVER PUNTATO TUTTO SULL'ALLEANZA CON I GRILLINI…

Laura Cesaretti per "il Giornale"

 

grillo conte

Come era inevitabile, la surreale deflagrazione del partito grillino si ripercuote subito nel Pd. E comincia a togliere il tappo ai malesseri interni e ai contrasti sulla linea, sin qui affermata, dell'inseguimento di un'evanescente «nuovo Ulivo» con i Cinque Stelle e con Giuseppe Conte al posto di Prodi.

 

Una linea che guardava non tanto alle scadenze elettorali attuali o future, quanto alla madre di tutte le battaglie, ossia l'elezione tra sei mesi del nuovo presidente della Repubblica, nella speranza di poter costruire con Conte un'intesa capace di tenere insieme i voti dei parlamentari Cinque Stelle e di quelli di Pd e Leu, contrastando l'asse di centrodestra e le possibili manovre corsare di Matteo Renzi. Che ha dimostrato in questi mesi di sapere come far saltare i giochi altrui (vedi Conte ter) per imporne altri (vedi governo Draghi).

 

ENRICO LETTA

Il dubbio che possa puntare su un candidato moderato (c'è chi fa il nome di Casini) per trascinare voti dal centrodestra e spaccare il Pd agita il Nazareno. Enrico Letta non nasconde l'allarme: «Mi preoccupa il rischio che la crisi M5s influisca sulla partita del Colle, che è delicatissima e richiede idee chiare e determinazione». Cosa però assai difficile da aspettarsi dai 5S, tanto più ora che stanno per scindersi in una serie di indeterminate entità.

 

La prospettiva di andare «al buio» a votare il successore di Mattarella spaventa il Nazareno, che però allo stato non ha interlocutori: «Non sappiamo letteralmente con chi parlare, sul Quirinale ma anche sull'agenda quotidiana in Parlamento», dice un dirigente. Lo dimostra anche lo stallo sul ddl Zan, impantanato nel braccio di ferro con la Lega e a forte rischio nei futuri voti segreti, perchè nessuno sa quanti franchi tiratori possano covare tra M5s e lo stesso Pd. Ora i molti dem che da tempo nutrivano seri dubbi su questa strategia vedono la realtà confermare le loro resistenze, e iniziano apertamente a invitare il partito a voltare pagina.

 

GRILLO CASALEGGIO CONTE BY OSHO

Il momento «è delicato e bisogna essere responsabili», dice ai suoi il ministro Guerini, che teme le «ripercussioni» sul Pd della crisi grillina e l'avvitamento del partito in una «spirale depressiva» ora che emerge «il grave errore» di aver puntato tutto sull'alleanza con i grillini, invece di «intestarci senza ambiguità i punti fondamentali dell'agenda Draghi». Il più netto è Enrico Borghi, esponente dell'ala riformista che Enrico Letta ha voluto in segreteria e che chiede «l'archiviazione definitiva della fase di circolazione extracorporea del Pd che affidava a Conte la funzione di leadership del centrosinistra».

 

Funzione che, «ammesso e non concesso fosse possibile, non è in alcun modo praticabile. Per fortuna». Un altolà deciso, con ironico invito ai compagni di partito invaghiti di Conte a «non mettere il lutto», e al segretario perchè si smetta di inseguire alleanze «tattiche o mitologiche» per recuperare il profilo «riformista» e centrale del Pd.

lorenzo guerini fine della missione italiana in afghanistan 5.

 

Gli fa eco l'ex capogruppo Andrea Marcucci: «Ora il Pd riunisca i liberal-democratici, senza preclusioni, e l'agenda Draghi sia il nostro faro». La sinistra filocontiana, che teme aperture all'odiato Renzi, del Pd insorge indignata: «A gioire dei problemi altrui si finisce battuti e isolati come nel 2018», dice Lanfranco Vaccari. Ora a Letta tocca il difficile compito di evitare che la spaccatura grillina finisca per spaccare anche il Pd.

matteo renzi andrea marcucci

il ministro lorenzo guerini a camp arena

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…