bollettieri agassi

“IL PADRE DI AGASSI ERA UN GRANDISSIMO STRONZO” – LA VERSIONE DI NICK BOLLETTIERI: “PALLEGGIAI 5 MINUTI CON ANDRÈ. E DECISI CHE NON AVREBBE PAGATO NULLA. IL BAMBINO ERA SPECIALE. MA ERA GIÀ FERITO DENTRO. LE ANGHERIE E GLI ABUSI PSICOLOGICI DEL PADRE AVEVANO CREATO UN SOLCO PROFONDO NELLA SUA TESTA. ANCHE ADESSO CHE HA UNA FAMIGLIA TUTTA SUA, ANDRE RIMANE SEMPRE QUEL RAGAZZO INTERROTTO PIENO DI PAURE. QUEL CHE SCRIVE NEL SUO LIBRO NON CONTA, PERCHÉ..."

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

mike andre agassi

«Per favore, chiedigli tutto quello che vuoi, ma non di Agassi». A volte, ti facilitano il lavoro. La gentile assistente che lo accompagnava durante il suo ultimo tour italiano si preoccupava della sua pressione, di non fare incupire un uomo giunto ormai alla soglia dei novant' anni.

 

Ma quel nome era la ragione che mi aveva portato a chiedere di poter intervistare la leggenda degli allenatori di tennis. Perché ai miei occhi Nick Bollettieri, scomparso la settimana scorsa, non era solo l'inventore dei picchiatori da fondocampo che oggi sono la razza e lo stile dominante, l'uomo che ha cambiato il tennis creando campioni su campioni, la maggior parte dei quali quasi incapaci di colpire una palla al volo, ma questo è un altro discorso.

 

Non era solo «il padrino», come veniva chiamato nel circuito in onore della sua veneranda età, infaticabile costruttore del proprio monumento, dedito sempre all'amabile recita di sé stesso. Per me è sempre stato una figura di frontiera, un passeur che per tutta la vita non ha fatto altro che camminare avanti e indietro su quel lago per definizione ghiacciato che è il rapporto tra padri e figli, su una superficie resa ancora più sottile dal tennis, sport del diavolo non perché una partita può cambiare in un momento, ma per le ossessioni che riesce a far degenerare in un attimo.

bollettieri agassi

 

Era questo che mi interessava, e ancora oggi non ha smesso di farlo. Non c'è bisogno di scomodare i classici della letteratura, o di infilare qualche citazione sul fatto che tutti noi siamo il risultato della nostra relazione con chi ci ha messo il mondo, e che senza saperlo ci trasciniamo dietro ricordi, dolori e gioie di una vita passata illudendoci invece di essere numeri primi. Il tennis non è che un incubatore estremo di questo groviglio dal quale si dipana l'esistenza di ognuno.

 

E il vecchio Nick ne era il gran sacerdote, abituato da sempre alla mediazione con padri e madri pazzi d'amore convinti che il loro piccolo fosse un predestinato, con genitori che facevano sacrifici disumani pensando di realizzare sé stessi attraverso i loro figli, di famiglie che gli affidavano i primogeniti solo per calcolo economico e voglia di riscatto sociale. Ci aveva costruito sopra la propria fama e un notevole patrimonio, uscendone indenne. O quasi.

 

Perché è sempre stato chiaro che la sua era stata una esistenza vissuta in una sorta di transfert. La famosa accademia di Bradenton, oggi ce n'è una ad ogni angolo ma all'epoca fu la prima e rappresentò il primo passo verso la privatizzazione del tennis, era la sua vera casa. E i ragazzi che ci avevano vissuto in cerca di fortuna, come se fossero suoi figli. Non ricordava i nomi delle sue ex mogli, ne aveva avute otto, e faceva fatica anche con la sua vasta prole, sette figli per tacere dei nipotini.

 

bollettieri agassi

Ma quando gli si nominava ognuno dei suoi tennisti, gli si accendeva lo sguardo. Tutti tranne uno. Il più amato. Andreino Agassi, che nella sua celebrata autobiografia, quell'Open che gareggia per il titolo di miglior libro mai scritto sul tennis, gli aveva riservato parole come scudisciate sulla pelle viva, dipingendo quel centro sportivo come «un campo di prigionia nobilitato, e neanche poi tanto», si era fatto beffe del suo presunto umanesimo rivelando quanto fosse ridotto a Bradenton lo spazio per lo studio e la scuola, e in ultima analisi lo accusò di essere diventato famoso sfruttando la sua fama.

 

Bollettieri ha sempre detto di non avere mai letto quel libro. Ed è sempre stato evidente che si trattava di una bugia.

 

Lo sapeva quasi a memoria, invece, almeno nell'ampia parte che lo riguardava. Così, nel circolo milanese che lo ospitava, dopo avere atteso che finisse i suoi novanta addominali giornalieri, che finisse il suo frugale pasto a base solo di mozzarella mentre esibiva un italiano da broccolino, «niente miezz' e mezzo, portamele intere, paisà» diceva al cameriere, una volta soli arrivò il momento di fargli quella domanda. Sui padri, e sui figli. Sul suo Agassi.

Andre Agassi nel 1989

 

Chissà perché, ma rispose con una tale veemenza, quasi fosse stato punto sul vivo, più di altre volte, che sembrò quasi dismettere la sua maschera da Sogno americano, denti smaltati e abbronzatura da Florida, per tornare a essere nient' altro che Nicholas James, nato nella peggiore periferia di New York da Rita De Filippo e James Thomas Bollettieri, ex cameriere, ex studente di filosofia, ex soldato, uomo colpito nei sentimenti dalla sua creatura più importante, dal tennista con i capelli colorati attraverso il quale aveva raggiunto la consacrazione a guru e vissuto i momenti più esaltanti di una notorietà non certo sgradita.

 

«Vuoi che ti racconti le solite cose o ti dico la verità?» Prego, la seconda. «Il padre di Andre era un grandissimo stronzo, una persona che non mi è mai piaciuta. Mi chiamò alle tre di notte. Ho un figlio di dieci anni che alleno da solo e non ho più un dollaro in tasca, mi può aiutare? Gli dissi di portarmelo e se mi fosse piaciuto gli avrei fatto il cinquanta per cento di sconto sulla retta annuale. Ci palleggiai cinque minuti. E decisi che non avrebbe pagato nulla.

AGASSI

 

Il bambino era speciale. Ma era già ferito dentro, questo lo capii molto dopo. Le angherie e gli abusi psicologici del padre avevano già creato un solco troppo profondo nella sua testa. Anche adesso che ha una famiglia tutta sua, Andre rimane sempre quel ragazzo interrotto pieno di paure. Quel che scrive non conta, perché è ancora oggi insicuro, potrebbe cambiare idea come una foglia al vento».

 

A riprova di una sofferenza non ancora lenita dal tempo, chiese più volte di ammorbidire il concetto al momento di scrivere. Ma poi, tra una autoglorificazione e l'altra, un «come me nessuno mai» ripetuto come un mantra, l'allenatore che si vantava di avere allenato dieci numero 1 del mondo, cominciò a ripercorrere la sua storia attraverso i genitori dei suoi giocatori.

 

A partire dal primo, quel Jimmy Arias che appena sedicenne stupì il Foro Italico, rivelando l'esistenza di Bollettieri e della sua accademia. «Poverino, era succube del suo papà. Entrambi non avevano interiorizzato il taglio del cordone ombelicale. Si chiamavano di notte. Il padre lo convinse a non cambiare il rovescio a una mano, che era penoso. E la sua carriera naufragò». «La mamma di Jim Courier recitava la parte della madre coscienziosa, che mi ringraziava per la borsa di studio concessa alla sua famiglia. Poi mi scrisse una lettera dove una riga era dedicata alla scuola, e cinque pagine alla spiegazione dei difetti del rovescio di Jim».

 

bollettieri serena williams

A Richard Williams, un padre-tiranno ma uno dei pochi dei quali sembrava avere stima, pose la solita domanda.

 

Cosa vuole che faccia con le sue bambine, Venus e Serena?

Se ne avessi la più pallida idea, non sarei qui, fu la risposta. «Era quella giusta». A Karoly Seles fece una corte spietata per convincerlo a trasferirsi in America con la figlia Monica, e una volta arrivati disse ad entrambi che per prima cosa dovevano sciogliere quel legame di dipendenza che li univa, altrimenti non ci sarebbe mai stato alcun trofeo per quella bambina, che all'epoca aveva solo 12 anni. «E quella volta fui io a vergognarmi per quel che avevo appena fatto». Yuri Sharapov e la figlia Maria si presentarono in Florida seguendo il consiglio di Martina Navratilova. Avevano nello zaino una racchetta, un indirizzo, i soldi per un paio di pasti caldi, nient' altro.

 

Avrebbe potuto proseguire per ore. Ma poi con un sospiro di malcelata soddisfazione interruppe la carrellata con una considerazione che a suo avviso gli dava lustro. «Tutti questi ragazzi mi hanno sempre chiamato papà».

 

bollettieri libro

E forse in questa affermazione è racchiusa quella parte innegabile di nevrosi e di estremismo psicologico che fa parte della relazione di un coach con il proprio giocatore, di un giocatore con il proprio coach, soprattutto quando si tratta di suo padre, vero e putativo che sia. Jim Courier il rosso che a metà degli anni Novanta vinse quasi tutto usando la racchetta come una mazza da baseball, ha raccontato di aver pianto di dolore dopo il suo primo e più importante trionfo. Perché quel giorno al Roland Garros «papi» Bollettieri era nell'angolo del suo avversario. Tra lui e Agassi, aveva scelto il secondo, più talentuoso, più glamour, più conveniente.

 

E in fondo anche il kid di Las Vegas non ha mai perdonato al suo secondo padre di averlo lasciato per strada alla prima difficoltà, scegliendo altri talenti, altri futuri campioni con i quali mettersi addosso nuove medaglie. Love means zero , è il titolo del documentario dedicato nel 2018 al vecchio Nick. L'amore non significa nulla, siamo qui per i soldi, si chiama professionismo. Lui era il primo a saperlo, il resto è stato cinema. Bollettieri si è spento a novantuno anni nel suo letto, dopo aver flirtato a parole con l'illusione dell'immortalità, che tanto lo intrigava. Agassi, il suo ragazzo, il suo dolore, gli ha dedicato un tweet di ringraziamento, dicendo che aveva insegnato a lui e a molti altri come la vita possa essere vissuta al massimo. Il testo era lungo una riga e mezzo, al massimo due.

BOLLETTIERIBOLLETTIERIbollettieri agassi 3BOLLETTIERI PRESENTAZIONE 1

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...