IN UCRAINA LA GUERRA MILITARE È GIÀ FINITA (HA VINTO PUTIN), QUELLA ECONOMICA È APPENA COMINCIATA: PARTONO I RICATTI SUL GAS E L’EMBARGO SULLE MERCI

1. MOSCA MINACCIA KIEV "BASTA SCONTI SUL GAS" - PUTIN: CI DEVE 16 MILIARDI. L'UE: PRONTE FORNITURE ALTERNATIVE
Anna Zafesova per "La Stampa"

L'Ucraina pagherà caro il gas russo, più caro di qualunque altro consumatore europeo.
In coincidenza con la firma dell'accordo di associazione tra Bruxelles e Kiev, da Mosca è arrivata la minaccia di eliminare tutti gli sconti offerti sul metano. Il premier Medvedev ha fatto a Putin tutti i conti: 16 miliardi di dollari che la Russia ha intenzione di riscuotere dall'Ucraina, tra debiti sui prestiti, gas non pagato e soprattutto la differenza per il prezzo del metano dovuta all'ospitalità che Kiev offriva alla flotta russa in Crimea.

In quanto la penisola non è più ucraina, almeno di fatto, Mosca non solo non versa più l'affitto per Sebastopoli, ma ritiene di dover recuperare il «danno» dallo sconto di 100 dollari per mille metri cubi di gas negoziato dall'ex presidente ucraino Yanukovich. E ovviamente è perduto l'ulteriore sconto che Mosca aveva offerto a Yanukovich a dicembre, per aiutarlo nel suo braccio di ferro con il Maidan.

Il prezzo così torna a essere pieno, da 268 dollari a 480, più alto di quello che Gazprom chiede ai suoi clienti europei. L'Ue ha già promesso forniture alternative, a 150 dollari in meno, ha esultato il premier Yatseniuk. Il metano verrà da fonti diverse, forse anche dai magazzini Usa, ma vista la differenza di prezzo l'Europa potrebbe anche rigirare a Kiev parte del gas russo.

Il problema non è tanto il prezzo, quanto l'impossibilità di continuare a far pagare agli ucraini una bolletta «politica» sovvenzionata dallo Stato: la riforma del welfare sovietico, rimandata per 20 anni, è ormai imminente, le casse di Kiev sono vuote. E la Russia non solo non farà nulla per aiutarla, ma è pronta a un'offensiva su tutta la linea.

Nei giorni scorsi ha bloccato alla frontiera decine di camion con merci dirette ai supermercati russi. E le forze speciali della polizia hanno messo sotto sequestro la fabbrica russa del magnate ucraino del cioccolato Petro Poroshenko, uno dei sostenitori del Maidan. L'embargo sui suoi cioccolatini Roshen era stato una delle prime pressioni di Mosca.

Yulia Timoshenko, tornata a Kiev dopo le cure in Germania, promette che l'Ucraina «non si piegherà». Gli ucraini stanno anche meditando la revisione degli accordi sulla spartizione dei beni dell'ex Urss, ritenendo di aver ceduto troppo a Mosca nel 1991. La Russia intanto si è «nazionalizzata» tutto quello che ha trovato in Crimea, navi della flotta ucraina incluse.

Gli imprenditori russi, preoccupati, hanno chiesto a Putin rassicurazioni sui loro numerosi attivi in Ucraina. Il presidente ha detto che bisogna procedere «con prudenza». Una guerra commerciale sarebbe più devastante delle sanzioni europee. L'Ue per ora non ha firmato la parte economica dell'accordo con Kiev, temendo immediate ritorsioni russe. Ma sembra che Mosca stia già preparando la campagna contro i prodotti ucraini: è di questi giorni la notizia del sequestro alla frontiera di «decine di partite di lardo pericoloso», come a dire che gli ucraini vogliono avvelenare i russi con il loro prodotto più tipico.

2. OFFENSIVA FINALE CONTRO LE BASI MILITARI - "ORA QUI È RUSSIA"
Mark Franchetti, Corrispondente da Mosca per il «Sunday Times» di Londra
Traduzione di Carla Reschia per "La Stampa"

L'ultima base aerea importante della Crimea, appena fuori Sebastopoli, è stata assaltata ieri sera dalle forze speciali russe dopo un assedio durato tre settimane. Circa trecento soldati ucraini disarmati che erano rimasti asserragliati nella base dopo essere stati abbandonati dal loro governo a Kiev, hanno cominciato a gridare «Blindato! blindato!». Dopo pochi secondi sono risuonati colpi di armi automatiche e un veicolo blindato russo è entrato sfondando il muro di recinzione in cemento della base.

Nel cortile il mezzo è stato affiancato da decine di uomini delle forze speciali russe.
I soldati, che indossavano passamontagna ed erano armati di lanciagranate e di fucili automatici di ultima generazione, hanno invaso la base, intimando alle forze ucraine di indietreggiare, puntando le armi sui soldati confusi e demoralizzati. Altri gruppi di forze speciali russe sono entrati nel cortile, nascondendosi dietro scudi corazzati.

«Metti giù quella macchina fotografica o ti sparo in testa!», ha urlato uno dei russi a un fotografo quando ci siamo trovati proprio nel mezzo del fronte. I russi hanno agito in modo molto aggressivo. L'assalto, arrivato dopo giorni di negoziati infruttuosi, ha scioccato i soldati ucraini. «Vergogna! Come osate arrivare qui così e rifilarci tutte quelle palle sugli ucraini e i russi, fratelli slavi», ha gridato un soldato ucraino, il volto stravolto dalla rabbia.

«Questa è Russia, adesso! Siamo a casa!» gli ha risposto urlando un russo, il mitra puntato sul gruppo di soldati ucraini, che si sono ancora più infuriati. La tensione è aumentata pericolosamente quando un soldato ucraino in borghese, che aveva in mano una mazza da baseball, è stato gettato a terra da due russi che lo hanno picchiato. L'uomo è stato colpito alla testa ed è rimasto steso sull'erba, incapace di muoversi, con gli occhi rovesciati.

I soldati ucraini, infuriati, si sono precipitati a soccorrerlo poco prima che fosse portato via in ambulanza. Altre forze speciali russe sono entrate nel cortile della base e altri due blindati si sono messi davanti all'ingresso, chiudendo ogni accesso. Un russo mi ha abbaiato «Stai indietro, o sparo!».

«Forza, sparami, sparami adesso!» hanno gridato in risposta due soldati ucraini, le braccia tese, fronteggiando le truppe russe faccia a faccia. Sono intervenuti gli ufficiali ucraini per separarli, calmarli ed evitare spargimenti di sangue.

Mentre continuavano a insultarsi a vicenda il comandante della base, il colonnello Yuli Mamchur, si è avvicinato a uno degli ufficiali russi. Tre settimane fa era diventato un eroe nazionale in tutta l'Ucraina dopo aver condotto un gruppo di suoi uomini disarmati fuori dalla base fino ai russi che li tenevano sotto assedio.

Le immagini, nel momento in cui i russi avevano sparato in aria per farli indietreggiare, hanno fatto il giro del mondo. Lui allora aveva lanciato via YouTube un appello ai suoi superiori, chiedendo ordini sul da farsi. E aveva annunciato in tono di sfida che fino alla fine non avrebbe abbandonato la base. Il momento è arrivato ieri. Dopo un breve scambio di parole con la sua controparte russa, i due uomini si sono stretti bruscamente la mano; Mamchur si è rivolto ai suoi uomini e ha detto: «Basta, ce ne andiamo». Lui e i suoi ufficiali hanno formalmente consegnato le armi ai russi.

«Non ha senso, è inutile, Non possiamo farci nulla e dobbiamo evitare spargimenti di sangue. Da Kiev non ho ricevuto ordini chiari. È un momento difficile».

Sotto lo sguardo delle forze speciali russe, i trecento soldati ucraini hanno voltato le spalle e si sono messi sull'attenti di fronte alla bandiera ucraina, issata su un'asta al centro del cortile. Con il comandante della base di fronte a loro gli uomini, alcuni avviliti, altri emozionati, altri arrabbiati, hanno cantato a voce spiegata l'inno nazionale ucraino.

Fuori dalla base, grandi folle di milizie filorusse e cosacchi in mimetica hanno risposto urlando «Russia! Russia!». Le forze speciali russe hanno circondato la base e impedito alle milizie di entrare per evitare scontri.

Con l'assalto di ieri sera le forze militari russe hanno preso definitivamente il controllo delle basi ucraine dopo il controverso referendum di domenica scorsa, in cui la maggior parte degli abitanti ha votato l'annessione. La crisi in Crimea ha precipitato le relazioni tra Mosca e l'Occidente al livello più basso dai tempi dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, nel 1979.

Negli ultimi giorni scene simili a quelle di Belbek si sono viste in tutta la Crimea, dove la Russia ha preso saldamente il controllo di tutti i siti militari. Sorprendentemente questo è avvenuto senza spargimenti di sangue, soprattutto perché i soldati ucraini hanno dato prova di notevole moderazione. Da una parte all'altra della penisola soldati ucraini disarmati e scoraggiati e ufficiali della marina si sono arresi e hanno abbandonato le loro postazioni, portandosi dietro i loro effetti personali, materassini e tv. La maggior parte ha scelto di entrare nell'esercito russo.

«Sono di qui, sono nato in Crimea, tutta la mia famiglia sta qui, che cosa devo fare, andarmene?», ha detto Victor, un giovane soldato uscendo da una base di Simferopoli, sorvegliato a vista da soldati russi armati di tutto punto. «Siamo parte della Russia, adesso, e comunque mi sono sempre sentito più vicino a Mosca che a Kiev. Così mi unirò all'esercito russo».

L'umore a Belbek tuttavia era molto diverso. «Siamo stati abbandonati dal nostro Paese e umiliati dalla Russia, quindi non mi arruolerò nel suo esercito», ha detto un soldato ucraino.

«Giuri fedeltà all'esercito solo una volta nella vita. Me ne vado, semplicemente. Ma sono molto orgoglioso di come ci siamo comportati, con vera dignità, come veri soldati».

 

 

MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA VLADIMIR PUTIN E ANGELA MERKEL Viktor Yanukovych fa l occhiolino a Vladimir Putin PUTIN E BARROSO MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA MILITARI RUSSI PRENDONO IL CONTROLLO DELLA CRIMEA

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