NOI SBANCATI, VOI SBIANCATI - LE ‘INGIUSTIZIE’ DEGLI STRESS TEST CHE HANNO PORTATO ALLA BOCCIATURA ITALIANA E ALLA BIZZARRA PROMOZIONE DI TUTTE LE BANCHE TEDESCHE E FRANCESI. O LE SPAGNOLE, CHE PURE ATTRAVERSANO UNA CRISI IMMOBILIARE PARTICOLARMENTE GRAVE

Marco Onado per “Il Sole 24 Ore

 

Mario Draghi a NapoliMario Draghi a Napoli

La Bce e l'Eba possono essere soddisfatte per la conclusione di questa importante verifica sulla salute delle banche europee, ma dal punto di vista dei singoli Paesi, e dell'Italia in particolare, emergono non pochi punti interrogativi. Per le autorità europee, il risultato è indubbiamente ottimale: l'esercizio è stato severo e soprattutto è stato preso sul serio dalle banche, che fra il 2013 e la prima metà del 2014 hanno rafforzato il capitale per oltre 200 miliardi di euro. Il deficit complessivo (25 miliardi) si riduce a meno di 10 se si tiene conto delle ultime misure.

 

E pazienza, dall'alto della supervisione unica, se un quinto di questo importo riguarda una sola banca italiana, il Monte dei Paschi. Cinicamente, sempre in quest'ottica, un nome illustre ci voleva per rispettare il principio del “colpiscine uno per educarne cento”.

 

Andrea Enria AB Andrea Enria AB

Dunque, il meccanismo di supervisione unica, pilastro fondamentale dell'Unione bancaria europea, può cominciare nel migliore dei modi, vigilando su un complesso di banche che hanno superato il test di sana e robusta costituzione.

 

In questa ottica, anche il regolatore italiano può dirsi soddisfatto: è vero che oltre a Monte dei Paschi vi è anche Carige con un deficit non indifferente. Ma se si guarda alla progressione dei dati, si nota che al 31 dicembre 2013, su 15 banche italiane, ben 12 avevano carenze per quasi 10 miliardi (ed erano ancora 4 per 3,3 miliardi alla fine di giugno).

 

alessandro profumoalessandro profumo

Dunque il pressing degli ultimi mesi della Banca d'Italia è stato fondamentale per evitare una bocciatura clamorosa. Ma da qui ad affermare che il film dello stress test, preannunciato come thriller, si è concluso con un happy end degno della commedia brillante, ce ne corre.

 

Almeno tre domande sorgono spontanee.?La prima è: come mai il sistema bancario italiano, che al momento in cui è scoppiata la crisi appariva come il più robusto d'Europa presenta vari elementi di criticità? ?La risposta è semplice: perché in nessun Paese come l'Italia la crisi ha colpito così duramente: undici punti di Pil già persi hanno determinato un aumento dei rischi di credito (la voce principale dell'attivo delle nostre banche) che non ha precedenti nella storia.

 

L'apparente debolezza delle banche italiane è solo lo specchio della debolezza dell'economia o, se si preferisce, delle misure di rilancio che sono state via via promesse dal 2007 ad oggi. Se si considera che lo stress test prevedeva un'ulteriore caduta del prodotto lordo, il risultato va considerato positivamente: davvero da questo punto di vista il bicchiere è mezzo pieno.

BANCA CARIGE BANCA CARIGE

 

Ma è evidente che la gravità della crisi italiana ha disperso gran parte del vantaggio relativo di sette anni fa e che da oggi le banche italiane (soprattutto le medie che sono comunque a livelli di guardia) saranno considerate con attenzione dal mercato, il che si tradurrà in maggiori costi di raccolta, soprattutto per le fonti diverse dai depositi.

 

La seconda domanda riguarda le sorprese di questa verifica, che come in ogni test, non vengono dai presenti, ma dagli assenti. Come si spiega il risultato positivo per tutte le grandi banche, comprese quelle francesi, tedesche e britanniche che hanno un bilancio fortemente esposto verso attività speculative, assai opache e non meno rischiose?

 

Persino Deutsche Bank, la banca più chiacchierata, supera a gonfie vele la prova, anche senza tener conto dell'ultimo aumento di capitale di oltre 8 miliardi. Inoltre non ci sono banche spagnole, che pure stanno attraversando una crisi immobiliare particolarmente grave.

 

La risposta va cercata nei mille misteri dei criteri di Basilea, che determinano il requisito di capitale sulla base di sofisticatissimi modelli interni (convalidati dai supervisori) che alla fine privilegiano oggettivamente le attività in titoli, per quanto speculative, rispetto alla tradizionale attività di prestito.

 

DEUTSCHE BANK DEUTSCHE BANK

Perché alla fine consentono ad una grande banca come Deutsche, il cui patrimonio è solo 2,4 per cento rispetto al totale attivo di non accantonare un centesimo di capitale su oltre un trilione di attività di bilancio che pure fruttano interessi. Intesa SanPaolo, che ha un rapporto patrimonio/attivo di 6,24 deve accantonare patrimonio su oltre la metà del totale attivo perché sul portafoglio prestiti la magia dei modelli interni non ha effetto, soprattutto in un Paese con tante piccole imprese che non possono fregiarsi delle triple A fornite dalle infallibili agenzie di rating. Forse le voci sempre più critiche sulla logica intrinseca di Basilea, che vengono anche da una parte qualificata della scienza economica devono essere considerate come qualcosa di più di una brillante provocazione intellettuale.

DRAGHI MERKELDRAGHI MERKEL

 

La terza domanda riguarda il futuro del sistema bancario europeo: è un sistema davvero robusto che sarà capace di riaprire il rubinetto del credito necessario per alimentare la ripresa? A parte i dubbi esistenziali sulla validità dei criteri di Basilea, non c'è dubbio che quello di ieri è stato un test su un solo aspetto del problema.

 

Non bisogna dimenticare che poche settimane fa l'autorità europea di supervisione sul rischio sistemico (cioè quello più generale di tutti) ha giudicato il sistema bancario europeo “obeso” cioè troppo grande rispetto all'economia reale (ma l'Italia è proprio uno dei Paesi in cui questo difetto è meno accentuato) e ha legato questo difetto proprio alle eccessive dimensioni di molte banche e alla loro propensione per attività di carattere speculativo. E, guarda caso, il rapporto è firmato da un comitato scientifico presieduto da Martin Hellwig, un eminente professore tedesco oggi all'avanguardia nel denunciare i limiti di Basilea.

 

Mario Draghi Ignazio Visco a NapoliMario Draghi Ignazio Visco a Napoli

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...