ATENE IN CATENE, LA VASELLINA NON BASTA - PER BRUXELLES SERVONO ALTRI PESANTI TAGLI MA L’ECONOMIA GRECA S’È INABISSATA A TAL PUNTO CHE CASTRARE ULTERIORMENTE LE USCITE SPEDISCE IL PAESE ALL’INFERNO: PREVIDENZA SFORBICIATA, SALARI MINIMI RIDOTTI, MIGLIAIA DI DIPENDENTI PUBBLICI IN ESUBERO, ASSUNZIONI CONGELATE E PRIVATIZZAZIONI PER SVENDERE IL PAESE ALLE MULTINAZIONALI DI MEZZO MONDO…

Tonia Mastrobuoni per "la Stampa"

Quello che molti greci che si sono riversati già ieri mattina per le strade di Atene per protestare contro il nuovo piano di tagli non sanno è che in calce al nuovo memorandum del governo Papademos non ci sono ancora le firme dei tre leader di partito che sostengono l'attuale esecutivo.

Non deve meravigliare, dunque, che l'Eurogruppo abbia accolto con freddezza il risultato del lunghissimo, estenuante negoziato che si è protratto sino alle prime ore di ieri mattina. A rivelarlo, una fonte governativa che aggiunge che il buco da riempire, oltretutto, è di 600 e non di 300 milioni come si pensava in un primo momento.

Al termine della riunione finita attorno alla mezzanotte di martedì è emerso subito il disaccordo su un punto: i tagli alle pensioni complementari. Un'impasse che ha impedito in un primo momento la sottoscrizione dell'accordo. Il capo della destra di Nuova Democrazia, Samaras, avrebbe puntato i piedi contro l'ipotesi di ricavare 300 milioni di risparmi dal taglio alle pensioni complementari; l'ex premier socialista Papandreou, a sua volta avrebbe rifiutato l'idea di spostare l'onere sulla previdenza generale.

Mentre i tre sono tornati a casa, a Papademos è toccato il compito di risedersi al tavolo con la troika fino alle cinque e mezza della mattina. Ma nelle ore successive è arrivata l'intesa - senza firme - tra i partiti: 300 milioni di tagli saranno spalmati sia sulla previdenza generale sia su quella complementare.

E la seconda voragine che si è aperta, secondo la fonte governativa «deriva dal fatto che l'economia va peggio del previsto e non riusciremo a centrare i nostri obiettivi previsti per il 2012; ormai siamo in una spaventosa spirale al ribasso». Questi ulteriori 300 milioni saranno coperti con tagli alla Difesa, agli enti locali ma anche attraverso sforbiciate alle spese sociali come gli investimenti per l'edilizia popolare, aggiunge la fonte.

Intanto, il memorandum spedito all'Eurogruppo contiene una nuova serie di stangate da oltre 3 miliardi di euro solo per il 2012. Per il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti «sono stati fatti significativi passi in avanti». Perfettamente consapevole che l'Europa sta chiedendo uno sforzo alla Grecia senza precedenti nella storia, ha aggiunto che «la crisi è stata più dura di quello che si poteva immaginare».

Quello che temono tutti, in camera caritatis, è stato sintetizzato brutalmente dai due sindacati principali, Adedy e Gsee, che hanno proclamato 48 ore di sciopero da oggi e indetto manifestazioni continue che cominceranno alle 11 di stamattina nella centrale piazza Syntagma. Per loro queste misure «ridurranno la Grecia in miseria».

Nel nuovo piano di austerità si legge che il salario minimo da 751 euro lordi sarà ridotto del 22 per cento. Un ulteriore 10 per cento sarà tagliato da quello per i giovani sotto i 25 anni. Tutti gli aumenti saranno congelati finché la disoccupazione non sarà dimezzata dall'attuale 20 per cento. Le pensioni di alcune aziende statali saranno tagliate - anche per contribuire a riportare la spesa per stipendi pubblici in linea con il 9% di Pil degli altri Paesi dell'Ocse.

Entro fine anno il governo prevede 15mila esuberi ma anche un turn over di 1 a 5 e assunzioni molto più ridotte, in futuro. Ma ci sono anche regole nuove, più restrittive che riguardano il mondo del lavoro e che hanno mietuto già una prima vittima: il viceministro del Lavoro, Yiannis Koutsoukos si è dimesso.

Prevista anche anche di un'accelerazione delle privatizzazioni: entro fine giugno saranno vendute l'azienda pubblica del gas Depa, e quella del trasporto di gas Desfa, la Hellenic Petroleum, l'agenzia di scommesse Opap, le aziende dell'acqua dell'Attica e di Thessaloniki e quelle per le fognature e la radio pubblica. Infine, è prevista anche una riduzione delle spese militari, la razionalizzazione di molte strutture pubbliche, la lotta all'evasione fiscale attraverso uffici potenziati ma anche l'eliminazione di numerose esenzioni fiscali.

Il piano potrebbe approdare direttamente in Parlamento; sino a ieri sera non era chiaro se sarà portato all'approvazione dei ministri. Di certo dovrà essere votato in un Parlamento che sarà assediato ininterrottamente dai manifestanti che si alterneranno sulla piazza antistante, a Syntagma. Molto più a nord, da Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi si è detto fiducioso ieri che anche l'altro, spinoso dossier che riguarda la Grecia andrà a posto, quello della ristrutturazione del debito.

Un'impressione confermata dal ministro delle Finanze ellenico, Evangelos Venizelos che ha detto ieri che l'intesa con i creditori privati c'è. Draghi non si è voluto neanche soffermare su un'ipotesi di mancata intesa: «Non avrò mai un piano B: significherebbe ammettere fin da adesso una sconfitta. Sono fiducioso che alla fine tutti i pezzi andranno a loro posto».

 

grecia - Papademosevangelos-venizelosmanuel barrosoPOVERTa AD ATENE jpegPOVERTa AD ATENE MARIO DRAGHI E ANGELA MERKEL

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