IL “QUID” DI ALFANO SI CHIAMA RENZI - L’ULTIMA CARTA DI ANGELINO PER CONVINCERE IL BANANA A NON TENTARE LE URNE È IL FANTASMA DI UN PD CHE VINCE LE ELEZIONI A MANI BASSE GRAZIE AL SOSIA DI MISTER BEAN

Amedeo La Mattina per "La Stampa"

Il conto alla rovescia è cominciato. Berlusconi attende il voto sulla decadenza da senatore per rompere la grande coalizione e passare all'opposizione dove crede di essere più tutelato. È la vecchia tesi dell'avvocato Ghedini («voglio vedere se hanno il coraggio di arrestare il capo dell'opposizione») che ha fatto breccia nel Cavaliere. Il quale sta maturando la convinzione di non essere più in grado di far cadere il governo e ottenere le elezioni anticipate.

L'ex premier ha messo in conto la scissione, anche se spera che alla fine Alfano ritorni sui suoi passi. Una speranza ormai ridotta al lumicino perché il vicepremier non ha alcuna intenzione di seguire il suo ex padre politico all'opposizione, chiudendosi in una ridotta affollata di falchi, senza un ruolo di guida della nuova Forza Italia e la prospettiva di non essere il candidato premier del centrodestra.

Martedì sera a cena Alfano ha avuto la conferma di questo scenario da incubo. E di fronte a Berlusconi che insisteva per lo strappo e l'uscita dal governo («non si può rimanere accanto a chi mi sta pugnalando, a cominciare da Napolitano che è il traditore numero uno»), il ministro dell'Interno ha puntato i piedi. «Mi rendo conto che sarebbe un boccone amarissimo, ma non possiamo regalare alla sinistra il voto anticipato. Loro con Renzi avrebbero la vittoria in tasca mentre noi ci troveremmo divisi, sfibrati, accusati di tutti i mali del mondo, e senza un candidato premier perché tu non puoi candidarti».

È quello che stanno ripetendo in queste ore i governativi, da Quagliariello a Cicchitto e Sacconi: non cadere nella trappola del Pd. «Il gioco del partito trasversale - spiega il ministro per le Riforme - è quello di portare il paese a elezioni, a febbraio-marzo, perché crede che in quel caso, con un centrodestra senza il suo leader, la sinistra di Renzi possa vincere facile. Non credo che tutto il Pd sia di questo avviso, ma una parte del Pd sì».

Dunque, nervi saldi, non perdere lucidità, dice Quagliariello, avvertendo che in giunta si è formata una maggioranza anomala che avrebbe la possibilità anche di mettersi d'accordo per una legge elettorale contro il Pdl. «Facendo cadere il governo non si farebbe il gioco del centrodestra. Si creerebbe una maggioranza a noi ostile, si farebbe una legge elettorale contro il Pdl. E noi saremmo senza leader».

Il conto alla rovescia della scissione filogovernativa e del passaggio all'opposizione di Berlusconi è iniziato. Due, tre settimane, forse un mese, tranne se al Senato non ci sia un'accelerazione, come sospetta Berlusconi. Comunque, quando arriverà l'ora fatale, il Cavaliere chiuderà i giochi. I falchi vorrebbero chiuderli il prima possibile, segnando la rottura già nel passaggio della legge di stabilità.

Una manovra economica che non piace, difficilmente modificabile in Parlamento in base ai desiderata di Brunetta. Il capogruppo del Pdl ne ha preso atto durante il colloquio di ieri a Palazzo Chigi con il premier Letta, che ha rifiutato di convocare la cabina di regia per discutere di come cambiare le misure economiche.

Il presidente del Consiglio è apparso sicuro di sè, non ha lasciato trasparire preoccupazioni. I suoi collaboratori dicono che si fida di Alfano e della tenuta di quei 30 senatori che non seguiranno le indicazioni di Berlusconi. Ma il Cavaliere proverà a spezzare questo gruppo di senatori «ribelli» e per fare questo ha bisogno di tempo. Per questo vuole rinviare tutto a dopo l'approvazione della legge di stabilità, al momento in cui al Senato verrà votata la sua decadenza.

Spera che intanto Alfano faccia marcia indietro, che lo stesso Schifani rimanga al suo posto, quello di capogruppo del Pdl che diventerà Forza Italia. Se entrambi rimangono al suo fianco, quei 30 senatori potrebbero diventare 15, e a quel punto Letta non avrebbe più la maggioranza a Palazzo Madama. Ecco perchè Fitto, uscendo da Palazzo Grazioli dopo un colloquio con il Cavaliere, insiste nel dire «Angelino deve decidersi».

Sembra che Angelino una decisione l'abbia presa, anche se Paolo Bonaiuti invita alla massima prudenza. Più difficile recuperare i rapporti con alcuni ministri, Quagliariello in testa, mentre su Alfano c'è ancora una flebile speranza. Talmente flebile che gli stessi rapporti umani e personali tra Silvio e Angelino non sono più quelli di prima, quelli del leader indiscusso e del giovane delfino.

 

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