bellocchio stefano andreotti

“LA SERIE DI BELLOCCHIO SUL CASO MORO? FALSITÀ CONTRO MIO PADRE" - STEFANO ANDREOTTI FA A PEZZI LA RICOSTRUZIONE DI BELLOCCHIO: "IL SUO PIÙ GRANDE DOLORE È STATO CHE QUALCUNO HA INSINUATO ADDIRITTURA CHE ABBIA OSTACOLATO LA POSSIBILITÀ DI SALVARE MORO. SONO DIETROLOGIE” - "MIO PADRE SI LAMENTÒ CHE CI FOSSERO GRANDI INESATTEZZE NELLA RICOSTRUZIONE DEGLI EVENTI. IN PARTICOLARE, RIGUARDO ALLA…"

Maurizio Caverzan per “La Verità”

 

esterno notte

Tale padre tale figlio, anche Stefano Andreotti conserva una discreta ironia capace di sdrammatizzare le situazioni più scabrose. Nella serie Esterno notte trasmessa in questi giorni da Rai 1 suo padre Giulio è dipinto come l'anima nera della Democrazia cristiana, l'uomo che più perseguì la strategia della «fermezza» e addirittura ostacolò i tentativi di salvare Aldo Moro.

 

Eppure, il settantenne terzogenito dell'ex presidente del Consiglio democristiano morto nel 2013, conserva il distacco per sfoderare un particolare illuminante: «Ha presente nella fiction quando, la mattina dell'agguato in Via Fani, si vede Moro leggere La Repubblica?». Sì, certo.

 

«Quella mattina il vero titolo di Repubblica era: "Antelope Cobbler? Semplicissimo, è Aldo Moro". Questo per dire la sciatteria o, peggio, la volontà di distorcere i fatti».

 

Mentre il pubblico si è mostrato tiepido, la critica ha curiosamente elogiato l'opera di Marco Bellocchio, a dispetto del fatto che la ricostruzione contenuta nei sei episodi, nonostante la consulenza storica di Miguel Gotor e giudiziaria di Giovanni Bianconi, o forse proprio a causa di queste, sia distante dalla verità.

giulio andreotti

 

Alla fine ha ceduto e ha visto Esterno notte, contrariamente a quanto aveva dichiarato dopo la presentazione al Festival di Cannes.

«Qualcuno mi ha convinto in modo educato a farlo».

 

Qual è stata la sua prima reazione?

«Mi è venuta subito in mente l'intervista che mio padre concesse al Giornale nel 2003, subito dopo l'uscita di Buongiorno, notte, il precedente film di Bellocchio. In quell'intervista si rammaricava che la produzione fosse della Rai.

 

E si lamentava che ci fossero grandi inesattezze nella ricostruzione degli eventi. In particolare, riguardo alla sua forte pressione su papa Paolo VI affinché nell'appello, che poi fece pubblicamente in Piazza San Pietro, aggiungesse la famosa frase per il rilascio dell'ostaggio "senza condizioni"».

 

Anche in questa serie il regista ripropone il biglietto fatto pervenire al Papa prima dell'appello.

stefano andreotti foto di bacco

«Nel film era su carta intestata della presidenza del Consiglio, nella serie questo dettaglio non è specificato, ma è chiaro che l'estensore è lo stesso. Quando certe circostanze sono accreditate una volta, poi vengono ripetute.

 

Anche altri hanno ripetuto l'assoluta falsità che mio padre avrebbe imbeccato Paolo VI. Nei suoi diari c'è la ricostruzione di quei giorni. C'è il memoriale scritto da monsignor Angelo Macchi, segretario particolare del Papa, che veniva quasi tutte le sere a casa nostra per un reciproco aggiornamento.

 

Quel memoriale credo non sia mai stato visto da nessuno, eppure racconta bene che il discorso di Montini è nato senza condizionamento alcuno. Fu scritto, riscritto e corretto prima di pronunciare la versione definitiva».

 

MORO ANDREOTTI

Condivide il pensiero di Maria Fida Moro quando dice che «o si decide che siamo personaggi storici, e allora si rispetta la storia, o si decide che siamo personaggi privati e allora ci si lascia in pace»?

«Lo condivido appieno. Credo non sia giusto entrare nella sfera del dolore soprattutto della sua famiglia. Se si vuole parlare di Moro se ne parli come personaggio storico e non si approfitti di altre situazioni per entrare in casa loro in quel modo. Sono passati 45 anni: non ritengo giusta questa insistenza».

 

Come dimostra la lettura della lettera nella quale Moro ringrazia le Br per l'avvenuta liberazione che a un certo punto sembrava probabile, Bellocchio sembra abbracciare la tesi di Leonardo Sciascia per il quale alla Dc, al Pci e ai corpi dello Stato faceva comodo che Moro fosse lasciato morire.

«Bellocchio sposa la tesi che non è stato fatto nulla per liberarlo, anzi, si è remato contro. Perciò, si mostra l'episodio in cui il capo della Digos Domenico Spinella dice di non sfondare quello che era un covo dei terroristi.

andreotti moro

 

Sono ricostruzioni decontestualizzate, che seguono dietrologie contenute in tante pubblicazioni o negli atti di commissioni politiche successive. Magari si poteva anche dare un'occhiata ai Diari degli anni di piombo relativi al periodo 1976-1979 pubblicati già allora. E che di recente abbiamo integrato con altre carte che, all'epoca, mio padre aveva preferito non divulgare. I Diari erano scritti giorno per giorno, mentre i fatti accadevano, non sono ricostruzioni a posteriori. Forse confrontarsi con questo materiale non era nelle corde degli autori della serie tv».

 

Miguel Gotor, storico e consulente del regista, dice che la «libertà artistica è un bene supremo».

«Concordo e per fortuna in Italia non è mai mancata. Ma credo che ci sia un'ambiguità: si fa una fiction con l'ambizione di una ricostruzione storica. Se questo è lo scopo ci si dovrebbe basare su dati sicuri effettivamente riscontrati».

andreotti moro 1

 

Eppure la critica ufficiale elogia «il rigore di Bellocchio».

«Non so. Non ho ancora visto le ultime due puntate. Se tutto il negativo di quei giorni è ascrivibile alla Democrazia cristiana e ai suoi componenti mentre il Pci di Enrico Berlinguer e gli altri leader allineati sulle stesse posizioni sono sgravati di ogni responsabilità, non mi sembra un gran rigore».

 

Anche Eugenio Scalfari e Repubblica erano in prima linea nella scelta della fermezza.

«Esatto. Mi sono annotato un particolare divertente: nella scena del tragitto in auto verso Via Fani si vede Moro leggere Repubblica. Sa qual era il titolo del giornale del 16 marzo 1978? "Antelope Cobbler? Semplicissimo, è Aldo Moro". Questo dice la sciatteria o peggio la mistificazione in atto».

 

Suo padre esce come la vera anima nera di quei giorni.

BELLOCCHIO ESTERNO NOTTE

«Che si doveva fare meglio è evidente, ma l'apparato dello Stato e dei suoi corpi mostrò tutta la sua arretratezza. Uno dei passaggi più verosimili della fiction è quando Cossiga dialoga con il consulente statunitense che gli dice che mentre per gli americani dietro le Brigate rosse ci sono solo le Brigate rosse, per gli italiani ci sono sempre altre realtà, altri burattinai. Siamo malati di dietrologia.

 

Al di là dei processi subiti negli anni Novanta, il più grande dolore della vita politica di mio padre è stato che qualcuno ha insinuato non solo che non ha fatto nulla, ma addirittura che abbia ostacolato la possibilità di salvare Moro».

 

La fermezza era compatibile con percorsi di trattativa ufficiosi?

«Certo. Mio padre si era attivato con varie associazioni umanitarie e anche con Gheddafi, Tito, persino Fidel Castro. Soprattutto c'è stato il tentativo di pagare un riscatto di 10 miliardi di lire, non di 20 come si vede nella fiction.

 

BELLOCCHIO ESTERNO NOTTE

È tutto scritto nei Diari. Un'altra differenza è che il Vaticano si tira indietro perché ritiene che sia una truffa. In realtà, l'ipotesi del riscatto resse fino all'ultimo ed era concordata con Berlinguer, tramite il suo segretario Tonino Tatò, e Franco Rodano, che era un cattolico nel Pci».

 

Eleonora Moro dice a Paolo VI che l'unico a non andarla a trovare è Andreotti.

«Mio padre era presidente del Consiglio, la sentiva spesso telefonicamente. Non si è mai voluto mostrare. Conosceva Moro dalla guerra e anche lei dal tempo della Fuci.

Moro aveva scelto mio padre come capo del governo della "non sfiducia" del 1976 e poi l'aveva nuovamente scelto per quello che giurava quella mattina con l'appoggio esterno del Pci. Che da una parte della famiglia ci sia stato risentimento lo capisco. Il rapporto con Maria Fida invece è sempre stato ottimo anche dopo la tragedia finale».

 

In casa parlavate di come comportarvi se al posto di Moro ci fosse stato suo padre?

BELLOCCHIO ESTERNO NOTTE

«In quel periodo lo vedevamo molto poco. Ricordo benissimo che in più di un'occasione, anche alla presenza di monsignor Macchi, ci disse che se fosse accaduto qualcosa a lui dovevamo accettare la stessa linea scelta in quel momento dallo Stato. Mio padre è stato un obiettivo delle Br.

 

Alberto Franceschini ha raccontato di averlo pedinato e di averlo urtato una mattina quando scendeva dalla macchina per vedere la reazione della scorta».

 

Da Bellocchio al Divo di Paolo Sorrentino che risposta si dà a proposito del fatto che il cinema tratteggia suo padre sempre in una luce negativa?

bellocchio

«Si continua a coprire di fango una persona e il partito cui apparteneva. Non è solo il cinema a descriverlo così.

 

Per capire perché questo accade dobbiamo ricordarci di ciò che è accaduto in Italia all'inizio dei Novanta con la demonizzazione di tutti i rappresentanti dei partiti di governo, con l'incredibile eccezione dei perdenti della storia. Eppure, come dice Paolo Cirino Pomicino, gli sconfitti della storia sono proprio quelli che vogliono continuare a scriverla. A modo loro».

esterno notte 5fabrizio gifuni esterno notte esterno notte 1esterno notte 3esterno notte 1esterno notte 4GIULIO ANDREOTTI ALDO MORO

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