ASSOLVERE MILANESE PER SALVARE TREMONTI RISCHIA DI MANDARE ALL’ARIA LA LEGA - L’ENNESIMA GIRAVOLTA DEL SENATÙR (PAPA IN GALERA, L’EX BRACCIO MAL-DESTRO DI GIULIETTO NO) è LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO DELLA LOTTA TRA MARONIANI E BOSSIANI – MARONI VUOLE SMARCARSI DAL GOVERNO, BOSSI è PER FEDELTÀ ASSOLUTA A BERLUSCONI - IL CASO DEL MARONIANO TOSI, A RISCHIO ESPULSIONE…

Michele Brambilla per "la Stampa"

C'è sempre un momento, alle manifestazioni della Lega, in cui qualche pezzo grosso prende la parola e inveisce contro i giornalisti: «Si sono inventati spaccature al nostro interno, tutte balle, la Lega è unita!». E giù applausi perché l'indice di gradimento dei giornalisti, basso ovunque, nel mondo padano è sottoterra. Non sarà facile, però, replicare questa specie di gag ai prossimi comizi.

Le divisioni interne sono ormai alla luce del sole. Ieri ad esempio il sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha dovuto dimettersi dalla presidenza dell'Anci, l'associazione nazionale dei comuni italiani, per aver deciso di non partecipare allo sciopero dei sindaci contro la manovra, programmato per oggi.

Fontana era stato l'ideatore di questo sciopero. Se ha deciso di non parteciparvi è solo perché lunedì il consiglio federale della Lega - massimo organo di partito - ha imposto ai sindaci tesserati di non aderire all'iniziativa dell'Anci. «Mi sono trovato mio malgrado di fronte a un bivio», ha scritto ieri Fontana in un comunicato, e per non essere espulso dalla Lega ha lasciato l'Anci.

Ma precisa di non aver cambiato idea sui motivi della protesta dei Comuni contro i tagli. E nel Varesotto quasi tutti gli amministratori locali leghisti sono con lui. Ieri sul sito web del quotidiano «La Provincia di Varese» il consigliere comunale varesino Gladiseo Zagatto («Bossi è mal consigliato»), il consigliere provinciale Marco Pinti, il capogruppo cittadino Giulio Moroni e il dirigente Marco Bordonaro hanno espresso senza timori la piena solidarietà a Fontana.

Poi c'è il caso Tosi. Lunedì scorso Flavio Tosi, il sindaco di Verona, in un'intervista al «Corriere della Sera» si è reso responsabile di lesa maestà: «Un ciclo è concluso - ha detto -. La cosa migliore sarebbe che Silvio Berlusconi decidesse di farsi da parte. Ma non nel 2013: il prima possibile». Per queste parole ha rischiato di essere espulso. Pare che il consiglio federale di lunedì, quello in cui si è deciso il diktat anti-sciopero dei sindaci, fosse stato inizialmente convocato proprio per buttare Tosi fuori dal partito. E pare che si sia poi deciso di sorvolare perché Tosi è un sindaco forte, con un grande seguito in Veneto e stimato anche da molti non leghisti, compreso il presidente Napolitano.

Sullo sfondo di tutto c'è la spaccatura, ormai evidente, tra i fedelissimi di Bossi e quelli di Maroni. Tra i due c'è sicuramente un'antica amicizia, ma c'è anche un dissidio politico ormai arrivato alla resa dei conti. Bossi è per la fedeltà assoluta a Berlusconi: c'è chi dice per l'aiuto che il premier gli assicurò dopo l'ictus di sette anni fa, c'è chi dice per un patto di ferro (e d'argento) stipulato prima delle elezioni del 2001: sta di fatto che Bossi non vuole abbandonare l'amico Silvio. Mentre Maroni pensa che, se la Lega non si smarca adesso, finirà con l'affondare con il premier.

Maroniani sono, per intenderci, Fontana e Tosi. Bossiani il segretario regionale veneto Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso, e soprattutto l'ormai celeberrimo «cerchio magico», vale a dire un ristrettissimo gruppetto che ha preso in custodia un Bossi sempre più provato dai segni della malattia: la moglie Manuela Marrone, il figlio Renzo, la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, i capigruppo alla Camera e al Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo. Di questo «cerchio magico», che ormai blinda il Senatùr anche fisicamente con una marcatura stretta, i maroniani dicono (naturalmente a taccuini chiusi e microfoni spenti) il peggio che si possa dire.

La divisione maroniani-bossiani condiziona tutta la vita del partito. Ad esempio, tra poco si voteranno i nuovi segretari provinciali. A Brescia si scontreranno Fabio Rolfi (maroniano) e Mattia Capitanio (cerchio magico); a Varese le due fazioni stanno scegliendo gli sfidanti, mentre in Val Camonica c'è grande fermento perché al congresso di fine mese sul banco degli imputati (l'accusa: scarsa presenza sul territorio) ci saranno l'assessore lombardo Monica Rizzi e nientemeno che Renzo Bossi.

«Il cartellino giallo ai Tosi e ai Fontana è quanto di più lontanamente leghista ci possa essere. Nel dna del Carroccio la difesa del locale viene prima di qualsiasi intesa romana», ha scritto ieri su Libero Gianluigi Paragone, ex direttore de «La Padania». E questo significa che quel che sta succedendo non è una bega da vecchia Dc, una divisione come ce ne sono in tutti i partiti. In gioco c'è la stessa essenza, e forse la sopravvivenza, della Lega.

 

BOSSI - MARONIFLAVIO TOSIGianluigi Paragone la moglie di Bossi Manuela MarroneRENZO BOSSIRosi Mauro al Senato

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