renzi padoan

QUANTI SCHIAFFI PER MATTEUCCIO!/1 - BANKITALIA E CORTE DEI CONTI FANNO A PEZZI LA MANOVRA DI RENZI-PADOAN: ''PROBLEMATICHE LE COPERTURE. DUE TERZI DA UNA TANTUM, SOLO UN DECIMO DA SPENDING REVIEW'' - PERPLESSITA’ PER GETTITO DA LOTTA ALL’EVASIONE

 

Dal Fatto Quotidiano

 

PADOAN RENZIPADOAN RENZI

Le coperture della manovra per il 2017, imperniate sugli introiti attesi dalla voluntary disclosure, dalla rottamazione delle cartelle di Equitalia e da altre misure di contrasto all’evasione, sono ballerine e tutt’altro che sicure. Il problema emerge chiaramente dalle tabelle che fanno parte integrante della legge di Bilancio. E oggi lo hanno rimarcato, nelle loro audizioni sul ddl, sia il presidente della Corte dei conti Arturo Martucci di Scarfizzi sia il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini.

 

Arturo Martucci di Scarfizzi corte dei contiArturo Martucci di Scarfizzi corte dei conti

Se il secondo si è limitato a riassumere i dati – “le misure con effetti temporanei rappresentano circa i due terzi del maggior gettito atteso nel 2017″ mentre dalla spending review arriverà solo “un decimo delle coperture per il prossimo biennio” – Martucci di Scarfizzi è stato più netto: “La Corte ha in diverse occasioni richiamato i limiti dei mezzi di copertura affidati al contrasto dell’evasione, che per loro natura scontano margini di incertezza e ma si rapportano a maggiori spese o a sgravi fiscali certi“, ha ammonito. Aggiungendo che “le scelte operate con la legge di bilancio si muovono su un terreno oggettivamente difficoltoso poiché, nel passato non sempre i risultati sono stati all’altezza delle attese“.

 

BANKITALIA: “ALTO GRADO DI INCERTEZZA DA LOTTA A EVASIONE”  

 

IGNAZIO VISCO RELAZIONE 2016 IGNAZIO VISCO RELAZIONE 2016

“Secondo le valutazioni ufficiali, il complesso delle misure in tema di evasione e di recupero del gettito“, dalla rottamazione delle cartelle alla riapertura dei termini per l’emersione dei capitali nascosti al fisco, “produrrà maggiori entrate per 6,4 miliardi nel 2017, 5,9 nel 2018 e 4,3 nel 2019”, ha ricordato Signorini.

 

“Queste somme rappresentano più della metà delle maggiori entrate previste per il biennio 2017-18, e oltre il 40 per cento per il 2019. Rispetto alle stime di interventi di altra natura, la valutazione del gettito derivante dal contrasto all’evasione ha un grado di incertezza superiore”. Al contrario la revisione e razionalizzazione della spesa si attesta a “quasi un miliardo nel 2017 e oltre 1,5 miliardi nel 2018” tra tagli ai ministeri per “circa 0,7 miliardi l’anno e minori stanziamenti per il servizio sanitario nazionale per circa un miliardo nel 2018″. Si tratta di appena “un decimo delle coperture per il prossimo biennio”, e si noti che la fetta più grossa arriva appunto dalle minori risorse alla sanità.

Luigi Federico SignoriniLuigi Federico Signorini

 

CORTE DEI CONTI: “LIMITATO IL RUOLO DELLA SPENDING REVIEW”

 

“Sul fronte delle coperture emergono taluni elementi di problematicità che inducono a qualche approfondimento”, ha esordito il presidente dei magistrati contabili, osservando che “le risorse derivanti dalle misure di contrasto dell’evasione fiscale disposte con il DL 193/2016” sono quantificate in “oltre 4,2 miliardi nel 2017 e nel 2018 e 3,3 miliardi nel 2019” e “oltre il 30 per cento delle maggiori entrate è derivante da misure una tantum quali la voluntary disclosure e l’asta per i diritti d’uso delle frequenze a banda larga“.

 

Al contrario “il ruolo assegnato alla riduzione della spesa è limitato“. Martucci di Scarfizzi ha rincarato la dose spiegando che uno dei pilastri del “nuovo corso” promesso dal governo contro l’evasione fiscale, cioè la discussa trasmissione trimestrale delle fatture Iva, potrebbe sì “incidere in modo strutturale sull’azione di contrasto all’evasione”, ma “l’esclusione da tali novità del settore delle vendite al dettaglio non consente di intercettare l’evasione che avviene a valle del processo di produzione e di distribuzione dei beni e dei servizi”.

Yoram Gutgeld Yoram Gutgeld

 

Per quanto concerne i 2,7 miliardi attesi dalla rottamazione delle cartelle, “occorre chiedersi quali saranno le modalità di copertura delle spese di funzionamento della ‘nuova’ riscossione (circa un miliardo per metà rappresentate dal costo dei circa 8mila dipendenti), fin qui coperte dal sistema di aggi e rimborsi che tanto peso hanno avuto nello scioglimento di Equitalia. Così come occorre verificare in quale misura la ‘nuova’ funzione di riscossione potrà contare sugli adeguati poteri in linea con le migliori pratiche internazionali auspicate da Ocse e Fmi considerato che gli ultimi anni hanno portato ad un progressivo ridimensionamento dei poteri assicurati ad Equitalia”.

 

Il magistrato ha poi ricordato che già nella relazione 2015 la Corte ha puntualizzato che “delle 56 misure che negli ultimi sette anni sono state intestate al contrasto all’evasione, solo per una si dispone di una puntuale consuntivazione, mentre per oltre la metà non si è in grado di avere neppure un aggiornamento delle previsioni iniziali a suo tempo definite”.

 

EQUITALIAEQUITALIA

Morale: non ci sono dati che confortino riguardo alla solidità delle previsioni del governo. Quel che è sicuro è che “nel passato non sempre i risultati sono stati all’altezza delle attese”.  Sarebbe quindi opportuno “prevedere prudentemente un esame in corso d’anno“. “Potrebbe valutarsi, poi, la possibilità di un collegamento più stretto tra maturazione delle coperture e attivazione di impegni di spesa, agendo sui tempi di avvio di determinati interventi, e in alcuni casi condizionando le realizzazioni al concretizzarsi dei gettiti attesi”.

 

Tutto considerato, il permanere di vincoli stringenti per la finanza pubblica consiglia “di guardare alla programmazione per il prossimo triennio con particolare attenzione e cautela”, avverte la Corte, “in un contesto che vedrà un probabile ri-orientamento della intonazione della politica monetaria e, quindi, il venir meno dei suoi positivi riflessi sul servizio del debito“. Il riferimento è al calo degli interessi pagati dai titoli di Stato, merito del quantitative easing della Banca centrale europea, che ha comportato ingenti risparmi per le casse pubbliche.

 

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BANKITALIA: “PIU’ RISORSE PER SCONGIURARE AUMENTI DI IVA E ACCISE

 

Sullo sfondo resta la spada di Damocle delle clausole di salvaguardia su Iva e accise, eliminate per il 2017 ma non per gli anni a seguire. “La diminuzione del disavanzo rispetto al 2017 avviene grazie all’attivazione delle clausole di salvaguardia, abolite per il 2017, ma confermate per il 2018 e ulteriormente inasprite per il 2019”, ha ricordato Signorini. Visto che “parte delle coperture ha natura temporanea”, “se si vorrà in futuro evitare, come in passato, l’attivazione delle clausole di salvaguardia, sarà necessario il reperimento di risorse alternative”. E si parla rispettivamente di oltre 19 (per il 2018) e oltre 22 miliardi (per il 2019) da trovare solo per scongiurare gli aumenti.

 

 

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