giuseppe sala milano cortina olimpiadi

IL NORD NON PUÒ FAGOCITARE TUTTO - IL MINISTRO PAOLA DE MICHELI FINANZIA CON UN MILIARDO LE INFRASTRUTTURE DI MILANO PER LE OLIMPIADI INVERNALI 2026 MENTRE LA CALABRIA CHIUDE PER LE POCHE TERAPIE INTENSIVE - PROPRIO ORA CHE LA CRISI, NATA AL NORD, COLPISCE ORA SOPRATTUTTO LAVORATORI E FAMIGLIE MERIDIONALI - “IL MESSAGGERO” ATTACCA: “MENTRE SI CONTINUA A PENSARE, ERRONEAMENTE, SOLO ALLA PRESUNTA LOCOMOTIVA, I VAGONI DERAGLIANO…”

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

PAOLA DE MICHELI

Un miliardo di euro. Sull' unghia. Mentre il resto del Paese arranca tra la pandemia e la crisi economica, c' è un pezzetto d' Italia che può viaggiare su un binario parallelo, più veloce. O, se si vuole, in un' altra classe. Migliore ovviamente. Basta prendere le parole spese dal ministro delle infrastrutture, Paola De Micheli, che con un entusiasmo che stride con il momento, ha celebrato la sua decisione di firmare il decreto che finanzia con il suddetto miliardo le infrastrutture lombarde in attesa delle Olimpiadi invernali del 2026 di Milano e Cortina.

 

luca zaia milano cortina 2026

«Faremo compiere un salto di qualità infrastrutturale - è stata la spiegazione della ministra - a una delle aree più sviluppate del Paese con una ricaduta importante per la qualità della vita delle persone e anche un miglioramento competitivo per le imprese». Che va bene. Chi prospera ha diritto di stare meglio. Anche se a Milano non si scierà, perché montagne e piste non ce ne sono. Ma nemmeno si può sorvolare sul fatto che, ancora una volta, il governo ha deciso di sostenere la parte più ricca del Paese a scapito del Sud.

 

milano cortina 2026

Quelle stesse Regioni settentrionali che sono state, come ha appena sottolineato la Banca d' Italia nel suo studio sulle economie regionali, la culla della recessione italiana.

Recessione la cui onda d' urto, tuttavia, ha spiegato sempre via Nazionale, ha messo al tappeto soprattutto le famiglie del Centro-Sud. Basta pensare alla crisi nera del turismo, o all' ecatombe dei lavoratori a termine e stagionali concentrati soprattutto nelle Regioni meridionali. Il punto sta proprio qui.

 

I VAGONI DERAGLIANO

covid calabria

Nel continuare a pensare, erroneamente, solo alla presunta locomotiva, mentre i vagoni deragliano. La prova? Proprio mentre la ministra De Micheli celebrava il decreto pro-Milano, il governo ha preso una decisione controversa, immediatamente contestata dagli interessati: dichiarare il lockdown di una regione, la Calabria, non perché i contagi sono fuori controllo, ma perché se lo fossero, avrebbe un sistema sanitario talmente disastrato da non poter reggere l' onda d' urto. Insomma, lo stesso governo che ha trovato un miliardo per i giochi invernali del 2026, ha alzato le mani davanti al disastrato sistema sanitario calabrese, scegliendo la via più semplice: la chiusura.

 

milano cortina 2026 malagò sala zaia fontana

Con le pesanti conseguenze economiche che questo comporta per un territorio che ha il reddito medio più basso d' Italia: solo 15.430 euro contro gli oltre 25.600 euro della Lombardia. La colpa, si potrebbe obiettare, è in fin dei conti della stessa classe politica. La sanità calabrese è da oltre 10 anni commissariata con lo scopo di ripianare il debito.

 

Solo che lo stesso debito, da quando la Regione è sottoposta al piano di rientro, è passato da 150 milioni a quasi 1 miliardo. E ora il commissariamento è stato allungato di 3 anni. Il vero problema è che l' unica ricetta messa in campo sono stati tagli ai posti letto e agli ospedali. Il risultato è che i commissariamenti non hanno aiutato la Calabria a migliorare il sistema sanitario e se oggi si ritrova zona rossa è più per la fragilità della rete degli ospedali e del tracciamento che per una reale esplosione del contagio.

CORONAVIRUS - OSPEDALE

 

LA DEBOLEZZA

La debolezza del sistema sanitario calabrese negli anni è anche stata accentuata dall' effetto perverso del mancato rilancio, perché i cittadini cercano assistenza in altre regioni. Secondo un report della Fondazione Gimbe, diffuso a settembre, la Calabria ha uno dei saldi peggiori nel calcolo che valuta la mobilità attiva e passiva: 287,4 milioni di euro che finiscono soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana dove i calabresi sono costretti ad rivolgersi per curarsi a causa delle carenze della sanità locale povera di investimenti.

 

Difficile che si possa uscire da questa situazione senza un vero intervento emergenziale che possa contare su finanziamenti straordinari cospicui. Magari gli stessi assegnati per rifare le strade lombarde in vista delle olimpiadi. Anche perché, se da un lato non si possono nascondere le responsabilità politiche, dall' altro il sistema sanitario calabrese è andato in difficoltà, come altri del Mezzogiorno, anche per i criteri di riparto del fondo sanitario che per anni hanno premiato le regioni settentrionali.

CORONAVIRUS - TERAPIA INTENSIVA

 

Alla Calabria, con quasi 2 milioni di abitanti, sono stati destinati soltanto 3,6 miliardi. Dunque, 1.800 euro pro capite contro i 1.916 destinati alla salute di un cittadino del Friuli o, ancora, i 1.935 impiegati per un piemontese. Un meccanismo che, secondo la Corte dei Conti, ha portato a una distribuzione sbilanciata verso il Nord delle risorse. Dal 2012 al 2017, nella ripartizione del Fondo sanitario nazionale, sei regioni settentrionali hanno visto aumentare la loro quota mediamente del 2,36%; mentre altrettante regioni del Sud hanno visto lievitare la loro parte solo dell' 1,75%: significa più o meno 1 miliardo in meno in 5 anni. Proprio la stessa cifra destinata ai giochi del 2026.

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