LA POLITICA DEL CIUFFO - IL DISASTRO DEI PARTITI ATTIZZA LE ROTAIE DI MONTEZEMOLO DECISO A SGUINZAGLIARE “ITALIA FUTURA” ALLA CONQUISTA DEI MODERATI - NEL “PARTITO DEI CARINI” ENTREREBBERO I LIBERALI PDL E I RESTI DEL TERZO POLO IN OPPOSIZIONE AL PD FORMATO-HOLLANDE - LUCHINO VORREBBE ANCHE PASSERA E TENTERÀ DI GEMELLARE CASINI, CHE S’È APPENA DISFATTO DI FINI E RUTELLI E AVRÀ MANI LIBERE PER TRATTARE L’INCESTO DEMOCRISTO - MA TUTTO DIPENDE DALLA LEGGE ELETTORALE…

Elisa Calessi per "Libero"

La prudenza, come sempre, è massima. E molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà a votare. Ma le elezioni amministrative appena passate, con il crollo del Pdl, a cui non ha corrisposto un successo del Pd e men che meno del Terzo Polo, hanno convinto Luca Cordero di Montezemolo che le «condizioni» ci sono. Per lanciare quell'«offerta nuova», rivolta a «liberali, riformisti e moderati», che Italia Futura va teorizzando da tempo.

A confermare quest'analisi si è aggiunto un recentissimo sondaggio che ha fatto andare su di giri il gotha della fondazione montezemoliana. Risulta che se alle elezioni del 2013 si presentasse una lista Italia Futura, guidata da Montezemolo, arriverebbe al 24%. E prenderebbe a destra, al centro e a sinistra. Lo studio è girato anche in Confindustria, dove si guarda con attenzione alle mosse dell'ex presidente di viale dell'Astronomia.

ALTERNATIVI AL PD
Ma c'è un'altra novità. Il presidente della Ferrari si è convinto che il nuovo contenitore dovrà, necessariamente, avere come «competitor» la sinistra. Ovvero quel Pd che, con Pier Luigi Bersani, ha deciso di «seguire le orme di Hollande». Anzi, «di collocarsi persino più a sinistra di Hollande», come riflette uno dei collaboratori del think tank. «Queste elezioni», spiega a Libero Marco Simoni, giovane professore di Economica politica alla London School of Economics e membro del comitato direttivo di Italia Futura, «hanno confermato un vuoto di rappresentanza.

Non c'è solo il crollo del Pdl. Se è vero che il Pd mantiene consensi, in alcune aree del Paese ha perso una valanga di voti». C'è, insomma, «una gigantesca domanda di politica che non trova sbocco». A destra o a sinistra? Simoni, che viene dal Pd, rifiuta queste categorie. «Io non so se cambiare la struttura dello Stato, rivedere la spesa pubblica, modernizzare il Paese, vincere le tante consorterie sia di destra o di sinistra. Ma serve questo».

Fatto sta che, nei giorni scorsi, Montezemolo ha incontrato Silvio Berlusconi. Certo, si è visto (o sentito) anche con altri leader. Tra cui Matteo Renzi, con cui da mesi è avviato un dialogo. Ma, rebus sic stantibus, Montezemolo ha capito che il «vuoto» da riempire è lì. Dove si trovano quegli elettori moderati, liberali e riformisti che, orfani di Berlusconi, in queste elezioni o sono rimasti a casa o hanno votato Grillo.

Il progetto non è certo di mettersi alla guida del Pdl. Piuttosto di lanciare un soggetto nuovo, con classe dirigente nuova, età media bassa e pochi politici di professione, che si rivolga a quel target. Ma senza - questa è la svolta - chiudere le porte a pezzi di classe dirigente del Pdl. Le porte d'Ercole separeranno a sinistra dal Pd, a destra dalla Lega e da eventuali partiti di destra. Ma se pezzi del Pdl più liberali volessero aderire, non ci saranno preclusioni. Così come per quel che resta del Terzo Polo, ormai sciolto da Pier Ferdinando Casini.

Spiega a Libero un dirigente di Italia Futura: «Potranno esserci anche singoli esponenti del Pdl. Certo, chi ha avuto un peso in questi anni, chi ha ricoperto ruoli di primo piano, dovrà fare un passo indietro. Ma chi non è stato nella stanza dei bottoni, potrà far parte del progetto». Magari con una formula che mantenga la freschezza dell'offerta, nello stesso tempo consentendo un approdo alla parte più liberale e riformista del centrodestra. L'idea su cui si ragiona è di dare vita a una federazione di moderati che abbia come perno principale la lista di Italia Futura e come satelliti i liberali del Pdl e quel che resto del Terzo Polo. Non, però, un'operazione che fonda stati maggiore esistenti. Piuttosto il lancio di un «cantiere» guidato da una classe dirigente nuova, ma a cui possano aggregarsi esponenti che ora militano in altri partiti.

I CONTATTI CON SILVIO
Il piano di Montezemolo si incrocia coi progetti di Berlusconi, ansioso di archiviare il marchio Pdl per dare vita a un soggetto più snello e 2.0. Formato dai berlusconiani più stretti, da under 30 e con un modello di partecipazione basato sui social network. L'operazione mette in conto una scissione dell'attuale Pdl, con gli ex An a creare un un altro partito. L'ex premier pensa a nuova Casa delle Libertà, ma guidata da Montezemolo.

Ciò su cui la visione del presidente della Ferrari non collima con quella di Berlusconi è dove fissare i confini. Il primo vorrebbe lasciar fuori Lega e ex An. Il secondo vorrebbe tenere dentro tutti. Ma questo dipenderà dalla legge elettorale e da quello che si aggregherà attorno a Italia Futura. Molto probabilmente saranno della partita anche alcuni esponenti del governo (per esempio Corrado Passera). L'importante, si dice in Italia Futura, è che non si dia l'impressione di una fusione di nomenclature.

DOPO I BALLOTTAGGI
I tempi, comunque, non saranno lunghissimi. Già per la prossima settimana Montezemolo ha convocato una riunione con i vertici della fondazione. Poi vedrà i referenti regionali. Quindi i parlamentari, sparsi un po' in tutti i partiti, che sono interessati al progetto. Subito dopo i ballottaggi dovrebbe poi presentare una legge di iniziativa popolare sul finanziamento dei partiti. Le associazioni territoriali di Italia Futura spingono perché si faccia il salto verso un movimento politico vero e proprio. Il vero freno è capire con quale legge elettorale si voterà. «Per questo», spiegano, «Luca vuole aspettare l'estate».

Ma la crisi del Pdl potrebbe risolvere anche quel problema. Come riflette un dirigente di Italia Futura, «si sta consolidando una destra perdente e una sinistra maggioritaria. Ma nessuna delle due risponde all'elettorato moderato. E nemmeno il terzo polo. C'è una prateria da conquistare, tanto più ora che la sinistra (cioè il Pd, n.d.r.) ha deciso di andare per conto suo, riproponendo lo schema di Vasto». Ma non sarà il nuovo terzo polo. La logica in cui Montezemolo si muove è bipolarista.

Naturalmente questo progetto potrebbe entrare in collisione con il Partito della Nazione che Casini vuole costruire. E che punta allo stesso obiettivo: conquistare i voti in libera uscita dal Pdl. A meno che i due non decidono di lavorare insieme. Forse anche per questo il leader dell'Udc ha deciso di liquidare in tutto fretta gli altri due azionisti del Terzo Polo, Fini e Rutelli. Se c'è da trattare con Montezemolo, meglio essere da soli.

 

 

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