PADRONI IN GALERA? GIAMMAI! - IL “SOLE 24 ORE”, GIORNALE DI CONFINDUSTRIA, SPIEGA PER FILO E PER SEGNO PERCHÉ IL CARCERE PER CHI EVADE OLTRE I 3 MLN € NON È COSA BUONA E GIUSTA: “BASTA UNA CONDANNA PER BLOCCARE L'ACCESSO ALLA SOSPENSIONE E DETERMINARE L'APPLICAZIONE DELLA PENA DETENTIVA” - MA SEMPLICEMENTE NON EVADERE È TROPPO COMPLICATO?...

Gianni Trovati per "Il Sole 24 Ore"

Con il via libera in commissione Bilancio, anche il pacchetto di novità sulle cosiddette «manette agli evasori» arriva all'Aula del Senato per il primo voto sulla legge di conversione della manovra bis.

Una stretta, quella portata dall'articolo 2 comma «36-vicies bis» (numerazione che porta il segno del lavorio esercitato dalla commissione sulla parte «entrate» della manovra correttiva), che si traduce in un doppio livello di rischio carcere per chi incappa in una condanna definitiva per evasione fiscale, e che si estende anche a contestazioni basate su elusioni e abusi di diritto: il pericolo diretto è quello della nuova soglia, tre milioni di euro, oltre la quale si toglie al giudice la possibilità di riconoscere la sospensione condizionale della pena al soggetto arrivato incensurato alla condanna per evasione. Con il pericolo che questo nuovo regime scoraggi investitori e operatori economici.

La platea dei soggetti a rischio, però, è decisamente ampliata anche dalla generale revisione al ribasso delle soglie di rilevanza penale previste per situazioni che si concentrano su importi decisamente più contenuti: con le nuove regole, ad esempio, per diventare materia penale la dichiarazione infedele non dovrà più arrampicarsi fino a 103.291,38 euro (i vecchi 200 milioni di lire) e sottrarre al Fisco un imponibile superiore al 10% di quanto dichiarato, ma basterà superare quota 50mila euro (sempre con il riferimento al 10% del dichiarato).

Se la dichiarazione non viene nemmeno presentata, invece, il limite minimo per la punibilità penale viene più che dimezzato, passando da 77.468,53 euro (traduzione fedele di 150 milioni di lire) a 30mila euro. Anche su questo secondo livello di rischio, la partita si gioca sul terreno della sospensione condizionale che, tranne casi particolarmente gravi, viene riconosciuta a chi viene colpito dalla prima condanna.

Abbassando le soglie, si amplia il novero dei casi che possono finire nella rete della giustizia penale giocandosi il jolly della sospensione condizionale, e che quindi rischiano di vedersi aprire le porte del carcere in caso di seconda condanna per importi superiori ai nuovi livelli minimi.

Il tema è delicato, al punto che lo stesso direttore delle Entrate, Attilio Befera, nei giorni scorsi ha fatto sapere a chi gli chiedeva lumi che l'iniezione di materia penale nella lotta all'evasione non era un provvedimento chiesto dall'Agenzia.

In effetti nel nuovo schema di regole, inasprite anche dal fatto che le circostanze attenuanti possono ridurre di un terzo e non più dimezzare la pena, le maxi-evasioni sopra i tre milioni che hanno rappresentato il "manifesto" dell'intervento sono solo una quota delle casistiche a rischio. L'amministratore di una società con 2 milioni di euro di volume d'affari, per esempio, con le regole attuali non sfonda il recinto del penale se si vede contestare deduzioni per 300mila euro, che producono un mancato gettito Ires poco superiore agli 80mila euro.

Lo stesso comportamento, con i nuovi parametri scritti nella manovra-bis può produrre una condanna penale, con reclusione da uno a tre anni. Nella prassi, probabilmente la condanna per cifre come queste sarà inferiore ai due anni, per cui l'imputato dovrebbe vedersi riconosciuta la sospensione condizionale della pena. Il bonus, però, vale ovviamente una volta sola, e in caso di una seconda contestazione analoga il rischio carcere si fa assai concreto.

Lo spauracchio, insomma, si fa diffuso, tanto più che anche condanne di altro tipo (dalla guida senza patente all'omesso versamento di contributi) possono contribuire a far tramontare la condizionale.

 

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