di maio salvini mattarella

UNA POLTRONA LAVA L’ALTRA - L'OFFERTA DI DI MAIO A SALVINI: "IO A PALAZZO CHIGI E A VOI I MINISTERI IMPORTANTI" - IL LEGHISTA È MOLTO ATTIVO: PROPONE, PARLA, DISEGNA SCENARI. DOMENICA AD ALCUNI PARLAMENTARI HA DETTO CHIARAMENTE: “IL GOVERNO NON SARÀ GUIDATO NÉ DA ME NÉ DA DI MAIO. FIDATEVI, FINIRÀ COSÌ” - IL PIANO M5S: STACCARE LA LEGA DA BERLUSCONI

murale salvini di maio

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

A un certo punto, lo scambio di poltrone sarà inevitabile. Sarà quello il momento in cui Luigi Di Maio offrirà il suo compromesso a Matteo Salvini: «Siamo pronti a offrirgli i ministeri più importanti». In cambio, il leader grillino vuole che venga rispettata l'unica condizione che lo vede irremovibile: «O faccio io il premier o non se ne fa nulla». Per Di Maio è una questione di «indirizzo politico», una polizza per la sopravvivenza del Movimento nel futuro governo giallo-verde. Ma c'è anche una questione di ambizione personale.

 

DI MAIO SALVINI

A differenza di Salvini, Di Maio potrebbe non avere più un'altra chance, perché la sua carriera politica è sottoposta alla regola dei due mandati. Certo, in futuro tutto potrebbe cambiare, la regola essere cancellata, oppure limitata alle cariche elettive e non di governo. Ma per ora è un principio scolpito nelle tavole della legge grilline.

 

Di Maio ha capito la tattica che ha in testa Salvini. È semplice: è pronto a fare da specchio al capo politico del M5S. Chi era che diceva che si sarebbe data priorità al programma e non alle poltrone? Di Maio. Chi era a evocare il senso di responsabilità di tutti i partiti per il bene degli italiani? Di Maio.

Giancarlo Giorgetti

 

Sono le stesse argomentazioni che ora Salvini gira al grillino. Il leghista non sta facendo altro che interpretare alla lettera quello che diceva Di Maio. Ma sta facendo anche di più: ha detto di essere disposto al passo indietro («Non dirò "io il premier o morte". Chi lo farà è l' ultimo dei miei problemi») e ha decisamente aperto al reddito di cittadinanza, ma come «strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi oggi ne è rimasto fuori».

 

Chi sta seguendo le trattative racconta che Salvini e Di Maio «si sentono spessissimo al telefono». In questo strano corteggiamento, il capo del Carroccio è molto più attivo: propone, parla, disegna scenari. Domenica ad alcuni parlamentari ha detto chiaramente: «Il governo non sarà guidato né da me né da Di Maio. Fidatevi, finirà così». Salvini vuole stanare il grillino, che invece aspetta, silente, ma categorico nella sua richiesta.

 

ANGELA MERKEL GIURA DA CANCELLIERE PER LA QUARTA VOLTA

Per uscire dall' angolo in cui lo sta spingendo il possibile alleato, il leader del Movimento sta studiando una contromossa: «Facciamo come in Germania - ragiona con il suo staff - Firmiamo un contratto sul programma. Il partito di maggioranza relativa nomina il premier, il partner di governo prende i ministeri più importanti».

 

Nel governo di larghe intese di Angela Merkel, i socialdemocratici hanno conquistato Finanze, Esteri, Lavoro, Ambiente e Famiglia. A Salvini, secondo i calcoli del M5S, farebbero gola Economia o Sviluppo economico, Interno (per la campagna sull' immigrazione), Difesa, Agricoltura e magari Trasporti, considerando l' importanza di molte infrastrutture traducibili in posti di lavoro e in consenso.

 

TONINELLI

Nei piani di Di Maio, non ci sarebbe spazio per alcun forzista nel governo. Perlomeno come ministro. La speranza dei 5 Stelle è che il centrodestra si frantumi e Silvio Berlusconi, intenzionato ad avere un piede nell' esecutivo, vada all' apposizione.

 

In questo modo Salvini ne uscirebbe indebolito e non potrebbe rivendicare di avere il 37% della coalizione contro il 32% del M5S. Basta vedere come Danilo Toninelli non ha mancato di sottolineare che non tutto il centrodestra ha rispettato i patti nelle votazioni sulle presidenze delle Camere. E come prontamente ha risposto l'azzurra Maria Stella Gelmini: «Noi siamo stati leali e abbiamo votato compatti Fico».

 

Se le alchimie funzionassero come vorrebbe il M5S, Di Maio è persuaso che Salvini avrebbe tutto il vantaggio ad accettare i ministeri di peso, nella convinzione di poter controllare il governo e lasciare ai 5 Stelle onori e soprattutto oneri che spettano a chi guida la presidenza del Consiglio.

MATTARELLA

 

Dovesse andare diversamente, «piuttosto torniamo al voto o all' opposizione» si ripetono tra di loro i 5 Stelle ai vertici, per darsi la carica di fronte all' ipotesi che non sia Di Maio il premier. Il leader li conforta, rasserenato dalla fiducia che nutre per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I grillini percepiscono una certa freddezza del Quirinale all' idea che sia Salvini il primo a ricevere l' incarico e ad avere l' opportunità di formare un governo. Il leghista ha già detto di essere pronto a lasciare spazio «a un terzo nome». Di Maio no.

 

 

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