1. NELL’ANNO ZERO DELL’ERA RENZIE, TRA UN “VAFFA” E UNO SBERLEFFO, È TUTTO UN ROTTAMARSI A MALE PAROLE. COME HA FATTO IERI PAOLO SCARONI CON LO SCARPARO CARO A MATTEUCCIO: “LE NOMINE LE FA DIEGO DELLA VALLE? IO NON FACCIO NOMINE ALLA TOD’S” 2. RCS, TOD’S, INTESA, GENERALI, ENI, ENEL, POSTE, TERNA, SORGENIA, C’È TUTTO UN SISTEMA CHE SI STA SGRETOLANDO SOTTO I COLPI DELLA CRISI O È GIUNTO AL CAMBIO DI GUARDIA 3. AI SUOI COLLABORATORI PIÙ STRETTI, RENZIE AVREBBE SPIEGATO CHE VUOLE TENERE UNA LINEA DECISA MA FORMALMENTE MORBIDA: SI CAMBIANO I MANAGER CHE SONO IN SCADENZA, MA SENZA OFFRIRE PRESIDENZE DI CONSOLAZIONE, MENTRE NON SI FORZA LA MANO SU CHI NON SCADE O È STATO APPENA NOMINATO, VEDI I VERTICI DI FINMECCANICA 4. IL CASO RAI. GUBITOSI NON VUOLE RESTARE IN VIALE MAZZINI E RENZI SAREBBE FELICE DI ACCONTENTARLO, MAGARI CON LE POSTE, E VIA CON UN BEL VALZER DI NOMINE AI TG

Francesco Bonazzi per Dagospia

C'erano una volta i poteri seri. Al massimo si sfanculavano in privato, prima di essere richiamati all'ordine nella stanza di un Cuccia o di un Andreotti. Adesso, nell'anno zero dell'era Renzie, è tutto un rottamarsi a male parole. O con il sorriso sulle labbra, come ha fatto ieri Paolo Scaroni con Diego Della Valle, ma comunque menando fendenti in pubblico.

Al di là del dato stilistico, però, si delinea un'immagine che i giornaloni di Lor signori, per ovvie ragioni di conflitti d'interessi, faticano a mettere a fuoco: la totale balcanizzazione di quel che resta dei poteri forti quaggiù in Italia.

Certo, a meno di spulciare con attenzione ‘'Libero'' o ‘'il Giornale'', oggi i famosi lettori idolatrati da ogni direttore al primo editoriale bucherebbero il garbato scazzo Della Valle-Scaroni. Lo scarparo a pallini, che con la sua Tod's negli ultimi sei mesi ha perso il 30% in Borsa, ha annunciato su Radio 24 a Giovanni Minoli che per le nomine pubbliche in arrivo "bisognerà cambiare molto, tenendo conto che in alcuni casi si cambieranno anche degli uomini capaci, ma oggi la parola d'ordine, secondo me, è discontinuità". Il gran boss dell'Eni, sorridendo, gli ha risposto seccamente: "Le nomine le fa Diego Della Valle? Io non faccio nomine alla Tod's".

A parte il fatto che se Della Valle applicasse anche alla propria azienda la logica di cambiare "uomini capaci" probabilmente le cose, a Casette d'Ete, andrebbero ancora peggio, la chiave della sua ultima sparata sta tutta in quel "secondo me". Secondo lui, o secondo l'illustre vicino di tribuna vip alle partite della Fiorentina?

Dal giro stretto del premier ovviamente fanno i pompieri e dicono che il padrone della Fiorentina "con Matteo ovviamente ci parla, ma come altri cinquecento". Non solo, ma il Rottam'attore non avrebbe gradito la recente "aggressione verbale" a Yaki Elkann, perché con Detroit (e quel che resta di Torino) non vuole rapporti inutilmente tesi. E guarda con una certa preoccupazione anche a quel che accade in casa Rcs, dove l'amico Della Valle è scatenato contro la gestione "made in Turin" e, al tempo stesso, con l'ombra lunga di Abramo Bazoli e Intesa Sanpaolo.

Renzi, in una lunga intervista al Corriere dello scorso ottobre, affrontò di petto il problema delle banche azioniste di Rcs, con parole che oggi meritano di essere ricordate: "Inutile lamentarsi solo della politica; anche le banche hanno le loro colpe da emendare. Ogni euro investito in operazioni di sistema e perduto è un euro tolto alle aziende, alle famiglie, agli artigiani consegnati all'usura che alimenta la criminalità. Il sistema bancario è entrato in mondi da cui dovrebbe uscire. Compresa l'editoria. Considero positivo che si sia sciolto il patto Rcs. L'Italia è stata gestita da troppi patti di sindacato che erano in realtà pacchi di sindacato. Faccio il tifo per i manager che stanno cambiando il sistema. Deve finire il capitalismo relazionale, in cui spesso lo Stato ha finito per coprire le perdite. L'eccesso di vicinanza tra politici, imprenditori e banche ha creato operazioni sbagliate".

La pensa ancora così, adesso che è diventato presidente del Consiglio? La palestra delle nomine pubbliche offrirà molte risposte. Entro metà aprile il governo di rottamazione dovrà presentare le liste per i consigli di Enel. Eni, Finmeccanica, Terna e Poste italiane. E di possibili rivoluzioni al vertice si sussurra anche per la Rai. Insomma, sono in ballo le poltrone di pesi massimi come Scaroni, Fulvio Conti, Alessandro Pansa e Massimo Sarmi, e in questo passaggio il premier sarà affiancato da Graziano Delrio, Luca Lotti e Marco Carrai, imprenditore e uomo di cerniera con l'alta finanza e il Vaticano.

Ai suoi collaboratori più stretti, Renzie avrebbe spiegato che vuole tenere una linea decisa ma formalmente morbida: si cambiano i manager che sono in scadenza, ringraziandoli per l'ottimo lavoro svolto ma senza offrire presidenze di consolazione, mentre non si forza la mano su chi non scade o è stato appena nominato. Questo significa che si salverebbero soltanto i vertici di Finmeccanica, con una postilla sulla Rai.

Luigi Gubitosi non vuole restare in viale Mazzini e sa che se non sale sul tram di questo giro primaverile di nomine rischia grosso. Renzi sarebbe pronto ad accontentarlo, magari con le Poste (ma lui sogna l'Enel), e poi potrebbe dire ai partiti: Gubitosi non voleva più restare in Rai, m'è toccato sostituirlo. E via con un bel valzer di poltrone nella tv pubblica, telegiornali compresi.

Certo, anche per la nomina del ministro del Tesoro, il Rottam'attore era partito con fieri propositi e poi ha finito per accettare Pier Carlo Padoan. Ma a oggi si può dire che i suoi progetti siano questi: fuori tutti quelli che scadono naturalmente.

Senza dunque raccogliere la sfida che gli ha lanciato dalle colonne dell'Espresso il presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti, eletto con il Pd ma privo di tessera e non schierato neppure alle ultime primarie: verificare nel merito, misurandone le prestazioni, l'operato di ogni singolo manager pubblico in questi anni.

Ovvero, badare ai dividendi, confrontare i risultati con quelli delle imprese comparabili, soppesare patrimoni, avviamenti e indebitamento. E poi non trascurare alcuni "dettagli", a cominciare, suggerisce Mucchetti, "dalle spese per le relazioni esterne, attraverso le quali i gerenti possono procurarsi il consenso. L'azionista Stato sa quel che dovrebbe? Temo di no".

Il problema però non sono più le relazioni esterne o il lobbismo sfrenato. Quello che è apparso chiaro nelle ultime settimane è che c'è tutto un sistema che si sta sgretolando, tra un "vaffa" e uno sberleffo. I panni di Fiat, Rcs, Tod's, Intesa, Generali, Eni e della Sorgenia vengono lavati in pubblico, con la società energetica dell'editore di Repubblica che ondeggia pericolosamente tra il salvataggio bancario e quello di Stato. E il premier "Multitasking", come lo chiama oggi Repubblica lodando la sua piena connessione, non potrà rimettere tutti questi cocci insieme con un semplice clic, o allargando e stringendo indice e pollice.

 

 

RENZI E I FRATELLI DELLA VALLE ALLO STADIO FOTO LAPRESSE RENZI E DELLA VALLE LUIGI GUBITOSI IN VERSIONE BLUES BROTHER ALLA FESTA DI DESIREE COLAPIETRO FOTO DA IL MESSAGGERO scaroni Fulvio Conti Flavio Cattaneo pansa alessandro MASSIMO SARMI MARCO CARRAIRENZI E DELRIOMATTEO RENZI CON MOGLIE E BAMBINI SULLO SFONDO LUCA LOTTI bernabee mucchettiDEBENEDETTI GIACCA STRETTA

Ultimi Dagoreport

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?