roger scruton giuliano ferrara

“AI VERI CONSERVATORI NON RESTA CHE L'APPELLO ASCIUTTO ALLA POESIA E ALL'ASPREZZA AMOREVOLE DELLA RELIGIONE CRISTIANA CONTRO L'ORPELLO SENTIMENTALE” – LA PREFAZIONE DI GIULIANO FERRARA AL “MANIFESTO DEI CONSERVATORI” DI ROGER SCRUTON, INTELLETTUALE TORNATO DI MODA DOPO LA CITAZIONE DELLA MELONI: “IL PROBLEMA DEI CONSERVATORI IN POLITICA, SE VOGLIANO ANDARE OLTRE IL GRIGIORE DEL LORO PRAGMATISMO MINORE, È FISSARE IL LIMITE DELLA MODERNITÀ DAL DI DENTRO DELLA MODERNITÀ. VASTO PROGRAMMA, PER DIRLA CON UNA PUNTA DI SCETTICISMO IRONICO…”

roger scruton

Prefazione di Giuliano Ferrara al “Manifesto dei Conservatori”, di Roger Scruton (ed. Raffaello Cortina), pubblicata da “La Stampa – TuttoLibri”

 

Il manifesto conservatore di Roger Scruton termina con un saggio critico di rara profondità e bellezza su Thomas S.Eliot, poeta modernista che nei suoi versi e saggi critici si fece interprete e signore della desolazione moderna. (Strane corrispondenze. Mio padre leggeva Eliot, e me ne trasmise la passione. Visse da credente comunista, sospettando sempre un esito nichilista della sua fede, morì lasciandosi schiantare virilmente dalla disillusione.)

 

giuliano ferrara foto di bacco (2)

Il paradosso di Eliot è che la sua ricostruzione in forma vivente di una «tradizione» insieme spirituale, culturale e letteraria nasce da un riconoscimento che può sembrare obliquo ma non lo è. Nelle parole di Scruton, Eliot «si è reso conto che è proprio nelle condizioni moderne - di frammentazione, eresia e scetticismo - che il progetto conservatore acquista il suo senso».

 

Il problema è trovare il Criterio e farlo vivere nella riflessione, nell'azione e nell'emozione della verità possibile, cosa diversa e anche molto diversa dalla nostalgia del passato, che è invece la falsa anticaglia e la vera paccottiglia dei nostri tempi di menzogna umanista al servizio del transumanesimo scientista e positivista.

 

ROGER SCRUTON - MANIFESTO DEI CONSERVATORI

Tempi in cui ai veri conservatori non resta che l'appello asciutto alla poesia e all'asprezza amorevole della religione cristiana contro l'orpello sentimentale, contro «il mito della bontà dell'uomo», che «cerca di evitare il vero costo emotivo procedente dal vedere le cose come sono». Con l'esito finale, tipico del progressismo postmoderno: «il sentimentalismo che ci induce non soltanto a parlare e a scrivere, ma anche a vivere sensazioni secondo cliché, per timore di essere turbati dalla verità della nostra condizione».

 

Manliness, in altri termini, secondo il concetto definito nel lungo saggio di Harvey Mansfield, discepolo di Leo Strauss, altra faccia di pietra del conservatorismo filosofico del XX secolo. Il saggio finale di questo libro legge con vero amore, autentica comprensione critica, uno scrittore e un apologeta della tradizione che si definì un classico, un monarchico e un anglicano. Un americano che si fece inglese per trovare un luogo, il luogo, del suo più intenso poema religioso, Little Gidding, cioè l'Inghilterra, il paese di Scruton. (Altro paradosso. Scruton si è fatto mezzo americano, compiendo il percorso inverso per realizzare la stessa direzione di marcia.)

 

roger scruton

Questa lettura edifica, perché riscatta e salva nella fede, che è la dimensione più difficile e abusabile dell'esperienza contemporanea del mondo, la logica spietata, eppure mai perfida, del pensiero conservatore aggiornato al calendario.

 

Scruton dice in apertura che il suo pensiero è identico a quello di Edmund Burke, con la significativa differenza che la sua conversione risale al Maggio del 1968 in Francia, mentre quella di Burke nacque osservando la Rivoluzione francese del 1789 e anni seguenti. Forse è troppo presto, come pensava Chou En-lai, per giudicare l'irruzione del giacobinismo nella storia europea e mondiale, ma non è mai troppo tardi per organizzare la resistenza ai suoi esiti, per attuare quel programma di differimento «il cui proposito è di mantenere in essere (il più a lungo possibile) la vita e la salute di un organismo sociale».

 

Edmund Burke

Quel che è certo è che, se Burke «con un tour de force del pensiero razionale si faceva apologeta di quel tipo di politica che proprio il pensiero razionale (così egli credeva) metteva in pericolo», il percorso paradossale è oggi lo stesso di quello della fine del Settecento, e su questo percorso sta nella sua imponenza la ricerca filosofica, teologica e pastorale di un papa europeo preoccupato dell'apostasia dell'Europa da se stessa.

 

Allargare lo spazio della ragione, sottraendola allo strumentalismo tecnico dello scientismo e all'estetismo superomista nicciano, è il compito di buonsenso, di senso comune, di realismo che un conservatore deve assolvere.

 

giorgia meloni all altare della patria omaggio al milite ignoto 9

Se il manifesto che offre la possibilità di adempiere a questo compito va dal discorso di Ratisbona di Benedetto XVI al pamphlet e all'insieme del lavoro di Roger Scruton, bisogna dire che siamo sulla buona strada: è in atto, che lo si sappia o no, un'alleanza destinata a rivelarsi efficace tra un pensiero europeo-tedesco, che nasce nel cuore della filosofia e della teologia continentale, e che è erede dell'ellenizzazione e del diritto romano, e un pensiero anglo-sassone scaturito dalla common law, dal diritto consuetudinario, dall'idea che lo stato non debba essere un Moloch laico che impone una sua ideologia secolarista, ma uno strumento legale per risolvere conflitti sociali secondo il metro e la misura del buonsenso storico e filosofico, illuminato da un giusto rapporto, il Criterio, tra morale e legge.

 

roger scruton

Questo manifesto sontuoso e ambizioso nella sua colloquialità, che attraversa i territori dello stato-nazione, della critica dei diritti astratti, del valore dell'amicizia e della buona lingua come contatto autentico tra gli esseri umani, questo manifesto naturalmente e sorgivamente antitotalitario, che ha per scopo di scrostare la democrazia e la regola liberale dal suo ideologismo sempre pencolante verso una totalità ideologica, è anche un saggio breve e semplice di politica contemporanea.

 

JOSEPH RATZINGER

Mi ritrovo nelle sue idee portanti, e anche nelle osservazioni apparentemente più laterali, dal di dentro della mia esperienza di conservatore d'occasione. Per esempio i mezzi di comunicazione di massa. Ho sempre cercato di spiegare ai miei amici, ai collaboratori, e anche ai preti, che la televisione ha un problema con la verità.

 

La verità diventa una potenza seminale quando il discorso è univoco, quando la contraddizione è anch' essa univoca, e di lì nasce un dialogo identitario forte, al termine del quale si può concludere qualcosa piuttosto che niente.

 

giorgia meloni all altare della patria omaggio al milite ignoto 10

La televisione del talk show, che pratico da anni non senza imbarazzi pari alle soddisfazioni, è l'emblema di quel che preoccupa Scruton, quando definisce la difficoltà del suo lavoro in «una democrazia dominata dai media, in cui il benessere porta a possibilità di scelta e la scelta nutre i dubbi, gli interrogativi si moltiplicano e ai conservatori non resta che questo dilemma: evitare i dubbi o rispondervi nel lessico della comunicazione di massa».

 

Purtroppo, le cose stanno peggio di così. Il linguaggio televisivo esclude in realtà il dubbio, e in genere impone perfino un veto sulla possibilità di formulare vere domande. Il buonsenso cade sotto la mannaia dell'orpello sentimentale, l'ideologia trionfa nel riconoscimento narcisistico di massa, e nemmeno un nucleo di pensiero autenticamente conservatore, responsabile e libero, sopravvive nell'etere. Queste idee hanno bisogno della terra, e di pulpiti diversi da quelli delle comunicazioni di massa, o almeno questo è il mio ragionato sospetto, fondato sull'esperienza.

roger scruton

Anche il sacro in TV si fa tendenza, e parlo di un sacro laico, di una lealtà culturale al senso dell'esistenza vissuta: tutto in TV tende all'idolatrico. La TV è liturgia di se stessa, è messa della messa, ripetizione senza pane eucaristico e senza pretesa di verità effettuale.

E qui torniamo a Eliot dantista e a color che sanno.

 

Differire il peggio è possibile, e forse anche affermare che «la libertà non è il solo - o il vero - scopo della politica» è possibile. Ma la via per combattere l'entropia sociale è segreta, sinuosa, si deve saper grandeggiare e anche essere minimalisti, governando con sapienza l'esperienza e la sua razionalizzazione, come hanno fatto i Founding Fathers americani, con risultati ambivalenti e alterni, quando hanno costruito la nazione più religiosa del mondo e il sistema istituzionale più laico del mondo.

 

GIORGIA MELONI IN PIAZZA MONTECITORIO - 9 SETTEMBRE 2019

Il problema dei conservatori in politica, se vogliano andare oltre il grigiore del loro pragmatismo minore, senza idee, è fissare il limite della modernità dal di dentro della modernità. Vasto programma, per dirla con una punta di scetticismo ironico, una dote che non manca al manifesto credente, e per certi aspetti fervoroso e poetico, di Roger Scruton.

joseph ratzinger roger scrutonroger scruton

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