A PROPOSITO DI HENRY: KISSINGER COMPIE 90 ANNI E LA “CUPOLA MONDIALE” GLI RENDE OMAGGIO

M.Antonietta Calabrò per "Il Corriere della Sera"


A PROPOSITO DI HENRY: KISSINGER COMPIE 90 ANNI E LA "CUPOLA MONDIALE" GLI RENDE OMAGGIO

«Ciò che mi interessa è quello che si può fare con il potere». (Affermazione di Henry Kissinger in un'intervista concessa a Oriana Fallaci nel 1974).

Compie oggi 90 anni l'inossidabile Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato americano durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977, insignito del premio Nobel per la pace nel 1973, membro del gruppo Bilderberg e della Trilaterale.

«Con duecentocinquanta amici di tutto il mondo, dall'Europa alla Cina, lo festeggeremo lunedì prossimo 3 giugno, all'Hotel St.Regis di New York. Io farò colazione con lui sabato prossimo: sarà a Roma per qualche giorno a fine giugno, con i nipoti parteciperà ad una cena di beneficenza che organizzo a Palazzo Farnese, e troveremo il modo di festeggiarlo con tanti suoi amici romani, in primis "Dudu" Raffaele La Capria, Alberto Arbasino e Desideria Pasolini, suoi vecchi studenti degli anni Sessanta ad Harvard».

Racconta Mario d'Urso, ex senatore e di professione banchiere internazionale d'investimenti, di casa nella famiglia Agnelli, intimo dell'Avvocato e amico di una vita di «K» Kissinger. «Ci siamo visti l'ultima volta il 28 febbraio a New York. Gli ho spiegato che da noi la situazione nei giorni seguenti sarebbe stata molto interessante. Era il giorno in cui Benedetto XVI, amico di Kissinger e tedesco come lui, ha lasciato il Vaticano. E quindi in giugno avrebbe potuto forse conoscere il nuovo Papa (oltre magari ad andare a trovare Ratzinger).

Quanto a Papa Francesco, spero che lo possa vedere. Così vedrà i due Papi. Lo sa che quando Kissinger era ospite in Vaticano, della Casa Santa Marta, aveva persino le chiavi?». Cioè le chiavi dell'attuale «casa Bergoglio», per capirci? «Sì, era ospite lì quando era invitato a convegni in Vaticano durante il pontificato di Wojtyla e di Ratzinger e magari la sera usciva e faceva tardi: così gli avevano dato le chiavi del pensionato».

D'Urso ha spiegato a Kissinger che a Roma a fine giugno avrebbe trovato certamente anche un nuovo presidente del Consiglio, un nuovo governo e un nuovo presidente della Repubblica. Quanto al capo dello Stato, D'Urso si sbagliava, visto che l'inquilino del Quirinale è rimasto lo stesso, cioè Giorgio Napolitano. «Ma Kissinger è felicissimo di questo: di poter salutare di nuovo il presidente Napolitano». E rivela: «Lo sa che fu proprio lui a firmare il visto d'ingresso negli Stati Uniti per l'allora dirigente del Pci? Ne parla sempre come my best communist friend».

Del nostro Paese oggi cosa pensa Kissinger? «Che in ogni caso ce la farà, perché ha straordinarie risorse sia umane che ecnomiche». Di che si occupa adesso l'ex segretario di Stato? «È sempre molto attivo e lucidissimo: si occupa moltissimo della Cina e continua a presiedere la Kissinger Associates, la sua società di consulenza geopolitica, con cui collaboro».

Se dovesse definire Henry Kissinger come lo farebbe? Dice D'Urso: «Un grandissimo statista pragmatico. Gli amici dell'America anche se erano discussi potevano se necessario avere il suo appoggio». E il suo maggiore pregio? «Grande sense of humor, sempre autoironico, è veramente simpatico quando lo fa».

 

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