friedrich merz donald tusk giorgia meloni trump emmanuel macron olaf scholz mario draghi

DAGOREPORT - AL PROSSIMO CONSIGLIO EUROPEO SARANNO DOLORI PER LA MELONI INEBRIATA DAL TRUMPISMO - IL PRIMO NODO DA SCIOGLIERE SARÀ LA RATIFICA, UNICA MANCANTE DEI 27 PAESI, ALLA RIFORMA DEL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ (MES), A GARANZIA DI UNA CRISI BANCARIA SISTEMICA. LA DUCETTA AVEVA GIA' PROMESSO DI RATIFICARLO DOPO LA FIRMA DEL PATTO DI STABILITÀ. MA ORA NON POTRÀ INVENTARSI SUPERCAZZOLE DAVANTI A MACRON, SCHOLZ, TUSK, SANCHEZ, LEADER CHE NON NASCONDONO DIFFIDENZA E OSTILITÀ NEI CONFRONTI DELL'UNDERDOG CHE SI È MESSA IN TESTA DI ESSERE IL CAVALLO DI TROIA DELLA TECNODESTRA AMERICANA IN EUROPA - MA IL ROSPO PIÙ GROSSO DA INGOIARE ARRIVERÀ DALL’ESTABLISHMENT DI BRUXELLES CHE LE FARÀ PRESENTE: CARA GIORGIA, QUANDO VAI A BACIARE LA PANTOFOLA DI TRUMP NON RAPPRESENTI LE ISTANZE EUROPEE. ANZI, PER DIRLA TUTTA, NON RAPPRESENTI NEMMENO L’ITALIA, MEMBRO DELLA UE QUINDI SOGGETTA ALLE REGOLE COMUNITARIE (CHE HANNO TENUTO A GALLA IL PIL ITALIANO CON I 209 MILIARDI DI PNRR), MA RAPPRESENTI UNICAMENTE TE STESSA…

GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO

DAGOREPORT

I nodi politici della novella Meloni inebriata dal trumpismo senza limitismo, arriveranno al pettine al prossimo Consiglio europeo, 20-21 marzo 2025, presso il Palais d'Egmont a Bruxelles, e saranno dolori. Una volta passato quel treno per Kiev con a bordo Draghi, Macron e Scholz, in Europa l'Italia è sparita. Anzi, si è chiamata fuori.

 

Giorgia Meloni preferisce volare a Washington per coccolare la tecnodestra di Donald Trump e Elon Musk. La Ducetta considera più importante accucciarsi ai piedi della nuova America (che vuole vassalli, non alleati alla pari) che ritagliarsi un ruolo decisivo in quella Unione europea che ha sempre visto come "matrigna". E verso cui ha manifestato spesso insofferenza (vedi l’articolo a seguire).

 

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP - MEME BY EDOARDO BARALDI

Il primo nodo da sciogliere sarà la ratifica, unica mancante dei 27 paesi, alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) al fine di garantire uno scudo di miliardi in caso di crisi bancaria sistemica. Fissata con l’idea delle trattative a “pacchetto”, la premier italiana aveva promesso di ratificare il Mes dopo la firma del Patto di stabilità.

 

Cosa che non è avvenuta e al prossimo Consiglio europeo non potrà inventarsi supercazzole davanti a Macron, Scholz, Sanchez, Tusk, leader che non nascondono un sentimento di diffidenza e ostilità nei confronti della premier italiana (che si è messa in testa di essere il cavallo di Troia del trumpismo musk-erato in Europa).

 

DECIMA MES - MEME BY EMILIANO CARLI

Il risultato di tanta euforia a stelle e strisce, unica leader europea presente all’Inauguration Day della seconda presidenza di Trump, è che il governo italiano è divenuto, agli occhi dell’establishment europeo, un “collaborazionista” del tycoon,  depotenziando l'UE nell'inevitabile scontro a distanza con la Casa Bianca nelle future sfide, a partire dai dazi commerciali.

 

Il rospo più grosso da ingoiare per la Statista della Garbatella arriverà infatti dall’establishment di Bruxelles che le farà presente: quando vai a baciare la pantofola di Trump, non rappresenti le istanze dell’Unione Europea.

 

Per dirla tutta, non rappresenti nemmeno l’Italia, membro della UE quindi soggetta alle regole comunitarie (che hanno tenuto a galla il Pil italiano con gli oltre 200 miliardi di Pnrr), ma rappresenti solo te stessa.  

 

meloni scholz macron

A ridimensionare la ribalta transatlantica di Giorgia Meloni, è arrivato recentemente anche il leader dei cristiano-democratici tedeschi (Cdu), Friedrich Merz, che con le elezioni tedesche di febbraio prenderà, con ottime probabilità, il posto di Scholz alla guida del governo. A Davos, a chi gli ha chiesto quale Paese andrebbe aggiunto a un direttorio franco-tedesco nell'Ue, ha subito citato la Polonia di Tusk.

 

Profondamente filoamericano, il capo della Cdu è stato per 10 anni presidente della potente Transatlantische Brücke, si propone come il principale interlocutore del presidente americano. E ha avvertito la Melona: ‘’i leader europei che vanno da Trump devono prima coordinarsi con gli altri, invece di cercare di spuntare piccoli vantaggi per sé”. (Tra parentesi, ricordiamo che Berlino è il nostro primo partner commerciale.)

GIORGIA MELONI - EUROPA

 

QUALE EUROPA HA IN MENTE MELONI

Estratto dell’articolo di Veronica De Romanis per “La Stampa”

 

Nei giorni scorsi Giorgia Meloni ha dichiarato di voler rivestire il ruolo di «ponte tra gli Stati Uniti e l’Europa». Per svolgere al meglio questo ruolo servono due elementi: un mandato politico e un piano d’azione. Lasciamo – per ora – da parte il mandato che dipende dagli altri ventisei Stati europei. E concentriamoci sul piano provando a rispondere alla seguente domanda: quale Europa ha in mente Meloni?

 

Inutile nascondere che, fino ad oggi, su questo tema c’è stata poca chiarezza. Qualche esempio. Primo, la moneta unica. Solo dieci anni fa, Meloni spiegava che «l’Italia deve dire chiaramente all’Europa che noi vogliamo uscire dall’euro». La premier parrebbe aver cambiato idea ma non ha mai chiarito il perché. Certamente, il principio di realtà deve aver giocato un ruolo importante.

giorgia meloni sconfitta in europa meme by edoardo baraldi6

 

Se il nostro spread è sceso nell’ultimo biennio di oltre cento punti base, attentandosi intorno a un livello pari a 110, lo si deve – in larga parte – alla Banca centrale europea (Bce) che dispone di diversi strumenti straordinari di politica monetaria da utilizzare nell’eventualità di crisi e attacchi speculativi.

 

L’ultimo è il Transmission Protection Intrument (Tpi) che fa da scudo a chi, come l’Italia ha un elevato debito in rapporto al Pil. L’adesione alla moneta unica offre protezione, in particolare a chi è più vulnerabile dal punto di vista dei mercati finanziari. Per questo, con ogni probabilità, Meloni non ripeterebbe più la frase di chiusura al suo intervento del marzo del 2014 e cioè: «All’euro serve l’Italia molto di più di quanto all’Italia serva l’euro». L’esperienza passata ha (ampiamente) dimostrato che è vero il contrario.

 

giorgia meloni sconfitta in europa meme by edoardo baraldi2

Secondo ambito in cui Meloni dovrà fare chiarezza è quello legato al ruolo delle istituzioni comunitarie. A cominciare dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes). La premier si rifiuta di ratificare il nuovo Trattato. In questo modo impedisce all’Unione di diventare più forte e resiliente.

 

In effetti, la firma italiana, l’unica mancante tra i membri dell’euro, consentirebbe di dare il via libera alla creazione di una protezione ulteriore in caso di crisi bancaria sistemica. L’attuale strumento, il Fondo di risoluzione unico con i suoi 55 miliardi, potrebbe non essere sufficiente.

 

GIORGIA MELONI IN EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Nel caso, risorse aggiuntive arriverebbero proprio dal Mes «riformato» che agirebbe da rete di protezione per arginare il contagio finanziario. Anche su questo Meloni dovrebbe chiarire il suo piano d’azione. Lo scorso anno aveva preso tempo sostenendo di voler seguire la logica del «pacchetto».

 

Ossia la ratifica del Mes deve essere esaminata insieme a un altro dossier, quello della riforma del Patto di stabilità e crescita, ossia quell’insieme di norme che limitano i debiti e i deficit degli Stati europei. Ad oggi, il dossier sul Patto è stato portato a compimento mentre quello del Mes non ancora a causa dell’Italia. Eppure, il «nuovo» Mes contribuirebbe a dare un ulteriore grado di tutela ai risparmi degli europei, quindi anche a quelli degli italiani. Un tema che sta a cuore alla premier.

 

QUANDO GIORGIA MELONI ERA CONTRARIA AL MES - 1

Proprio in questi giorni ha spiegato che i risparmi degli italiani «saranno messi in sicurezza» (ma quindi oggi non lo sono?) grazie all’operazione Monte dei Paschi di Siena che prova a conquistare Mediobanca. Ma non sarebbe più concreto e immediato – per usare un eufemismo – iniziare con la ratifica del Trattato del Mes?

 

Terzo elemento su cui occorre fare chiarezza: gli strumenti europei. Meloni chiede nuovi strumenti di debito comune. Lo ha detto nel suo intervento al Senato in vista del Consiglio europeo dell’ottobre scorso. Un simile progetto richiede un fisco europeo a garanzia dei prestiti comunitari, un budget e un Ministro dell’Economia unico.

 

Per fare ciò, servirebbe una cessione di sovranità: le decisioni in materia di bilancio non verrebbero più prese nei singoli Stati bensì a Bruxelles. In estrema sintesi, si andrebbe verso «più» Europa. L’opposto di ciò che Meloni auspica. Vale la pena ricordare che lo slogan del suo partito, Fratelli d’Italia, durante la campagna elettorale delle europee era opposto. Ossia «meno Europa».

 

FRIEDRICH MERZ A DAVOS

A conti fatti, se davvero Meloni intende candidarsi a portavoce dei leader europei dovrà necessariamente fare chiarezza sulla sua idea di Europa. Paradossalmente, l’arrivo di Trump la obbligherà a parlare, senza tanti infingimenti, di economia (finalmente) e di integrazione europea. Su questi temi, l’opposizione non è stata capace di affrontarla e metterla all’angolo. In realtà, nemmeno ci prova. E così, nel nostro Paese sull’Europa si può dire tutto e il suo contrario.

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON VON DER LEYEN, MICHEL, MACRON, ORBAN E SCHOLZ ANTONIO TAJANI FRIEDRICH MERZGIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ E EMMANUEL MACRON ALL'HOTEL AMIGO DI BRUXELLES

 

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)