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DAGOREPORT - AL PROSSIMO CONSIGLIO EUROPEO SARANNO DOLORI PER LA MELONI INEBRIATA DAL TRUMPISMO - IL PRIMO NODO DA SCIOGLIERE SARÀ LA RATIFICA, UNICA MANCANTE DEI 27 PAESI, ALLA RIFORMA DEL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ (MES), A GARANZIA DI UNA CRISI BANCARIA SISTEMICA. LA DUCETTA AVEVA GIA' PROMESSO DI RATIFICARLO DOPO LA FIRMA DEL PATTO DI STABILITÀ. MA ORA NON POTRÀ INVENTARSI SUPERCAZZOLE DAVANTI A MACRON, SCHOLZ, TUSK, SANCHEZ, LEADER CHE NON NASCONDONO DIFFIDENZA E OSTILITÀ NEI CONFRONTI DELL'UNDERDOG CHE SI È MESSA IN TESTA DI ESSERE IL CAVALLO DI TROIA DELLA TECNODESTRA AMERICANA IN EUROPA - MA IL ROSPO PIÙ GROSSO DA INGOIARE ARRIVERÀ DALL’ESTABLISHMENT DI BRUXELLES CHE LE FARÀ PRESENTE: CARA GIORGIA, QUANDO VAI A BACIARE LA PANTOFOLA DI TRUMP NON RAPPRESENTI LE ISTANZE EUROPEE. ANZI, PER DIRLA TUTTA, NON RAPPRESENTI NEMMENO L’ITALIA, MEMBRO DELLA UE QUINDI SOGGETTA ALLE REGOLE COMUNITARIE (CHE HANNO TENUTO A GALLA IL PIL ITALIANO CON I 209 MILIARDI DI PNRR), MA RAPPRESENTI UNICAMENTE TE STESSA…

GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO

DAGOREPORT

I nodi politici della novella Meloni inebriata dal trumpismo senza limitismo, arriveranno al pettine al prossimo Consiglio europeo, 20-21 marzo 2025, presso il Palais d'Egmont a Bruxelles, e saranno dolori. Una volta passato quel treno per Kiev con a bordo Draghi, Macron e Scholz, in Europa l'Italia è sparita. Anzi, si è chiamata fuori.

 

Giorgia Meloni preferisce volare a Washington per coccolare la tecnodestra di Donald Trump e Elon Musk. La Ducetta considera più importante accucciarsi ai piedi della nuova America (che vuole vassalli, non alleati alla pari) che ritagliarsi un ruolo decisivo in quella Unione europea che ha sempre visto come "matrigna". E verso cui ha manifestato spesso insofferenza (vedi l’articolo a seguire).

 

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP - MEME BY EDOARDO BARALDI

Il primo nodo da sciogliere sarà la ratifica, unica mancante dei 27 paesi, alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) al fine di garantire uno scudo di miliardi in caso di crisi bancaria sistemica. Fissata con l’idea delle trattative a “pacchetto”, la premier italiana aveva promesso di ratificare il Mes dopo la firma del Patto di stabilità.

 

Cosa che non è avvenuta e al prossimo Consiglio europeo non potrà inventarsi supercazzole davanti a Macron, Scholz, Sanchez, Tusk, leader che non nascondono un sentimento di diffidenza e ostilità nei confronti della premier italiana (che si è messa in testa di essere il cavallo di Troia del trumpismo musk-erato in Europa).

 

DECIMA MES - MEME BY EMILIANO CARLI

Il risultato di tanta euforia a stelle e strisce, unica leader europea presente all’Inauguration Day della seconda presidenza di Trump, è che il governo italiano è divenuto, agli occhi dell’establishment europeo, un “collaborazionista” del tycoon,  depotenziando l'UE nell'inevitabile scontro a distanza con la Casa Bianca nelle future sfide, a partire dai dazi commerciali.

 

Il rospo più grosso da ingoiare per la Statista della Garbatella arriverà infatti dall’establishment di Bruxelles che le farà presente: quando vai a baciare la pantofola di Trump, non rappresenti le istanze dell’Unione Europea.

 

Per dirla tutta, non rappresenti nemmeno l’Italia, membro della UE quindi soggetta alle regole comunitarie (che hanno tenuto a galla il Pil italiano con gli oltre 200 miliardi di Pnrr), ma rappresenti solo te stessa.  

 

meloni scholz macron

A ridimensionare la ribalta transatlantica di Giorgia Meloni, è arrivato recentemente anche il leader dei cristiano-democratici tedeschi (Cdu), Friedrich Merz, che con le elezioni tedesche di febbraio prenderà, con ottime probabilità, il posto di Scholz alla guida del governo. A Davos, a chi gli ha chiesto quale Paese andrebbe aggiunto a un direttorio franco-tedesco nell'Ue, ha subito citato la Polonia di Tusk.

 

Profondamente filoamericano, il capo della Cdu è stato per 10 anni presidente della potente Transatlantische Brücke, si propone come il principale interlocutore del presidente americano. E ha avvertito la Melona: ‘’i leader europei che vanno da Trump devono prima coordinarsi con gli altri, invece di cercare di spuntare piccoli vantaggi per sé”. (Tra parentesi, ricordiamo che Berlino è il nostro primo partner commerciale.)

GIORGIA MELONI - EUROPA

 

QUALE EUROPA HA IN MENTE MELONI

Estratto dell’articolo di Veronica De Romanis per “La Stampa”

 

Nei giorni scorsi Giorgia Meloni ha dichiarato di voler rivestire il ruolo di «ponte tra gli Stati Uniti e l’Europa». Per svolgere al meglio questo ruolo servono due elementi: un mandato politico e un piano d’azione. Lasciamo – per ora – da parte il mandato che dipende dagli altri ventisei Stati europei. E concentriamoci sul piano provando a rispondere alla seguente domanda: quale Europa ha in mente Meloni?

 

Inutile nascondere che, fino ad oggi, su questo tema c’è stata poca chiarezza. Qualche esempio. Primo, la moneta unica. Solo dieci anni fa, Meloni spiegava che «l’Italia deve dire chiaramente all’Europa che noi vogliamo uscire dall’euro». La premier parrebbe aver cambiato idea ma non ha mai chiarito il perché. Certamente, il principio di realtà deve aver giocato un ruolo importante.

giorgia meloni sconfitta in europa meme by edoardo baraldi6

 

Se il nostro spread è sceso nell’ultimo biennio di oltre cento punti base, attentandosi intorno a un livello pari a 110, lo si deve – in larga parte – alla Banca centrale europea (Bce) che dispone di diversi strumenti straordinari di politica monetaria da utilizzare nell’eventualità di crisi e attacchi speculativi.

 

L’ultimo è il Transmission Protection Intrument (Tpi) che fa da scudo a chi, come l’Italia ha un elevato debito in rapporto al Pil. L’adesione alla moneta unica offre protezione, in particolare a chi è più vulnerabile dal punto di vista dei mercati finanziari. Per questo, con ogni probabilità, Meloni non ripeterebbe più la frase di chiusura al suo intervento del marzo del 2014 e cioè: «All’euro serve l’Italia molto di più di quanto all’Italia serva l’euro». L’esperienza passata ha (ampiamente) dimostrato che è vero il contrario.

 

giorgia meloni sconfitta in europa meme by edoardo baraldi2

Secondo ambito in cui Meloni dovrà fare chiarezza è quello legato al ruolo delle istituzioni comunitarie. A cominciare dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes). La premier si rifiuta di ratificare il nuovo Trattato. In questo modo impedisce all’Unione di diventare più forte e resiliente.

 

In effetti, la firma italiana, l’unica mancante tra i membri dell’euro, consentirebbe di dare il via libera alla creazione di una protezione ulteriore in caso di crisi bancaria sistemica. L’attuale strumento, il Fondo di risoluzione unico con i suoi 55 miliardi, potrebbe non essere sufficiente.

 

GIORGIA MELONI IN EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Nel caso, risorse aggiuntive arriverebbero proprio dal Mes «riformato» che agirebbe da rete di protezione per arginare il contagio finanziario. Anche su questo Meloni dovrebbe chiarire il suo piano d’azione. Lo scorso anno aveva preso tempo sostenendo di voler seguire la logica del «pacchetto».

 

Ossia la ratifica del Mes deve essere esaminata insieme a un altro dossier, quello della riforma del Patto di stabilità e crescita, ossia quell’insieme di norme che limitano i debiti e i deficit degli Stati europei. Ad oggi, il dossier sul Patto è stato portato a compimento mentre quello del Mes non ancora a causa dell’Italia. Eppure, il «nuovo» Mes contribuirebbe a dare un ulteriore grado di tutela ai risparmi degli europei, quindi anche a quelli degli italiani. Un tema che sta a cuore alla premier.

 

QUANDO GIORGIA MELONI ERA CONTRARIA AL MES - 1

Proprio in questi giorni ha spiegato che i risparmi degli italiani «saranno messi in sicurezza» (ma quindi oggi non lo sono?) grazie all’operazione Monte dei Paschi di Siena che prova a conquistare Mediobanca. Ma non sarebbe più concreto e immediato – per usare un eufemismo – iniziare con la ratifica del Trattato del Mes?

 

Terzo elemento su cui occorre fare chiarezza: gli strumenti europei. Meloni chiede nuovi strumenti di debito comune. Lo ha detto nel suo intervento al Senato in vista del Consiglio europeo dell’ottobre scorso. Un simile progetto richiede un fisco europeo a garanzia dei prestiti comunitari, un budget e un Ministro dell’Economia unico.

 

Per fare ciò, servirebbe una cessione di sovranità: le decisioni in materia di bilancio non verrebbero più prese nei singoli Stati bensì a Bruxelles. In estrema sintesi, si andrebbe verso «più» Europa. L’opposto di ciò che Meloni auspica. Vale la pena ricordare che lo slogan del suo partito, Fratelli d’Italia, durante la campagna elettorale delle europee era opposto. Ossia «meno Europa».

 

FRIEDRICH MERZ A DAVOS

A conti fatti, se davvero Meloni intende candidarsi a portavoce dei leader europei dovrà necessariamente fare chiarezza sulla sua idea di Europa. Paradossalmente, l’arrivo di Trump la obbligherà a parlare, senza tanti infingimenti, di economia (finalmente) e di integrazione europea. Su questi temi, l’opposizione non è stata capace di affrontarla e metterla all’angolo. In realtà, nemmeno ci prova. E così, nel nostro Paese sull’Europa si può dire tutto e il suo contrario.

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON VON DER LEYEN, MICHEL, MACRON, ORBAN E SCHOLZ ANTONIO TAJANI FRIEDRICH MERZGIORGIA MELONI OLAF SCHOLZ E EMMANUEL MACRON ALL'HOTEL AMIGO DI BRUXELLES

 

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