“TEMPI” CLINICI - IL CIELLINO AMICONE SPARA QUALCHE DOMANDA A EZIO MAURO CHE “HA ORDINATO IL NAPALM SU FORMIGONI’’ - “QUANTI POSTI LETTO GESTISCE IN LAZIO, PER QUALE GIRO DI AFFARI E CON QUANTI RIMBORSI DELLA REGIONE, L’AZIENDA SANITARIA CONTROLLATA DALLA CIR CHE CONTROLLA ‘’REPUBBLICA’’? QUANTE DOMANDE HA FATTO ‘’REPUBBLICA’’ A PIERO MARRAZZO?”- E L’ACQUISTO DEL SAN RAFFAELE DA PARTE DI “UN SIGNORE SOCIO DEL CORRIERE”?...

Dal settimanale Tempi - www.tempi.it

Gentile signora, urge un chiarimento con il direttore di Repubblica che (forse per preparare il terreno a un annuncio della procura?) ha ordinato il napalm sulla Lombardia di Roberto Formigoni.

1. Cominciamo con una domanda facile facile: com'è che a Roma il senatore e cassiere della Margherita Luigi Lusi dice "ho pagato questo e quello" e risulta a priori "inattendibile", mentre a Milano il sentito dire di un tale Gianfranco Mozzali risulta a priori "attendibile"? Mozzali, arrestato per il caso Maugeri e al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari viene presentato così da Repubblica: «Uomo che non ama i riflettori e interviste non ne rilascerebbe mai. E infatti, tecnicamente, questa non è un'intervista: nello studio del suo avvocato, Luigi Ferruccio Servi, a Sesto Calende, località del Varesotto dove il Ticino incontra il lago Maggiore, assistiamo a una conversazione tra il legale e il suo cliente».

Capito? "Tecnicamente" parlando, Repubblica non fa interviste, "assiste" soltanto a colloqui riservati tra indagati e avvocati. (Cos'è, Ezio, una barzelletta?) E veniamo al dunque: Lusi, che faceva per mestiere il parlamentare distributore di soldi (era sì o no il "cassiere" del partito?), risulta "inattendibile" apriori. Perciò, niente domande e niente inchieste tignose. Mozzali, invece, che fa il manager, finisce al gabbio per fondi neri e parla di Formigoni per relata refero risulta subito "attendibile", scarcerabile e assistibile col napalm su Formigoni.
Ezio, dov'è l'errore?

2. Fra qualche giorno a Milano devono condannare un tale, Piero Daccò, per concorso in bancarotta fraudolenta ai danni del San Raffaele. Lasciamo stare che Daccò è in carcere preventivo da quasi un anno e che non c'è stata nessuna bancarotta (tant'è che l'ottimo ospedale è stato subito acquistato da un signore che siede nel board della società che controlla il Corriere della Sera), la domanda è questa: ma se il buco della creatura di don Verzé ammontava a un miliardo e mezzo e, ammesso e non ancora sentenziato che Daccò, secondo la procura, è responsabile di una quota parte di "bottino" da 5 milioni di euro, per gli altri 1.495 milioni come la mettiamo, non c'è nessun responsabile?
Ezio, è una domanda che volentieri giriamo alle tue inchieste "tecniche" e "assistite".

3. Altro bel mistero della logica. Daccò e Simone, a detta dei pm, avrebbero intascato 7 milioni l'anno, in dieci anni, dai finanziamenti regionali alla Fondazione Maugeri. Lasciamo stare che Daccò rivendica lo stipendio da lobbista, Simone nega le accuse e dice che gli viene impedito di difendersi.

Ma se la Maugeri è solo agli ultimi posti nel riparto dei finanziamenti, giacché sono gli ospedali pubblici che hanno usufruito dei maggiori flussi finanziari (anche forfettari) regionali, come dimostrano i rendiconti pubblici della Regione Lombardia che Repubblica si vieta di pubblicare onde rendere arduo ai suoi lettori l'accesso a un'informazione completa e corretta, domanda 3A:

Ezio, siccome per le delibere in giunta regionale ci vuole il voto dei componenti la giunta regionale, come credi riusciranno a dimostrare che Formigoni aveva al soldo tutti, ma proprio tutti, e gratis (non andavano neanche in vacanza ai Caraibi) in Regione Lombardia, visto che la corruzione per Formigoni vogliono dimostrarla con i viaggi e le usofruizioni di case e vacanze in barca, ma non c'è un euro che l'accusa possa sostenere sia finito in tasca al Governatore, ai membri della giunta regionale, ai funzionari, al direttore della sanità lombarda?

Domanda 3B: Ezio, quando capirai che quella in corso contro Formigoni, la sua giunta, i suoi funzionari, i suoi direttori, è un'inchiesta che non sarebbe rimasta in piedi un minuto neanche nella Milano della manzoniana Colonna Infame e dell'Inquisizione spagnola?

4. Non deve sfuggire al lettore l'orizzonte di catastrofe nazionale in cui si colloca il tentativo di sfasciare l'unica regione che nella sanità, per quanto perfettibile sia il suo sistema, regge la concorrenza e, in molti settori, è al vertice mondiale per cure ed efficienza.

Scriveva il Corriere della Sera non più di due mesi orsono, il 28 luglio 2012, quando la Lombardia non aveva (e non ha a tutt'oggi) un cent di buco sanitario: «Sei regioni, da sole, hanno cumulato tra il 2008 e il 2011 un disavanzo di 10,4 miliardi, pari al 94,5 per cento del totale. Si tratta, nell'ordine, di Lazio (quasi 5 miliardi, cioè 865 euro per abitante), Campania (2,3 miliardi), Puglia (1,1), Sardegna (786 milioni), Calabria (632) e Sicilia (592)».

Ezio, tu dirigi un giornale romano, perciò ti domando: perché, dal 1999 ad oggi, cioè dall'anno in cui il governo D'Alema fece pagare ai contribuenti italiani il ripiano per decreto del buco ultramiliardario del Policlinico di Roma, al decennio successivo in cui la sanità in Lazio ha viaggiato alla media di 1 miliardo di rosso l'anno, non ti è mai venuto in mente di far fare un'inchiestina, una domandina, uno scooppino, intorno a un ipotetico, solo ipotetico "sistema corruttivo Lazio"?

5. Quanti posti letto gestisce in Lazio, per quale giro di affari e con quanti rimborsi della Regione, l'azienda sanitaria controllata dalla Cir che controlla Repubblica?

6. Quante domande ha fatto Repubblica a Piero Marrazzo?

 

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