1. FINO A QUANDO LA FEDERAL RESERVE CONTINUERA’ A STAMPARE 80 MILIARDI $ AL MESE? 2. POCO. IL DATO SULL’INFLAZIONE USA COSTRINGERÀ BERNANKE AD UNA STRETTA MONETARIA PRIMA CHE LA SITUAZIONE GLI SFUGGA DI MENO. MENTRE LO SPETTRO DI UN DEFAULT TECNICO DEGLI STATI UNITI RICOMINCIA AD AGITARE I MERCATI FINANZIARI INTERNAZIONALI 3. BERNANKE SA DI AVER CREATO LA “BOLLA” PIU’ TERRIFICANTE DI TUTTI I TEMPI. NON VORREBBE ESSERE LUI A FORARLA MA LA BUNDSBANK GIÀ È PRONTA AD UN RIALZO GENERALIZZATO DEI TASSI. ED IL GOVERNO ITALIANO? BRANCOLA NEL BUIO PIU’ ASSOLUTO 4. A QUEL PUNTO DRAGHI, DI FRONTE ALLE TENSIONI INFLAZIONISTICHE NON POTRA’ CONTINUARE A SOVVENZIONARE LE BANCHE ITALIANE CHE ENTRERANNO PRESTO NELLA SPIRALE DI PORTAFOGLI RIGONFI DI BTP A PREZZI TROPPO ALTI E DIFFICOLTÀ NEL FINANZIARSI

1. FINO A QUANDO LA FEDERAL RESERVE CONTINUERA' A STAMPARE 80 MILIARDI $ AL MESE?
Superbonus per Dagospia

Prezzo delle case sopra le attese, fiducia dei consumatori sopra le attese, tasso di disoccupazione in diminuzione! Con questi dati fino a quando la Federal Reserve continuera' a stampare 80 miliardi di dollari al mese?

Noi pensiamo poco, il prossimo dato che sorprenderà i mercati sara' il dato sull'inflazione americana che costringerà Bernanke ad una stretta monetaria prima che la situazione gli sfugga di meno.

L'indice dei prezzi delle case di giugno in USA e' aumentato del 2% mentre la Fed si aspettava solo un 1%, il tasso di disoccupazione sta diminuendo ed il combinato disposto dei due fattori spingerà inevitabilmente al rialzo i prezzi di tutti i beni.

Bernanke sa di essere seduto su una polveriera e che la sua immagine di illuminato innovatore della Finanza mondiale rischia di trasformarsi presto in quella del creatore dell'ultima "bolla", la piu' grande e terrificante di tutti i tempi.

Non vorrebbe essere lui a forarla con una punta di spillo ma i suoi colleghi della Bundsbank gia' lo pronosticano e sono pronti ad un rialzo generalizzato dei tassi. Ed il governo italiano? Brancola nel buio piu' assoluto.

Il 21 aprile da Direttore Generale della Banca d'Italia Saccomanni dichiarava "lo spread e' ancora troppo alto: dovrebbe essere 100"; con la sua entrata al Tesoro lo spread e' rimasto intorno a 250, perche'?

Perche' Saccomanni mente sapendo di mentire, con un debito pubblico superiore al 130% del PIL il rialzo dei tassi mondiali peserebbe piu' che proporzionalmente sulla capacita' dell'Italia di produrre ricchezza, le alte tasse farebbero il resto drenando la maggior parte delle risorse del paese verso il pagamento degli oneri finanziari o la spesa improduttiva.

Il "tiriamo a campare" di andreottiana memoria e' diventato la filosofia di vita di politici ed economisti di regime che hanno una visione sul futuro limitata alle prossime 24 ore o alla prossima sentenza su Berlusconi. Le banche tedesche, allertate dalla Bundesbank, sono pronte a rialzi generalizzati del costo del denaro e presto limiteranno la loro, gia' bassa, esposizione ai paesi periferici.

A quel punto Mario Draghi non potra' fare molto: di fronte alle tensioni inflazionistiche non potra' continuare a sovvenzionare le banche italiane che entreranno presto nella spirale di portafogli rigonfi di BTP a prezzi troppo alti e difficoltà nel finanziarsi.

Cosa suggerira' Mariuccio Draghi? Aumenti di capitale e raffica? E chi li sottoscriverà? Dopo MPS nessuno piu' firmera' una clausola "indemnity" e gli investitori stranieri si manterranno alla larga. Le sa tutte queste cose Lettanipote o gridera' contro speculatori che non esistono?

2. TESORO USA: DEBITO ALTO, IN UN MESE STOP A SPESE OBAMA PENSA A SUMMERS PER LA PRESIDENZA FED
Arturo Zampaglione per "La Repubblica"

Lo spettro di un default tecnico degli Stati Uniti ricomincia ad agitare i mercati finanziari internazionali e il mondo politico washingtoniano. A metà ottobre, secondo il grido d'allarme lanciato da Jack Lew, successore di Tim Geithner alla guida del Tesoro, sarà raggiunto il limite massimo del debito pubblico consentito dalla legge (16mila e 700 miliardi di dollari). E senza un innalzamento di questo tetto da parte del Congresso, il governo non sarà più in grado di pagare né i conti né gli interessi sui titoli di stato.

«L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di una ferita auto-inflitta o di un'altra crisi all'ultimo minuto», ha dichiarato il ministro Lew con un chiaro riferimento alle vicende dell'estate 2011. Due anni fa, infatti, di fronte a una emergenza analoga, la maggioranza repubblicana alla camera cercò di usare il tetto del debito come un'arma per ridurre le spese pubbliche senza aumentare le tasse. La manovra politica fallì. In compenso si registrarono pesanti conseguenze finanziarie oltre a una riduzione del rating americano.

Lo stesso rischio si ripropone ora. Le due parti si stanno lanciando attacchi durissimi. «Tutta la vicenda conferma che Barack Obama non è riuscito ad affrontare seriamente il problema del debito e del deficit», ha tuonato il portavoce di John Boehner, capogruppo repubblicano alla camera. «La Casa Bianca - ha risposto Lew - non intende negoziare sul tetto dell'indebitamento perché tutte le spese sono state autorizzate dal Congresso e sono quindi i parlamentari a dover trovare il modo di mantenere gli impegni presi».

Oltre alla questione del tetto, il braccio di ferro tra repubblicani e democratici riguarda anche il riequilibrio dei conti pubblici. Nei mesi scorsi l'impasse ha portato al "sequester", cioè al taglio automatico di molte spese pubbliche con effetti negativi sull'efficienza della macchina statale e sulla stessa ripresa economica. Ma le due parti sembrano ancora distanti: la destra spera di imporre una riduzione delle spese della riforma sanitaria voluta da Obama; i democratici insistono perché ogni misura di riequilibrio preveda anche un aumento delle tasse sui ceti più abbienti.

Due notizie che, in altri momenti, avrebbero rallegrato grandi investitori e piccoli risparmiatori, non sono state in grado, ieri, di frenare il calo degli indici. La prima è l'aumento del 12,1 per cento dei prezzi immobiliari registrato negli Stati Uniti a giugno rispetto allo stesso mese del 2012: una conferma della indiscutibile ripresa del mattone, anche se le prospettive di un rialzo dei tassi di interesse, legate alla fine delle iniezioni di liquidità da parte della Federal Reserve, sembra già rallentare la lievitazione dei valori delle case.

La seconda notizia riguarda proprio il vertice della Fed. L'attuale presidente Ben Bernanke dovrebbe dimettersi alla fine dell'anno. Finora sembravano esserci due candidati per la poltrona: l'attuale vicepresidente Janet Yellen e l'ex ministro del Tesoro Larry Summers. Secondo indiscrezioni raccolte tra i collaboratori di Obama dalla rete economica "Cnbc", il presidente avrebbe scelto quest'ultimo e l'annuncio verrebbe dato nel giro di poche settimane. E' sicuramente una ipotesi che piace a Wall Street con cui Summers, che è stato anche rettore dell'Università di Harvard, ha sempre avuto eccellenti rapporti.

 

 

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