QUEL PASTICCIACCIO DELLA LEGGE DI STABILITÀ: A CINQUE GIORNI DALLA “PRESENTAZIONE”, ANCORA NON SI SA COSA CONTENGA!

Roberto Petrini per "La Repubblica"

Erano partiti già con una gomma bucata. Nella conferenza stampa tenuta durante una pausa del consiglio dei ministri di martedì 15 ottobre, il premier Enrico Letta se ne rese conto e mise le mani avanti: «Il 2 ottobre eravamo impegnati in un rodeo; correndo, oggi siamo arrivati qui, l'impianto potrà essere modificato in Parlamento». In realtà la crisi, scatenata da Berlusconi, preoccupato delle sue grane giudiziarie, un vantaggio l'aveva procurato: il 1° ottobre era scattato per inerzia, senza che il governo potesse assumersene la paternità, il temuto aumento dell'Iva fino al 22 per cento che nessuno voleva. Per il 2015 significavano 4 miliardi in meno da cercare.

Nonostante l'insperato vantaggio la situazione era critica. La battaglia delle sentinelle anti-tasse, come definisce i suoi il vicepremier Alfano, aveva logorato per mesi esecutivo e maggioranza e aveva comportato una continua frizione sui conti pubblici: del resto c'erano ancora da trovare più di 2 miliardi per cancellare l'ultima rata Imu di quest'anno. Altre montagne di richieste si affastellavano sulla scrivania del ministro dell'Economia Saccomanni.

Con questi presupposti è partito il tour de force della legge di Stabilità 2014: sette testi, uno diverso dall'altro, in circa 72 ore. Un articolato ogni dieci ore. Ecco come è andata e perché ora si pensa di riscrivere quasi tutto.

LA PARTITA TRUCCATA DEL CUNEO
La parola d'ordine è cuneo fiscale, per rilanciare i consumi. Il 2 ottobre, nel suo intervento in Senato nel pieno della crisi, Enrico Letta alimenta le speranze: «Con la legge di stabilità punteremo ad una riduzione del carico, su lavoratori e imprese». I sindacati lo chiedono, la Confindustria pure. Le aspettative crescono, le risorse disponibili, invece, di pari passo, calano. Si auspicano 10 miliardi (lo fanno la Confindustria e Angeletti della Uil), circolano indiscrezioni per cinque.

Ma alla fine ci sarà solo un miliardo e mezzo, la famosa pizza pro-capite. E' così che nelle 72 ore che vanno dalla circolazione dei primi testi della sera dell'11 ottobre all'ultimo testo semi-ufficiale, che data le 22,03 del 16 ottobre, speranze e illusioni si accendono e si spengono. Per i modesti redditi di 15 mila euro inizialmente si prevede un bonus annuale che va dall'ipotesi minima di 112 euro ad una massima 221. Dopo un estenuante braccio di ferro il testo finale sceglierà la via intermedia: 172 euro,14 euro al mese. E scatenerà ironie e rivolte.

BEATRICE E LO SCOGLIO DELLA SANITÀ
«Mi batterò come una leonessa», aveva annunciato giovedì 10 ottobre, cinque giorni prima del consiglio dei ministri, Beatrice Lorenzin, titolare della Sanità, del Pdl. Nessuno le aveva dato molto credito: decisa, loquace, combattiva nei talk show delle prime ore del mattino, ma non certo un peso massimo. Invece nel consiglio dei ministri del 15 ottobre ha dato battaglia.

Argomenta: cinque miliardi di tagli sono impossibili, tanto più che si sommerebbero ad altri 5, già stabiliti in passato, previsti per il prossimo anno. Significa chiudere le sale operatorie. La mano di «Bea» si vede già dai testi del preconsiglio del 13 ottobre dove alla sanità viene dedicato solo un titolo, peraltro prontamente cancellato in rosso dal revisore world. Passano poche ore e un colpo di mano rigorista introduce invece i tagli nel testo che entra in consiglio: 2,6 miliardi. Tanto basta per far di nuovo imbufalire la Lorenzin, che alla fine la spunterà. Alle ore 17 del 15 ottobre, giorno della riunione del governo, i tagli scompaiono. Sono restati in vita 24 ore.

FASSINA E LE SENTINELLE ANTI-TASSE
Le coperture, a torto a ragione, si riducono. Gli occhi sono puntati sul cuneo fiscale, sulla telenovela, Imu-Iva, ma in realtà c'è la questione delle rendite finanziarie che bolle. Si punta a portare la tassazione almeno al 22 per cento dal 20 attuale. Il viceministro dell'Economia, Stefano Fassina, si batte fino all'ultimo (alla fine, deluso, minaccerà le dimissioni) ma il Pdl alza un muro impossibile da superare. La tassazione sulle rendite esce dal menù. Il giorno dopo Alfano si definirà «sentinella anti-tasse ». Ma visti i risultati su Iva, Imu e cuneo, la sentinella ha protetto solo il fortino di Piazza Affari.

SACCOMANNI, LA RGS E L'ULTIMO CATENACCIO
L'impressione che si trae scorrendo l'uno dopo l'altro gli ingombranti file, è quella di ripensamenti, indecisioni e di una sostanziale difficoltà ad operare. Qualche errore formale viene evitato all'ulti-mo minuto. Si spiega che la squadra è nuova e tutta da rodare. Alla guida della Ragioneria generale c'è Daniele Franco, sta lì da cinque mesi viene da Bankitalia.

Al posto del contestato Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto storico di tutti i ministri del Tesoro degli ultimi anni, oggi c'è Daniele Cabras: è stato segretario della Commissione Bilancio della Camera dei deputati ed ora è al suo banco di prova. Alla fine quando il «team» del Tesoro ha capito che Bruxelles con questa Finanziaria ci avrebbe preso per le orecchie ha tira il freno a mano con violenza: una nuova clausola di salvaguardia prevede in caso di mancato raggiungimento dei risparmi previsti il taglio-catenaccio delle detrazioni fiscali (per intenderci, spese sanitarie, mutui, assicurazioni) per 10 miliardi a regime nel 2017 (3 nel 2015, 7 nel 2016). Un'altra stangata che è piaciuta poco ai membri del Pd al governo.

L'IMU E LE SUE TRE SORELLE

La vera ossessione degli ultimi mesi, la maledizione postuma di Berlusconi che con le tasse sulle casa vinse le elezioni nel 2008. Per mesi al centro del pressing del Pdl e oggetto della promessa di «superamento » da parte di Enrico Letta, l'Imu è stata una delle spine della legge di Stabilità. Dopo averla chiamata per settimane service tax al momento del varo sono spuntati dal cilindro del governo tre acronimi irritanti: Trise, Tasi e Tari. Purtroppo tutto fa pensare che c'è il rischio che faranno rimpiangere l'Imu perché costeranno di più. Non è un caso che da più parti ora si invochi la «riscrittura ».

 

LETTA, ALFANO, SACCOMANNIsaccomanni, alfano e lettavignetta ORFINI E FASSINA MICHELA VITTORIA BRAMBILLA BEATRICE LORENZIN NUNZIA DE GIROLAMO FOTO LAPRESSE Beatrice Lorenzin fassina violante contestati MONTI E FASSINA DALLA ANNUNZIATA

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO