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GREMBIULINI D'ITALIA – AH, COME GOTOR: “LOTTI E RENZI, KM ZERO DEL POTERE TRACCIATO CON SQUADRA E COMPASSO TOSCANI” - IL DUCETTO COMINCIA AD AVER PAURA DEI BALLOTTAGGI. LANCIA MESSAGGI A PISAPIA, MA L’EX SINDACO ABBRACCIA BERSANI E D’ALEMA SUL PALCO 

 

Carlo Bertini per la Stampa

 

GOTORGOTOR

Dopo la sparata di Miguel Gotor contro «il familismo di Lotti e Renzi», contro «il chilometro zero del potere, dove tutto si svolge in un fazzoletto di terra il cui perimetro sembra sia tracciato con la squadra e il compasso toscani», il compagno Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds, scende sconsolato le scale sfogandosi con un amico: «Questi qui sono stati abbandonati da Dio e dalla politica».

 

Lo sconcerto di un ex Ds fedele alla «ditta» ma certo non renziano, è solo uno dei segnali di quanto profondo sia il fossato scavato su ogni futura intesa elettorale tra Pd e Mdp. Per paradosso proprio alla vigilia dei ballottaggi, dove Pd e Mdp vanno a braccetto in decine di comuni italiani.

 

Senza remore, i fuoriusciti che fanno pure parte della maggioranza, bombardano il quartier generale, provando a separare le sorti del premier Gentiloni da quelle dei big del partito che lo sostiene. «Il governo deve andare avanti, la legislatura deve continuare, ma senza pretendere di chiuderci la bocca», è il proclama di battaglia di Pierluigi Bersani.

RENZI BERSANIRENZI BERSANI

 

E il Pd chiede la verifica Renzi fa chiedere ai suoi «una verifica di governo», rispolverando un termine da prima repubblica e di fatto scodella la patata bollente nelle mani del premier. Che a fine giornata chiamato in causa fa trapelare «irritazione» e «sconcerto» per «i violenti attacchi personali» nei confronti di Luca Lotti da una forza che sostiene il suo gabinetto.

 

Ma a parte le schermaglie, dietro le stoccate da ambo le parti, il segnale politico che questa frattura lascia sul campo è un messaggio che Renzi consegna a chi vuole costruire un cantiere a sinistra: il segnale che con questi qui non si governa deve arrivare forte e chiaro al leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia. Il quale «dopo i ballottaggi dovrà scegliere», tra il Pd e la sinistra radicale, come dice Nicola Fratoianni di Sel.

 

Un Pisapia che si appresta ad accogliere il primo luglio in piazza Santi Apostoli, la culla dell' Ulivo, sia Bersani che D' Alema, entrambi attesi con il primo invitato a parlare dal palco, mentre si rincorrono voci di gruppi unici tra Mdp e i «pisapiani» alla Camera.

 

LA QUESTIONE MORALE

Giuliano Pisapia3Giuliano Pisapia3

Ma il processo in aula al renzismo mette «una pietra tombale su ogni alleanza», avvertono i renziani. «Quale verifica vuoi fare su legalità e questione morale? Stai sereno», risponde sprezzante Gotor ad Andrea Marcucci alla fine di una giornata che consuma la spaccatura più forte tra i due fronti che convivevano sotto lo stesso tetto.

 

Renzi non si capacita delle bordate lanciate in aula: Marcucci che dai banchi del Senato è in continuo contatto con lui, twitta che «il livore di Gotor fa impressione e la cosa incredibile è che Mdp a parole sostiene il governo Gentiloni». Il leader Pd è furente, così come la Boschi e gli altri ministri renziani a sentire il braccio destro di Bersani ricordare che l' Ulivo è nato dal solco della battaglia contro Sindona e la P2.

 

ELEZIONI L' 11 MARZO

bersani pisapiabersani pisapia

E al di là di quanto potrà avvenire in tempi di elezioni - la data che gira è quella della seconda domenica di marzo, il giorno 11 - lo scarto dei bersaniani fa scattare un warning sul governo: è questo il segnale di allarme, «perché c' è un problema di tenuta quando su ogni voto c' è un pezzo di maggioranza che sistematicamente va da un' altra parte», sentenzia uno degli uomini del segretario.

 

«Devono capire che su Luca non possono sparare», sibila un tipo solitamente mite come il toscano David Ermini. Che con la sua uscita ad Omnibus, «se dovesse andare sotto il governo, non si può far finta di nulla», fissa la linea fin dalla mattina, sfoderando la minaccia nucleare del tutti a casa usata come deterrente contro tutte le teste calde.

Enrico Morando Enrico Morando

 

«Sulla legge di bilancio - scuote il capo il viceministro dell' Economia Enrico Morando uscendo dall' aula - ci aspettano decisioni impegnative, non certo lacrime e sangue, ma scelte che hanno bisogno di una maggioranza coesa...». Ecco il nodo da sciogliere: chi voterà la finanziaria?

 

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