“ROMANZO CAPITALE”: LE MANI DEI CLAN SULLA METROPOLITANA DI ROMA

Daniele Autieri per "la Repubblica"
Mafia, 'ndrangheta, criminalità vicina alla destra estrema e un giro di tangenti che lambisce il Comune di Roma. Sono questi gli appetiti obliqui scatenati dalla linea C della metropolitana e raccontati nella puntata di Report dal titolo "Romanzo Capitale" che andrà in onda stasera.

Al centro, la più grande opera pubblica italiana oggi in costruzione: un costo di 3,4 miliardi di euro per 21 chilometri che uniscono la periferia al Colosseo. E degli affari sulla metro C - rivela Report - avrebbero parlato in una cena l'ex-ad di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, il suo superconsulente Lorenzo Cola, il sindaco Gianni Alemanno e l'exdelegato alle politiche agricole del Campidoglio Pietro Di Paolantonio. I diretti interessati smentiscono, ma sia gli inquirenti che altre fonti sentite nell'indagine confermano che oltre alla metro si sarebbe discusso della dismissione del patrimonio immobiliare del Campidoglio.

E oggi le briciole di pane lasciate dai protagonisti di questa vicenda portano alla crosta di affari sedimentata intorno ai cantieri dell'opera realizzata dal consorzio costituito da Astaldi, Vianini Lavori, Ansaldo Sts, Cmb e CCC. L'attenzione
degli inquirenti si concentra su alcune aziende, alla ricerca dei legami con il mondo criminale. Tra queste il Consorzio Stabile Roma Duemila che, in Ati con la Marcantonio Spa, ha ottenuto appalti per 16 milioni.

Presidente del Consorzio è Maurizio Marronaro, membro della stessa famiglia di imprenditori di Lorenzo Marronaro, che fino al 9 febbraio del 2011 è stato socio di Marco Iannilli, il commercialista di Cola indagato sia per le tangenti Enav che per quelle dell'appalto romano sui filobus affidato a Finmeccanica. E i legami con il mondo vicino all'amministrazione comunale vengono confermati a Report da un imprenditore.

«Dal 2008 è Riccardo Mancini (l'uomo di fiducia di Alemanno arrestato 20 giorni fa per le tangenti sui filobus pagate da Finmeccanica) che si mette al tavolo con le imprese e spartisce subappalti per realizzare la metro C». Tra queste - secondo la fonte - ce ne sarebbero alcune espressione degli interessi di Massimo Carminati, già membro della banda della Magliana, considerato oggi uno dei boss più potenti della Capitale. E proprio l'Ati Marcantonio-Consorzio Stabile Roma Duemila ha affidato diversi subappalti ad aziende intrecciate alla criminalità organizzata.

Tra loro la Fravesa, di proprietà dell'imprenditore Giovanni Tripodi di Melito Porto Salvo, in Calabria. Per gli inquirenti, la forza della Fravesa e di Giovanni Tripodi è legata «all'appoggio derivante dall'appartenenza ad una cosca ben radicata sull'intero territorio nazionale, qual è la cosca Iamonte».

L'informativa interdittiva della Prefettura di Roma nei confronti della Fravesa arriva il 28 gennaio del 2010 a lavoro già affidato. La famiglia Tripodi di Melito Porto Salvo entra nei cantieri della metro anche attraverso un'altra azienda, la Tripodi Trasporti. E anche questa partecipazione viene bloccata dopo l'intervento della Prefettura. La Palma srl, specializzata nell'affitto di macchinari e movimentazione di terra, ottiene invece 4 appalti, 3 dei quali arrivano dall'Ati Marcantonio-Consorzio Stabile Roma Duemila.

I subaffidamenti vanno dal 29 luglio 2008 al 10 giugno 2009 e vengono interrotti il 2 febbraio del 2010 dall'interdittiva antimafia. Nel documento interno della Prefettura si legge: «La famiglia Farruggio (Angelo Farruggio è proprietario e procuratore de La Palma srl) è notoriamente vicina alla mafia di Palma di Montechiaro, contando su vincoli di parentela con esponenti di spicco della criminalità organizzata locale».

Negli ultimi anni la Prefettura di Roma ha risposto a 5.265 richieste di informative antimafia sulla metro C; 12 sono stati gli interventi per bloccare gli appalti e 11 le informative atipiche su aziende vicine ad ambienti criminali. Un'attività intensa che non è bastata a fermare le infiltrazioni e a saziare gli appetiti

 

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