SCENEGGIATA NAPOLITANA - RE GIORGIO LA BUTTA SUL SENTIMENTALE E PUBBLICA LE SUE ULTIME LETTERE CON LORIS D’AMBROSIO GIURANDO DI FARLA PAGARE A CHI HA OSATO ACCUSARLO - PRIMA DI MORIRE D’INFARTO, IL CONSIGLIERE SCRIVEVA IN UNA SOFFERTA MISSIVA A BELLA NAPOLI DI VOLERSI DIMETTERE, ACCUSANDO IN PARTICOLARE TRAVAGLIO E IN GENERALE LA STAMPA DI AVERLO TORMENTATO - IL TESTO DELLE LETTERE…

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza per il "Fatto quotidiano"

È il 18 giugno scorso: travolto dallo scandalo delle intercettazioni con Nicola Mancino, Loris D'Ambrosio (consigliere giuridico di Giorgio Napolitano morto d'infarto il 26 luglio scorso) scrive al capo dello Stato una lettera di dimissioni: "Non conosco il contenuto delle conversazioni intercettate ma quel tanto che finora è stato fatto emergere serve a far capire che, d'ora in avanti, ogni più innocente espressione sarà interpretata con cattiveria e inquietante malvagità".

E annuncia, mettendo in guardia il Presidente: "I prossimi tempi vedranno spuntare accuse ancora più aspre e cercheranno di colpire me per colpire lei". Ma Napolitano lo conforta, respingendo le dimissioni: "(Attacchi, ndr) ce ne saranno ancora, è probabile: li fronteggeremo insieme come abbiamo fatto negli ultimi giorni. E la sua vicinanza e collaborazione resterà per me preziosa fino alla conclusione del mio mandato. Preziosa per sapienza, lealtà e generosità".

Nel giorno in cui il capo dello Stato ribadisce come il ricorso alla Consulta contro la Procura di Palermo sia stato "doveroso", il contenuto del carteggio tra D'Ambrosio e Napolitano, pubblicato in un volume di scritti del Presidente sulla giustizia, viene reso noto a Scandicci, in provincia di Firenze, durante la presentazione del libro alla presenza del capo dello Stato.

Preoccupato dalle intercettazioni della Procura di Palermo, ma soprattutto tormentato dall'accusa di aver offerto la più alta copertura istituzionale all'ex ministro Nicola Mancino (indagato nell'inchiesta sulla trattativa), D'Ambrosio esprime nella lettera tutto il suo imbarazzo per aver coinvolto con le sue telefonate il Colle in una polemica dai gravi risvolti istituzionali.

E nella stessa occasione, a Scandicci, è stata diffusa anche la lettera di risposta di Napolitano, inviata il giorno dopo. Documento ad alto contenuto emotivo, la lettera di D'Ambrosio, finora rimasta riservata, sembra inevitabilmente destinata a riaprire le polemiche sui tormenti professionali e umani che precedettero la sua scomparsa, il 26 luglio scorso, in seguito a un attacco cardiaco.

Anche perché è lo stesso consigliere di Napolitano a citare, nella lettera, le parole di alcuni interventi giornalistici colpevoli, a suo dire, di averlo inserito "all'interno di quella zona grigia che fa di tutto per impedire che si raggiungano le verità scomode del terzo livello, o, per dirla con altre parole, è partecipe di un ‘patto col diavolo'". D'Ambrosio si riferisce a un passo di un editoriale di Marco Travaglio, pubblicato su questo giornale il 16 giugno scorso, come si affretta a precisare l'agenzia Il Velino.

Nella parte del cattivo, insomma, il consigliere giuridico del Presidente non si sente a suo agio, si sente frainteso e si tormenta. È per questo che il suo documento, servito freddo sul vassoio delle interpretazioni mediatiche, oggi minaccia di rinfocolare le polemiche che già da mesi accompagnano il conflitto di attribuzione, proprio mentre la Consulta si prepara a decidere, nell'udienza del 4 dicembre, chi ha torto e chi ha ragione: "Si è tentato di mescolare la mia richiesta di conflitto di attribuzione - ha detto Napolitano - con il travagliato percorso delle indagini giudiziarie, insinuando nel modo più gratuito il sospetto di interferenze da parte della Presidenza della Repubblica".

Polemiche che il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, non vuole alimentare, preferendo non commentare neanche nei passaggi in cui la Procura di Palermo viene accusata, di avere dato "pubblica notizia di avvenute intercettazioni di mie conversazioni telefoniche". Ma non solo. Le spiegazioni fornite a Napolitano da D'Ambrosio, fautore della necessità di un "coordinamento" delle indagini tra Palermo, Caltanissetta e Firenze puntano a rilanciare per il dibattito sulla legittimità di quel tentativo di interferenza.

"Ho sempre detto - scrive il consigliere di Napolitano - che "le criticità e i contrasti" nei procedimenti sulle stragi "non giovano al buon andamento di indagini che imporrebbero, per la loro complessità, delicatezza e portata, strategie unitarie, convergenti e condivise oltre che il ripudio di metodi investigativi non rigorosi".

Una tesi, ricorda D'Ambrosio, condivisa dal procuratore generale della Cassazione, da quello antimafia, dal Csm e dalla Commissione parlamentare antimafia. E si tratta di una convinzione sposata in pieno da Napolitano che nella sua risposta, giudica "assolutamente obiettiva e puntuale" la denuncia "dei comportamenti perversi e calunniosi, funzionali a un esercizio distorto del proprio ruolo, di quanti, magistrati, giornalisti o politici, non esitano a prendere per bersaglio anche lei e me".

1- "MAI INGERENZE O PRESSIONI SONO SGOMENTO, MI DIMETTO"
Estratto della lettera di D'Ambrosio a Napolitano


Signor Presidente, i fatti di questi giorni mi hanno profondamente amareggiato personalmente, ma, in via principale, per la consapevolezza che la loro malevola interpretazione sta cercando di spostare sulla Sua figura e sul Suo altissimo ruolo istituzionale condotte che soltanto a me sono invece riferibili. [...]

Non ho mai esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente, potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altro rappresentante dello Stato. [...]

Quel che, con espresso riguardo ai procedimenti sulle stragi, ho invece sempre ritenuto e poi stigmatizzato in qualunque colloquio, è che le criticità e i contrasti sullo svolgimento di quei procedimenti non giovano al buon andamento delle indagini che imporrebbero, per la loro complessità, delicatezza e portata, strategie unitarie, convergenti e condivise oltre che il ripudio di metodi investigativi non rigorosi. [...]

Il procuratore generale della Cassazione, il procuratore nazionale antimafia, il Consiglio Superiore della Magistratura, la Commissione parlamentare antimafia sanno bene che le criticità e i contrasti esistono e sono gravi, ma che a essi non si riesce a porre effettivo rimedio.

[...] È così accaduto che qualche politico o qualche giornalista sia arrivato ad accostare o inserire chi, come me, non accetta schemi o teoremi prestabiliti all'interno di quella zona grigia che fa di tutto per impedire che si raggiungano le verità scomode del "terzo livello" [...] Tutto ciò è inaccettabilmente calunnioso. Ma non mi è difficile immaginare che i prossimi tempi vedranno spuntare accuse ancora più aspre che cercheranno di "colpire me" per "colpire Lei".

Non conosco il contenuto delle conversazioni intercettate, ma quel tanto che finora è stato fatto emergere serve a far capire che d'ora in avanti ogni più innocente espressione sarà interpretata con cattiveria e inquietante malvagità.

Ne sarò ancor più amareggiato e sgomento anche perché, come ho detto anche quando sono stato sentito a Palermo come persona informata sui fatti del 1992 e 1993, sono il primo a desiderare che sia fatta luce giudiziaria e storica sulle stragi; perché quei tempi li vissi accanto a Giovanni Falcone poi dedicandomi, assieme a pochi altri, senza sosta a comporre quel sottosistema normativo antimafia che ha minato la forza di Cosa Nostra e di organizzazioni similari.
[...] A Lei rimetto perciò, il prestigioso incarico di cui ha voluto onorarmi, dimostrandomi affetto e stima.
Con devozione e deferenza

suo Loris D'Ambrosio


2- "RESISTEREMO INSIEME GLI ONESTI LA APPREZZANO"
Estratto della lettera di Napolitano a D'Ambrosio


Caro dottor D'Ambrosio, l'affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me. Ce ne saranno ancora, è probabile: li fronteggeremo insieme come abbiamo fatto negli ultimi giorni. [...]

Le sue condotte sono state, e non solo in questi sei anni, ineccepibili; e assolutamente obiettiva e puntuale è la sua denuncia dei comportamenti perversi e calunniosi - funzionali a un esercizio distorto del proprio ruolo - di quanti, magistrati giornalisti o politici, non esitano a prendere per bersaglio anche lei e me. [...]

Non posso, però, non invitarla a uno sforzo di rasserenamento e di ferma, distaccata predisposizione a reagire agli sviluppi della situazione. Traendo conforto dall'apprezzamento che nutrono per lei tutti i galantuomini che operano nel mondo della giustizia. [...]

Lo sforzo a cui la invito non è facile; e lo so perché non solo a esemplari servitori dello Stato, ma anche a politici impegnati in attività di partito e nelle istituzioni, possono toccare amarezze e trattamenti tali da ferire nel profondo. Lo potrà rilevare leggendo la mia Autobiografia politica, che le invio come segno di
amicizia e fiducia.

Con viva cordialità

Giorgio Napolitano

 

 

LORIS DAMBROSIO IN UNA FOTO DEL napo dambrosio dambrosio GIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIO giorgio napolitano LETTERA DI NAPOLITANO A LORIS D AMBROSIOLETTERA DI LORIS D AMBROSIO A NAPOLITANOFRANCESCO MESSINEO PROCURATORE CAPO DI PALERMO jpegANTONINO INGROIA E FRANCESCO MESSINEO IL PROCURATORE FRANCESCO MESSINEO ANTONIO INGROIA ALLA FESTA IDV DI VASTO Antonio Ingroia

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